La rupia indonesiana tocca i minimi di 20 anni: cosa sta succedendo?

La rupia indonesiana fa registrare la sua quota più bassa degli ultimi 20 anni contro il dollaro e segna una perdita dell’8,93% da inizio anno nei confronti del biglietto verde

La rupia indonesiana tocca i minimi di 20 anni: cosa sta succedendo?

La rupia indonesiana tocca i minimi di 20 anni contro il dollaro.
Una forte mossa al ribasso che ha subito spinto la banca centrale ad annunciare interventi sul mercato dei cambi e su quello obbligazionario.

La valuta ha toccato quota 14.777 per dollaro, un livello registrato l’ultima volta nel 1998, per un calo dell’8,93% dall’inizio dell’anno nei confronti del biglietto verde.

Quest’anno, la rupia è stata tra le valute peggiori dell’area del sud-est asiatico. Gli analisti hanno attribuito le scarse performance al deficit delle partite correnti e al caos sui mercati emergenti, causato in primis dalla crisi della lira turca.

Vishnu Varathan di Mizuho Bank ha motivato il crollo della valuta parlando di un’elevata proprietà straniera sulle obbligazioni, combinata a un maggiore indebitamento sul fronte delle obbligazioni societarie indonesiane; entrambi elementi in grado di portare debolezza.

Il Paese, che rappresenta la maggiore economia del Sud-Est asiatico, ha circa il 41% del suo debito pubblico denominato in valuta estera secondo Moody’s. Questo vuol dire che se la rupia si deprezza ulteriormente il debito diventa sempre più costoso.

Rupia indonesiana ai minimi di 20 anni: si attende un altro crollo?

Secondo Varathan il debito che peggiora e un elevato prezzo del petrolio possono rendere più che concreto il rischio di raggiungere quota 15.000 molto presto.
E neanche l’intervento della banca centrale potrebbe rivelarsi efficace secondo l’economista:

“Le autorità hanno sostenuto attivamente il mercato delle valute estere e quello obbligazionario durante le recenti crisi; in uno scenario simile i tentativi di intervento contribuiscono ad attenuare le turbolenze, ma invertire la direzione resta una sfida enorme”.

Bank Indonesia ha già preso diversi provvedimenti per sostenere la sua valuta, come alzare il tasso di interesse quattro volte da maggio (con l’ultimo ad agosto) e sfruttare le sue riserve di valuta estera per acquistare la rupia.

Con il venir meno delle riserve estere, il governo ha anche imposto tagli alle importazioni al fine di contenere il disavanzo delle partite correnti, che misura il flusso di merci, servizi e investimenti in entrata e in uscita dal Paese.

Tuan Huynh, Chief Investment Officer di Deutsche Bank Wealth Management per l’Asia Pacifica, ha scritto in un recente report che il deficit delle partite correnti dell’Indonesia rende il Paese soggetto a “una crisi di finanziamento”, notando che l’ammontare si è assestato a 2 miliardi di dollari lo scorso luglio. Si tratta del più grande deficit mensile dal luglio del 2013.

Huynh ha aggiunto che la politica monetaria del Paese sarà caratterizzata per il resto dell’anno dalla volatilità e da una spasmodica attenzione al valore della rupia:

“L’elemento che potrebbe portare a un nuovo rialzo dei tassi d’interesse è un ulteriore rafforzamento del dollaro o l’allargamento del deficit delle partite correnti causato dalla forte domanda interna”.

Ma gli analisti di DBS hanno indicato già la scorsa settimana di prevedere un imminente rialzo dei tassi, spiegando che per il momento i mercati si aspettano un duro lavoro da parte del Paese, al fine di mantenere la stabilità macroeconomica, contrastare la volatilità del tasso di cambio e mettere in campo azioni orientate a ridurre deficit e debito pubblico.

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