Paesi emergenti: le elezioni presidenziali di domenica in Messico preoccupano i mercati

Data quasi per scontata la vittoria del leader nazionalista e populista Obrador. I mercati temono un rallentamento degli investimenti

Paesi emergenti: le elezioni presidenziali di domenica in Messico preoccupano i mercati

Domenica 1° luglio sarà il giorno delle elezioni presidenziali in Messico. Pochi i dubbi che sembrano esserci sul responso che daranno le urne, con tutti i sondaggi che vedono in netto vantaggio il leader del Movimento di Rigenerazione Nazionale Andres Manuel Lopez Obrador, per media ed elettorato noto anche come AMLO. Elemento, questo, che preoccupa molto i mercati.

Di sinistra e nazionalista, Obrador si è infatti ingraziato una grossa porzione di elettori annunciando provvedimenti a misura di popolo, come l’introduzione di politiche protezionistiche vecchio stile e l’erogazione di ampi sussidi statali. Ma, soprattutto, ha annunciato una marcia indietro sulle riforme liberiste messe in agenda dall’attuale Presidente messicano, Enrique Pena Nieto, al momento molto indietro in termini di consensi.

Anche come sindaco di Città del Messico, Obrador si è contraddistrinto per i suoi sforzi di carattere prettamente populista: la sovvenzione delle tariffe della metropolitana e l’offerta di un reddito alle madri single su tutti. Tra i timori in arrivo da una possibile gestione AMLO ci sono anche quelli relativi al futuro degli accordi NAFTA, l’intesa per il libero scambio stipulata tra Stati Uniti, Canada e Messico in vigore dal 1° gennaio 1994.

Il leader del Movimento di Rigenerazione Nazionale lascia infatti a molti analisti la sensazione che l’accordo possa diventare molto meno favorevole per il Messico nel corso di un suo Governo. E i rapporti con gli Stati Uniti, principale partner commerciale del Paese, sembrano destinati persino a peggiorare. Con tutte le conseguenze che questo potrebbe comportare per il peso messicano.

Secondo molti un’eventuale vittoria di Andres Manuel Lopez Obrador porterebbe a una crisi del Peso messicano, mentre altri hanno evidenziato il possibile rallentamento degli investimenti e della loro esecuzione.

Sul punto è intervenuta BNY Mellon Investment Management. La società di gestione è convinta che convenga monitorare attentamente la capacità delle azioni messicane di resistere anche in un contesto di politiche populiste, ritenendo la vittoria di Obrador già incorporata nelle valutazioni attuali. È opportuno al tempo stesso cercare possibilità di investimento di lungo periodo in concomitanza con la volatilità legata alle elezioni, da aspettarsi soprattutto sul fronte valute.

Robert Simpson, gestore del team Emerging Market Debt di Insight Investment, parte del gruppo BNY Mellon Investment Management, conferma la vittoria di Obrador come esito dato ormai per scontato dai mercati e sottolinea la nuova era in arrivo per il Messico: la prima in cui una coalizione di sinistra domina le elezioni:

“Questo porrebbe delle domande su ciò che un governo di maggioranza Morena potrebbe fare: dall’approvare il budget senza opposizione, a modificare le leggi sulla responsabilità di budget, sugli investimenti esteri e su altri temi ancora. Ciò detto, sembra improbabile che Morena vinca con una maggioranza schiacciante, tale da permettere alla coalizione di cambiare la costituzione e disfare alcune recenti riforme sul fronte dell’energia e delle telecomunicazioni. Il nuovo Governo potrebbe però intraprendere delle azioni per rallentarne l’implementazione”.

Secondo Simpson ci troviamo quindi «ad un vero punto di snodo per economia, politica e clima generale degli investimenti in Messico. Solo il tempo dirà esattamente se il Paese riuscirà a mantenere il proprio potere d’attrazione verso i flussi di investimenti».

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