Vacanze a spese dell’azienda

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Vacanze a spese dell'azienda

Il concetto di inerenza dei costi viene troppo spesso «sminuito»... Di Raffaella Arcieri

In più passaggi del manuale “Non è tutto oro quello che luccica” viene sottolineata l’importanza del principio di inerenza dei costi aziendali, spesso e volentieri dimenticata dall’escapologo. La Dottoressa Arcieri, commercialista a Trani, ce lo spiega con particolare riferimento al caso dell’oggetto sociale e del trattamento fiscale delle spese di viaggio, vitto e alloggio.

SEGRETO

Premesso che per gli imprenditori disinibiti le vacanze costituiscono una “prescrizione medica a vantaggio dell’azienda, non uno svago personale” e che, al contempo, rappresentano un costo in quanto anche nei momenti di svago è inevitabile pensare alle questioni di lavoro, questo “segreto” svela come “girare il mondo” (preferibilmente in dolce compagnia) a spese dell’azienda

COMMENTO

Il segreto in questione punta a “sminuire” il concetto di inerenza dei costi aziendali, rendendo deducibile con estrema semplicità ciò che in realtà non sempre può essere considerato tale.

Vi sono a tal fine alcuni aspetti da trattare con oculatezza, onde evitare possibili contestazioni e disconoscimenti di componenti reddituali in caso di accertamento.

La prima questione su cui occorre prestare particolare attenzione concerne l’oggetto sociale che, secondo quanto riportato in uno dei segreti, “deve contenere il massimo delle attività possibili” al fine di poter giustificare il maggior numero di oneri inseriti in contabilità. Il concetto può sembrare inattaccabile, ma non bisogna dimenticare che l’oggetto sociale deve essere comunque connesso con il core business dell’azienda, con le dimensioni della stessa e soprattutto con il codice ATECO prescelto, che costituisce pertanto il filo conduttore delle attività consentite e dei costi ammessi in contabilità, nel pieno rispetto del principio di inerenza. Ma soprattutto, come detto in commento ad altri segreti, che l’inerenza va valutata non già con riguardo alle attività teoricamente esercitabili dalla società, ma solo a quelle effettivamente esercitate (e, aggiungerei, produttive di ricavi).

Il secondo aspetto da considerare concerne il trattamento fiscale delle spese di viaggio, vitto e alloggio; poiché la differenza tra “trasferta aziendale” e “trasferta personale” è particolarmente sottile, il legislatore ha posto dei paletti ben definiti sia in termini di detraibilità iva che di deducibilità del costo, che non vengono citati in alcun modo nel testo del segreto. Per quanto riguarda la detraibilità dell’iva, la normativa vigente si basa esclusivamente sul concetto dell’ “efficacia probatoria” dei documenti fiscali, così come definiti dall’ art. 21 del DPR 633/72; ergo, le tanto osannate “pezze d’ appoggio” difficilmente possono essere trattate come validi giustificativi per una vacanza all’altro capo del mondo se non vi sono documenti idonei ai fini fiscali. Ulteriori restrizioni sono poi previste anche ai fini delle imposte sui redditi; per le spese di trasferta, infatti, è riconosciuta una deducibilità parziale pari al 75% del costo (che include anche l’iva indetraibile qualora la singola casistica non ne preveda la detraibilità), deducibilità che per gli autonomi incontra un duplice limite rappresentato dal 2% dell’ ammontare complessivo dei ricavi (così come stabilito dall’art. 54 del TUIR). Soffermarsi quindi sulla semplice giustificazione dei costi di trasferta mediante pezze d’ appoggio alquanto discutibili e senza alcun riferimento al relativo trattamento fiscale, risulta fuorviante nonché facilmente attaccabile. Anche queste voci, infatti, sono oggetto di attenzione molto accurata in caso di verifica fiscale, quindi le pezze d’appoggio devono essere assolutamente incontrovertibili, elemento difficilmente ipotizzabile nel caso di specie.

Per quanto la voglia di eludere l’ Erario sia notevole e il bisogno di svagarsi sia impellente, occorre pertanto essere molto prudenti dinanzi a simili casistiche, poiché negli uffici dell’ Agenzia delle Entrate non tutti i funzionari sono sempre in vacanza, e qualcuno che possa contestare le trasferte – con annesse foto ricordo e souvenir “aziendali” – vi è sempre.

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