Pensioni, ultime notizie: slittano flessibilità e pensione anticipata

Brutte notizie per chi attendeva interventi del governo sulle pensioni: le misure sulla pensione anticipata e la flessibilità in uscita slittano infatti nella prossima Legge di Stabilità.

Non sono buone le ultime notizie che riguardano la riforma delle pensioni.
Gli interventi in materia di pensione anticipata e di flessibilità in uscita, invocati a gran voce da più parti negli ultimi mesi e promessi più volte dal Governo, slitteranno alla prossima Legge di Stabilità.
Questo significa che nel breve periodo l’esecutivo non adotterà misure in materia previdenziale, e che bisognerà aspettare ancora un po’ di tempo.
La questione era stata già rinviata a fine anno, quando da Palazzo Chigi avevano fatto sapere che la riforma delle pensioni non sarebbe stata inserita nella Legge di Stabilità 2016 ma sarebbe slittata nei primi mesi del 2016. Tuttavia il Governo non manterrà questa promessa: a darne l’annuncio è stato il sottosegretario alla Presidenza Tommaso Nannicini che, inoltre, non dà per scontato un intervento su flessibilità e pensione anticipata a causa del costo dell’operazione.

Pensioni, flessibilità e pensione anticipata rimandate alla prossima Legge di Stabilità?
A parlare del rinvio di ogni intervento in materia di pensioni e, in particolare, delle decisioni che riguardano la flessibilità in uscita e la pensione anticipata è stato Tommaso Nannicini, dopo che un sondaggio lanciato dal premier Matteo Renzi sul proprio profilo Facebook aveva fatto emergere l’esigenza comune sentita dalla maggioranza dei cittadini di una riforma in materia previdenziale.
Tuttavia il problema della riforma delle pensioni riguarda le coperture finanziarie, come ha spiegato lo stesso Nannicini:

«Le discussioni sulla flessibilità in uscita sono slittate alla prossima Legge di Stabilità non per mancanza di volontà ma per l’impatto dei costi sui conti pubblici. E’ una battaglia complicata perché servono circa 5-7 mld l’anno per diversi anni».

Flessibilità in uscita e pensione anticipata, dunque, non solo sono slittate ma sono comunque interventi a rischio, a causa dei costi elevati dell’operazione e della sostenibilità della stessa per le casse pubbliche.
Inoltre Nannicini ha sottolineato come, in ogni caso, non possano essere pensate soluzioni senza penalizzazioni: se verrà introdotta la pensione anticipata chi deciderà di usufruirne dovrà subire quindi un taglio sull’importo pensionistico percepito.

«Questo va fatto in un’ottica di equilibrio nel rapporto tra le generazioni per evitare problemi di cassa che ci impongono di presentarci alla Ue dicendo che prevediamo delle penalizzazioni»

ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza.

Pensione anticipata e flessibilità, le proposte
Le proposte che sono state sottoposte al vaglio del Governo per l’introduzione della pensione anticipata e di una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro sono due.
La prima è la proposta del presidente dell’Inps Tito Boeri che prevede un’uscita anticipata dal lavoro a 63 anni e 7 mesi con 20 anni di contributi versati e la maturazione di un importo minimo di 1.500 euro. In questo caso la penalizzazione sarebbe del 10-11% dell’assegno mensile.
L’altra proposta è quella avanzata da Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, e grande sostenitore della flessibilità in uscita. Secondo questa proposta sarebbe possibile andare in pensione anticipata con il raggiungimento dei 35 anni di contributi versati e una penalizzazione del 2% sull’assegno. Nel caso di uscita anticipata a 62 anni, la penalizzazione salirebbe all’8% per decrescere con l’aumentare dell’età anagrafica.

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