L’oro è tornato con decisione sotto 1.300$ l’oncia, ma secondo GFMS può scendere a 1.100$ nei prossimi mesi
Nonostante la crisi geopolitica in Ucraina sia tutt’altro che superata, al di là dei venti di tregua soffiati ieri al summit di Ginevra, sui mercati globali l’oro è finito nel mirino delle vendite che hanno spinto le quotazioni nuovamente sotto 1.300$ l’oncia. Il metallo prezioso è ora in fase di congestione, dopo che tre giorni fa è stato interessato da un flash crash che ha confermato ancora una volta come sia diventato uno degli strumenti più volatili e manipolabili dai grandi investitori internazionali. Martedì i prezzi sono passati in pochi istanti da 1.310$ a 1.285$, molto probabilmente a causa di una serie di maxi-ordini di decine e decine di migliaia di contratti passati di mano in un colpo solo. Poi i prezzi sono risaliti fino a 1.307$ e successivamente scesi a 1.293$.
La volatilità di breve periodo è molto elevata, per cui nei prossimi giorni il metallo prezioso potrebbe ancora evidenziare movimenti poco prevedibili. Tuttavia, non va escluso che i prezzi possano scendere fino al test dei bottom di periodo, posti sulla fondamentale area di supporto di 1.275$ l’oncia. Se l’oro mostrerà una chiusura giornaliera (o anche settimanale) molto debole sotto i supporti di 1.280$ - 1.275$, allora potrebbe innescarsi una violenta ondata di vendite con target con target a 1.250$ prima e 1.230$ poi. Intanto secondo gli analisti di GFMS Thomson Reuters, quest’anno l’oro potrebbe scendere fino a 1.100$ l’oncia aggiornando nuovi bottom dopo il pesante calo del 28% dello scorso anno che aveva portato alla formazione di nuovi minimi a 1.180$ l’oncia.
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