Cos’è il franco CFA, la moneta che in Africa per i 5 Stelle causa l’immigrazione?

Secondo Alessandro Di Battista il franco CFA sarebbe la causa dell’immigrazione: ecco cos’è questa moneta usata in Africa e attaccata dai 5 Stelle.

Cos'è il franco CFA, la moneta che in Africa per i 5 Stelle causa l'immigrazione?

Il franco CFA, per il Movimento 5 Stelle, sarebbe la causa dell’immigrazione dei popoli africani.

La nuova strage nel Mediterraneo riaccende la polemica sull’immigrazione. Questa volta però il governo, perlomeno la parte pentastellata, non si è scagliata contro le Ong e contro L’Europa, ma punta il dito contro la Francia.

A causa del franco CFA, moneta usata in quattordici paesi dell’Africa e gestita dalla Banca Centrale Francese con tanto di cambio fisso con l’euro, molti africani secondo Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio lascerebbero il continente alla volta dell’Europa.

Ma cos’è e come funziona il franco CFA? Vediamo la storia di questa moneta e perché il Movimento 5 Stelle, come pure Fratelli d’Italia, accusa la Francia ed Emmanuel Macron di foraggiare il fenomeno dell’immigrazione.

Cos’è il franco CFA

Se in Europa c’è l’euro come moneta unica per gli stati che hanno deciso di aderirvi, in Africa c’è il franco CFA anche se la storia e il funzionamento di queste due valute sono ben diverse.

Il franco CFA si divide in due valute, che sono emesse da due Banche centrali differenti e che non sono intercambiabili: franco CFA CEMAC e franco CFA UEMOA.

Il franco CFA CEMAC (Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale) è emesso dalla Banca Centrale dell’Africa Centrale ed è utilizzato da sei paesi: Camerun, Gabon, Ciad, Guinea Equatoriale, Repubblica del Congo e Repubblica Centrafricana.

Il franco CFA UEMOA (Unione Economica e Monetaria Ovest-Africana) è emesso dalla Banca Centrale dell’Africa dell’Ovest ed è utilizzato in otto paesi: Costa d’Avorio, Benin, Burkina Faso, Senegal, Guinea-Bissau, Mali, Niger e Togo.

Ad eccezione della Guinea Bissau e della Guinea Equatoriale, rispettivamente ex colonia portoghese e spagnola, tutti gli altri paesi sono stati in passato delle colonie francesi. A queste nazioni aderenti si sono unite poi le Isole Comore con il franco Comorano.

Il franco CFA nasce nel dicembre del 1945, in occasione degli accordi di Bretton Woods. L’acronimo CFA inizialmente stava per “Colonie Francesi d’Africa”, indicazione variata poi nel 1958 in “Comunità Francese dell’Africa”.

Al giorno d’oggi il franco CFA ha un tasso fisso di cambio con l’euro: 1 franco CFA vale 0,00152449 euro. Invertendo l’ordine, 1 euro vale 655,957 CFA. Questo tasso fisso è in essere dal 1999, anno in cui ha sostituito il rapporto fisso con il franco francese.

Tutti i paesi che fanno parte di questa unione monetaria partecipano a un fondo comune di riserva di moneta estera, stimato in 10 miliardi di euro, che è depositato presso la Banca Centrale Francese che fa da garante e stampa materialmente le banconote.

Ogni paese quindi deve mantenere presso il Tesoro francese almeno il 50% delle proprie riserve valutarie, più un altro 20% come copertura delle passività finanziarie.

Il franco CFA e l’immigrazione

Se oggi la gente parte dall’Africa è perché alcuni paesi europei con in testa la Francia non hanno mai smesso di colonizzare decine di Stati africani”. Sono queste le parole pronunciate di recente da Luigi Di Maio.

Finché non avremo risolto la questione del franco CFA, la gente continuerà a scappare dall’Africa”, ha aggiunto dopo alcuni giorni Alessandro Di Battista,ospite in TV da Fabio Fazio.

Secondo i due esponenti di punta del Movimento 5 Stelle, l’immigrazione dall’Africa sarebbe causata dal franco CFA vista come una “moneta coloniale” che andrebbe a frenare lo sviluppo dei paesi interessati.

Soprattutto sul fronte dell’export dei piccoli produttori locali, senza dubbio il tasso fisso è un grosso limite poiché rende le loro merci molto costose agli occhi dei paesi esteri. Altra questione è poi quella dei fondi tenuti presso la Banca Centrale Francese, soldi che non vengono utilizzati per lo sviluppo dei paesi.

Al contrario, c’è chi invece difende il franco CFA, asserendo che la valuta è utile a dare stabilità ai paesi che così non subiscono forti svalutazioni e sottolineando che tali nazioni aderiscono in maniera volontaria.

Emmanuel Macron durante la sua recente visita in Mali ha dichiarato che sarebbe “favorevole alla sua soppressione, se fosse quella la richiesta”. Nessun paese però ha manifestato l’interesse di abbandonare la valuta.

Come stanno davvero le cose

A prescindere dal fatto che il franco CFA sia un bene o un male in assoluto, appare debole il suo nesso con l’immigrazione. I paesi che adottano questa moneta non sono tra quelli con le più alte percentuali di migrazione verso l’Europa.

Ai primi posti nella classifica dei paesi con il tasso più alto del fenomeno migratorio per il 2018 troviamo infatti Tunisia, Eritrea, Sudan e Iraq.
Mentre in totale sono stati poco più di 2.000 gli immigrati sbarcati provenienti da paesi che adottano il franco CFA come moneta.
Sono stati oltre 3.000 gli eritrei che hanno deciso di lasciare il proprio paese e l’Eritrea, come ben sappiamo, è una ex colonia italiana e non francese.

Quanto allo sfruttamento delle risorse naturali, il discorso è molto più ampio e non riguarda soltanto i francesi o i belgi. Basti guardare i forti interessi che ha l’ENI in Libia e in Nigeria.

In generale dare la colpa a Macron per l’immigrazione è abbastanza semplicistico, con le responsabilità delle difficoltà del continente che sono riconducibili a tutto l’Occidente e alla corruzione dei governanti locali.

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