Mauritius, disastro ambientale: la petroliera incagliata si spezza in due

Alle Mauritius è rischio disastro ambientale dopo che una nave cisterna giapponese incagliata si è spezzata in due riversando greggio in mare. Il Primo Ministro ha proclamato lo stato di emergenza ambientale.

Mauritius, disastro ambientale: la petroliera incagliata si spezza in due

Alle Mauritius è stata proclamato lo stato di emergenza naturale dopo che una petroliera giapponese, la MV Wakashio, incagliata da circa un mese sulle coste dell’isola ha iniziato a riversare petrolio nelle acque cristalline della zona, e potrebbe causare danni irreparabili alle coste della repubblica africana. Dopo alcuni giorni in cui il Governo si è impegnato a limitare i danni è accaduto quello che si temeva: la petroliera si è spezzata in due.

L’allarme era stato lanciato dal primo ministro Pravind Jugnauth, che ha dichiarato lo stato di emergenza ambientale e aveva inviato anche un appello alla Francia con cui richiedeva un supporto urgente, dal momento che l’isola dell’Oceano Indiano non disponeva delle risorse per fronteggiare la situazione.

Disastro ambientale alla Mauritius: cosa sta accadendo

La situazione della nave è stata sottovalutata per diversi giorni, ed era stata annunciata una non precisata “perdita di petrolio”. Il ministero dell’ambiente aveva per questo motivo invitato i bagnanti e i pescatori a non avvicinarsi alla zona. Questo disastro si aggiunge a quello della Siberia, accaduto lo scorso giugno.

La nave petroliera battente bandiera panamense, ma appartenente a una società giapponese, si era incagliata lo scorso 25 luglio, senza far registrate dei rischi per l’equipaggio che è stato comunque fatto evacuare. La nave da 101 tonnellate era abbastanza vuota, tuttavia conteneva 200 tonnellate di diesel e 3.800 di carburante necessario per lo spostamento della nave cisterna, secondo quanto riportato dai media locali.

L’incagliamento si era verificato su una barriera corallina al largo dell’isola, nelle zone di Pointe d’Esny, fra alcune zone di importanza internazionale tutelate dalla Convenzione di Ramsar, e nelle vicinanze del parco marino di Blue Bay.

La petroliera si è spezzata

La situazione potrebbe peggiorare drasticamente nelle prossime ore. Gli ambientalisti temevano che la nave cisterna potesse spezzarsi aumentando le fuoriuscite di greggio nel mare e causando un disastro di dimensioni bibliche per la costa dell’isola. Le Mauritius sono considerate dei veri e propri paradisi terrestri, alla stregua di altre zone come le Maldive e le Seychelles.

Il Comitato per le crisi nazionali delle Mauritius aveva annunciato già durante la giornata di ieri che “era stato osservato un grande distacco della sezione anteriori dell’imbarcazione” e che l’imbarcazione si sarebbe potuta spezzare in qualsiasi momento.

Sul luogo si sono recate persone da tutto il Paese, per contribuire alla costruzione di barriere per limitare i danni della fuoriuscita di petrolio. Molti cittadini hanno anche donato i propri capelli per assorbire il petrolio disperso in mare. Sono stati donati anche guanti e mascherine per limitare la diffusione del coronavirus e per proteggersi dai fumi tossici del petrolio. Il Governo ha fatto sapere che quasi tutto il greggio è stato aspirato, ma sulla nave restano ancora 90 tonnellate di carburante. Il rischio maggiore adesso è per la flora e la fauna dell’isola, spiega la biologa marina Shaama Sandooyea alla NBC:

“Ho lavorato un’ora alla volta per non ammalarmi ma ho iniziato ad avvertire cefalee, tosse e nausea. Altri hanno speso ore respirando le componenti volatili del petrolio. Le autorità non ci hanno aiutato”

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