Tempi duri per l’argento, che rischia il tracollo se dovesse perdere anche il supporto chiave compresa tra 14,3$ e 14$ l’oncia. Rischio perdite del 30-40% in pochi mesi
Sono lontani i tempi in cui l’argento, assieme all’oro, stupiva gli investitori internazionali con ritorni in doppia cifra spesso esaltanti. Nella primavera del 2011 il prezzo del metallo grigio raggiungeva il valore record di quasi 50$ l’oncia: da allora, però, è iniziata una clamorosa parabola discendente, che ha seguito quella della quotazione dell’oro. Da quel picco l’argento è arrivato a perdere più del 250%, mentre il metallo giallo è passato da un top assoluto in area 1.920$ a un bottom di recente formazione a 1.070$ per una perdita complessiva vicina all’80%.
Il valore dell’argento è crollato maggiormente rispetto a quello dell’oro a causa della minore liquidità di scambio nelle fasi di sell-off, che spesso favoriscono cadute eccezionali dei prezzi. Da circa tre settimane il secondo metallo prezioso più noto sui mercati finanziari sta confezionando un ribasso notevole, con perdite superiori al 13% dai massimi del 28 ottobre posti a 16,34$ l’oncia. La quotazione spot è scesa sotto 14,5$, il livello più basso da oltre un mese. Sono ben 8 le sedute di trading consecutive in perdita e ormai i prezzi sono prossimi al raggiungimento del supporto di breve termine posto intorno a 14,3$ l’oncia.
Su questi livelli chiave del prezzo l’argento è comunque sempre riuscito a rimbalzare con decisione, da luglio ad ottobre. Da un punto di vista tecnico potrebbe avvenire un fisiologico pullback, considerando che i trader potrebbero iniziare a valutare la liquidazione di parte delle posizioni short aperte di recente visto che la quotazione sta per raggiungere un’area di supporto davvero difficile da perforare. Tuttavia, se dovesse esserci il breakout ribassista, si andrebbe dritti al test del supporto di lungo periodo di 14$: sotto questo livello la caduta dei prezzi dell’argento non avrebbe più freni, con potenziali perdite anche del 30-40% in pochi mesi.
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