Squinzi boccia lo Sblocca-Italia: «La cifra non basta per ripartire». E bacchetta Renzi sulle riforme

Marta Panicucci

01/09/2014

Squinzi bacchetta Renzi: la cifra dello sblocca-Italia non basta per ripartire e gli 80 euro non sono serviti. Serve un serio progetto a medio-lungo termine

Squinzi boccia lo Sblocca-Italia: «La cifra non basta per ripartire». E bacchetta Renzi sulle riforme

Il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi non ha peli sulla lingua rivolgendosi al premier Renzi. Dal palco della Festa dell’Unità, Squinzi contesta i numeri dello Sblocca-Italia e critica la lentezza del governo nell’approvazione delle riforme per la crescita e la competitività del paese.

Lo sblocca-Italia
Dal punto di vista concettuale i contenuti del provvedimento sblocca Italia sono condivisibili. Il problema è la quantità e la reale disponibilità dei fondi per sostenere questi investimenti, ad esempio quelli per le infrastrutture. Aspettiamo il testo definitivo ma la nostra impressione è che non sarà sufficiente per far ripartire il Paese. Questo il commento del Presidente di Confindustria sullo Sblocca-Italia, il decreto varato venerdì pomeriggio dal Cdm.

Più che sblocca-Italia, in effetti il decreto varato venerdì’ scorso dal governo Renzi sembra uno «sblocca-burocrazia». Le risorse messe in campo dal Ministro Padoan sono infatti ridotte all’osso e la maggior parte degli interventi vanno verso una semplificazione delle procedure e della burocrazia italiana. Il governo ha trovato soltanto 3,8 miliardi per lo sblocco dei cantieri e delle opere sul territorio nazionale a fronte dei 43 miliardi inizialmente annunciati dal premier.

Crescita e competitività
Squinzi ha fotografato la drammatica situazione del paese: abbiamo perso il 24% di volume di produzione e il 15% di capacità produttiva, abbiamo perso un milione di posti di lavoro, abbiamo perso 9 punti di pil. Quest’anno auguro che il pil sia in pareggio, ma non ne sono convinto, dagli ultimi dati emerge un calo dello 0,2-0,3".

Per questo motivo il numero uno di Confindustria bacchetta Renzi sulle riforme e chiede un progetto di medio-lungo termine per la crescita del paese. Squinzi torna anche sul tema degli sprechi e dei sacrifici che tutti dovrebbe essere chiamati a fare: «Il Paese sta vivendo sopra i propri mezzi, e cioò vale per tutti, lavoratori, pensionati, imprese. Stiamo raschiando il fondo, ora siamo arrivati alla fine. Un Paese che ha il 43% di disoccupazione giovanile è destinato al disastro».

Il problema dell’Italia non è la mancanza di imprese di qualità, ma le condizioni nelle quale tali imprese sono costrette ad operare: «dateci un Paese normale e le imprese faranno vedere cosa sanno fare. Ma la politica deve avere un progetto di futuro chiaro: la politica deve pensare alle prossime generazioni, avere un progetto».

Il governo deve riformare il marcato del lavoro e sostenere seriamente le imprese italiane. Squinzi ribadisce l’opinione di Confindustria sul bonus di 80 euro: «Non hanno avuto un impatto reale sui consumi, avevamo detto, e non solo noi, che sarebbe stato meglio investire i circa 10 miliardi sul taglio al cuneo fiscale, che non vuol dire abbassare i salari, come qualcuno ha voluto dire e lo stesso presidente del Consiglio ha ipotizzato, noi vogliamo incrementarli, i salari, non diminuirli, e creare lavoro».

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