Web Tax dal 1° gennaio 2020: come funziona la nuova digital tax

Web Tax in Italia dal 1° gennaio 2020: il Ministro dell’Economia conferma che in Legge di Bilancio sarà completato il piano per l’avvio della digital tax. Ecco come funziona e quali saranno i soggetti tenuti a pagare.

Web Tax dal 1° gennaio 2020: come funziona la nuova digital tax

Web Tax dal 1° gennaio 2020 in Italia: il Ministro dell’Economia Gualtieri ne conferma l’avvio.

Sarà la Legge di Bilancio 2020 a completare il cammino per l’introduzione della digital tax, formalmente già in vigore dal 2017 ma che non ha mai visto approvato il decreto attuativo preliminare al suo avvio ufficiale.

La web tax, con un’aliquota pari al 3% del fatturato, si applicherà alle aziende con oltre 750 milioni di ricavi, di cui almeno 5,5 milioni da servizi digitali in Italia.

A pagare saranno sia le imprese residenti o con stabile organizzazione in Italia e le imprese non residenti.

Era rimasta inattuata la web tax italiana, introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 e poi rivisitata dalla Legge di Bilancio 2019. Il Governo Conte-bis completerà l’iter per l’avvio ufficiale della tassa sui servizi digitali, dalla quale la scorsa manovra aveva stimato incassi pari a 150 milioni per il 2019 e 600 milioni a partire dal 2020.

Web Tax 2020: come funziona la nuova digital tax

A partire dal 1° gennaio 2020, la web tax, con aliquota fissa al 3% si applicherà alle prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici e rese nei confronti di imprese residenti nel territorio dello Stato e delle stabili organizzazioni di soggetti non residenti.

La nuova tassa si applicherà per alcune specifiche tipologie di operazioni:

  • la veicolazione di pubblicità mirata agli utenti dell’interfaccia;
  • la messa a disposizione di interfaccia digitali multilaterali che consentano agli utenti di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni e servizi;
  • la trasmissione di dati raccolti da utenti, generatisi tramite l’utilizzo dell’interfaccia digitale.

La nuova tassa sui servizi digitali si applicherà, ad esempio sui ricavi relativi alla raccolta di pubblicità online, così come sui servizi a pagamento di social network e piattaforme di commercio online.

Ad esserne colpiti saranno in sostanza i colossi della web economy, come Amazon, eBay, Facebook o Google.

Sono questi alcuni dei capisaldi della web tax previsti dalla scorsa Manovra. Per l’avvio della digital tax, però, era necessaria la pubblicazione delle disposizioni attuative entro il mese di aprile, passaggio tuttavia rimasto incompiuto in attesa di un intervento da parte dell’UE.

In assenza di misure comunitarie, l’Italia prosegue per la sua strada e, come annunciato dal Ministro Gualtieri durante l’ultima riunione dell’Ecofin del 10 ottobre 2019, sarà con la Legge di Bilancio 2020 che arriveranno le disposizioni per l’avvio della tassa sui colossi del web.

Resta da vedere se la Manovra allo studio del Governo Conte-bis lascerà invariate le regole disposte lo scorso anno, o se vi apporterà ulteriori modifiche.

Web Tax con aliquota fissa al 3%

A scanso di modifiche, l’imposta dovuta sarà pari al 3%, si applicherà sull’ammontare dei ricavi delle imprese, e dovrà essere versata a scadenza trimestrale e, nello specifico, entro l’ultimo giorno del mese successivo.

Accanto al pagamento della digital tax, alle imprese verrà richiesto di presentare una dichiarazione annuale entro il termine di quattro mesi dalla data di chiusura del periodo d’imposta.

Web Tax in Italia: il lungo cammino per l’avvio della digital tax

Non è la prima volta che in Italia si parla di web tax, misura che ha da sempre portato a duri scontri tra imprese e politica, e se ne parla ancor prima delle misure introdotte prima dalla Manovra del 2018 e poi da quella del 2019.

La tassa sulla digital economy in Italia già esisteva. La vicenda però ha visto prima un rinvio della sua entrata in vigore e poi la sua cancellazione.

Si trattava della prima e unica misura introdotta dal Governo Letta con la Legge di Stabilità approvata nel 2013, stralciata dal subentrato Renzi con uno dei decreti salva-Roma nell’anno successivo.

La promessa di introdurre una web tax, allora chiamata digital tax o Google tax, era arrivata poi nel settembre del 2015 proprio da Matteo Renzi, non più disposto ad aspettare l’Europa. L’Italia sarebbe andata avanti da sola e la tassa sui profitti dei colossi web avrebbe dovuto vedere la luce proprio nel 2017.

I fatti dimostrano però che il “principio di giustizia sociale” sventolato negli anni sia stato meno forte delle pressioni esterne e dei tentennamenti.

L’idea di tassare i colossi del web e i proventi della vendita di pubblicità e servizi di grandi aziende che attualmente eludono il fisco non è cosa nuova in Italia ma la Legge di Bilancio 2020 potrebbe introdurla in via ufficiale per la prima volta.

E, questa volta, l’intenzione di attendere l’UE sembra davvero non esserci più.

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