No Way, ecco come funziona in Australia il sistema sull’immigrazione che piace a Salvini

Intervenendo in merito alla crisi della nave Diciotti, Salvini ha citato il modello No Way dell’Australia come strada da seguire per l’immigrazione. Ecco cos’è.

No Way, ecco come funziona in Australia il sistema sull'immigrazione che piace a Salvini

Sono ore molto calde queste che la maggioranza di governo carioca sta vivendo. Il prolungarsi dello stallo in merito alla vicenda della nave Diciotti sta infatti provocando dissidi interni, con Matteo Salvini pronto anche a dimettersi se dovesse essere sconfessata la sua linea dura.

Mentre il Presidente della Camera Roberto Fico assieme al Partito Democratico chiede al governo di far sbarcare i migranti da giorni a bordo della nave della nostra Guardia Costiera, nell’ultima diretta Facebook il ministro Salvini ha ribadito la sua contrarietà dicendosi favorevole invece al modello No Way adottato dall’Australia in materia di immigrazione.

L’Australia e la campagna No Way

Mentre in Italia è forte la polemica sui 148 migranti rimasti a bordo della nave Ubaldo Diciotti, 27 minori non accompagnati sono stati fatti sbarcare, non si ammorbidisce la posizione di Matteo Salvini che invece propone regole ancora più ferree.

Il mio obiettivo è il No Way australiano - ha spiegato il ministro dell’Interno - Sulla Diciotti sono tutti immigrati illegali. L’Italia non è più il campo profughi d’Europa. Con la mia autorizzazione non scende nessuno”.

Ma cos’è allora questo modello No Way applicato dall’Australia che piace tanto a Salvini? Nonostante che il grande stato oceanico sia di fatti un continente, Canberra ha sempre applicato una politica di chiusura per quanto riguarda l’immigrazione.

Dopo molti casi simili a quello della Diciotti, con imbarcazioni cariche di immigrate tenute per giorni in mare aperto vicino le coste australiane, nel 2013 il governo decide di attuare un’ulteriore stretta per quanto riguarda gli sbarchi.

Ecco allora nascere la campagna No Way, con un video dove il generale Angus Campbell spiega che non ci si può stabilire in Australia arrivando via mare, con il messaggio che poi è stato diffuso in più lingue.

Ma non c’è solo il video. Tramite degli accordi stretti con altre nazioni, l’Australia una volta intercettate le navi riporta le imbarcazioni nei paesi di provenienza, soprattutto Sri Lanka e Indonesia, mentre i migranti vengono trasferiti nella isole di Manus (Papua Nuova Guinea) e Nauru (stato indipendente).

Qui le persone vengono identificate e c’è una valutazione in merito alle richieste di asilo politico, con la concessione dello status che però nel caso è limitato soltanto a queste due isole.

Le critiche

Non mancano di certo però le critiche per il sistema adottato dall’Australia in merito all’immigrazione. L’operazione costa ogni anni 1,4 miliardi di dollari tra aiuti alle due isole e spese militari.

Poi c’è la questione umanitaria, con le tante denunce di violenze di ogni genere che i migranti subirebbero nei centri dove vengono portati. Secondo le accuse che sono state raccolte anche in un’inchiesta chiamata Nauru Files, abusi sessuali anche nei confronti di minori sarebbero molto frequenti nelle due isole.

Critiche poi anche per come sono strutturati i centri: si tratta di semplici tende soggette al caldo e alla pioggia, dove i migranti non hanno accesso alle cure mediche. Casi di suicidio poi sono tristemente frequenti.

Anche Amnesty International ha accusato l’Australia di violare i diritti umani, ma dal 2013 il governo di Canberra non ha mai fatto nulla per modificare questo sistema di accordi sull’immigrazione.

Ma un’operazione del genere l’Italia potrebbe mai farla? Certo che no. In primis difficilmente si troverebbero due stati del Mediterraneo disposti ad accogliere nel loro territorio i migranti intercettati.

Lo potrebbero fare soltanto dietro cifre monstre versate dal nostro paese. Ecco dunque che l’idea invece potrebbe essere quella di creare dei centri direttamente in Africa nella zona del Sahara, ma anche questa ipotesi è molto remota.

Dopo anni di opposizione strillata soprattutto sul tema dell’immigrazione, la Lega ora è al governo e tocca al ministro Salvini dare soluzioni, concrete e non vaghe idee, per superare queste problematiche: tenere persone in mezzo al mare, non pare una mossa da grande statista.

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