Le aziende più colpite dall’Italia fuori dai mondiali

La sconfitta della Nazionale ha notevoli ripercussioni economiche su alcune aziende italiane, soprattutto nel settore dei media, come RCS, che ha perso l’8,7% il giorno successivo.

Le aziende più colpite dall'Italia fuori dai mondiali

Oltre al danno anche la beffa, la sconfitta della Nazionale di calcio italiana contro la Svezia non ha portato danni solo dal punto di vista sportivo, ma anche ripercussioni economiche sia sul presente che sul futuro del nostro Paese. RCS ha perso il giorno successivo alla partita l’8,7% in borsa, bruciando 56 milioni di euro. L’asta per i diritti tv senza gli azzurri avrà molto meno valore e probabilmente Mediaset se ne disinteresserà. Anche la vendita dei televisori non ne gioverà, come invece accadde nel 2016.

I settori colpiti dall’esclusione ai Mondiali

Oltre al danno sportivo, dobbiamo considerare il danno economico che alcune società andranno a percepire. Il settore dei media sarà sicuramente il più colpito dall’assenza degli azzurri al Mondiale che si svolgerà in Russia nel prossimo giugno del 2018. Il più colpito è stato il gruppo RCS, che possiede La Gazzetta dello Sport, quotidiano sportivo più venduto in Italia. I mancati introiti per il quotidiano rosa saranno notevoli senza la presenza dell’Italia a Russia 2018.

Le vendite dei giornali sportivi aumentano infatti durante il periodo dei Mondiali o degli Europei in modo proporzionale alla performance della Nazionale. Per portare esempi concreti La Gazzetta dello Sport (del gruppo RCS) durante il mondiale del Brasile nel 2014 ha portato la tiratura quotidiana da 240 mila a 270 mila copie; mentre il giorno successivo alla vittoria dei Mondiali nel 2006 le copie diventarono 2,3 milioni, segnando un record storico per la testata.

Secondo Equita Sim il settore dei media subirà anche una flessione degli introiti pubblicitari, considerando che per gli Europei di calcio del 2016 l’incasso fu di 60 milioni di euro, che corrispondeva al 2% del mercato.

In questo contesto si inserisce la questione dei diritti televisivi, che perdono irrimediabilmente di appeal in Italia senza la presenza della Nazionale ai Mondiali.
Sky e la Rai pagarono 180 milioni di euro ciascuno per ottenerli nel 2014, cosa che difficilmente si potrà ripetere. Mediaset e Sky probabilmente si disinteresseranno all’asta o non offriranno grosse cifre. La Rai, essendo un servizio pubblico, molto probabilmente sarà tenuta a fare un’offerta, seppur contenuta. Chiunque vinca l’asta non potrà certo ottenere gli stessi guadagni dalle pubblicità che avrebbe ottenuto in caso di qualificazione dell’Italia.

Ad essere colpiti saranno anche i venditori di televisori, che durante questi eventi sportivi ottengono il boom delle vendite. Per esempio nel 2016, in concomitanza con gli Europei, il settore aveva ottenuto un aumento del 4% delle vendite, mentre sia nel 2015 che nel 2017 hanno subito una contrazione del 10%.

Il settore della ristorazione, inoltre, subirà un evidente contraccolpo in quanto in molti speravano di ottenere più clienti grazie alla partita della nazionale.

Infine il mancato introito interessa anche i conti pubblici.
Ad essere colpita in primis è la FIGC. Questo vuol dire che nei prossimi anni la Federazione vedrà diminuire di molto il volume di affari e il budget a disposizione per finanziare l’intero panorama calcistico italiano.
Le ripercussioni ci sono anche sul Pil. Infatti nel 2006, grazie alla vittoria dei Mondiali in Germania, l’Italia ottenne l’1% in più, che corrisponde a 16 miliardi di euro.

Questa cifra, come sostiene Goldman Sachs, vale da sola una finanziaria. La banca d’affari americana sostiene che essere fra le prime otto ai Mondiali avrebbe portato alla riduzione dello spread fra Btp e Bund, tagliando quindi gli interessi sul debito pubblico, e Piazza Affari a crescere del 3%.

RCS scivola in borsa

L’arretramento in borsa di RCS è stato molto alto, il valore delle azioni è passato da 1,223€ della chiusura di lunedì 13 novembre a 1,116€ della chiusura del giorno successivo. Nel momento in cui si scrive il prezzo di ogni azione è 1,123€ e segna un leggero rialzo (+0,63%), dovuto a un probabile buy-back, che solitamente avviene dopo corpose vendite.

Il titolo di RCS potrebbe proseguire la sua discesa fino a 1,07€, essendo questo il primo supporto che potrebbe trovare, corrispondente al minimo del 29 marzo. Il supporto successivo potremmo collocarlo a 0,90€, valore raggiunto il 17 marzo, poco prima della sua impennata verso l’alto di quel periodo, come possiamo notare nell’immagine.

In caso di recupero rialzista potremmo valutare 1,159€ e 1,193€ come resistenze, entrambe violate nella discesa post-eliminazione degli azzurri.

Nella sola giornata di ieri 14 novembre il gruppo RCS ha perso 56 milioni di euro di capitalizzazione a causa della discesa in borsa, avvenuta per i mancati proventi che avrebbe potuto ottenere grazie alla maggiore tiratura della Gazzetta dello Sport con L’italia ai Mondiali del 2018.

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