Chi è Giorgio Bassani, l’autore scelto per la prima prova della Maturità?

La più attesa tra le tracce della prima prova della Maturità è sicuramente quella relativa all’analisi del testo: quest’anno il Ministero ha scelto un autore del Novecento, Giorgio Bassani e in particolare un testo tratto dal suo romanzo più celebre, “Il giardino dei Finzi-Contini”.

Chi è Giorgio Bassani, l'autore scelto per la prima prova della Maturità?

La Maturità 2018 ha avuto inizio questa mattina con la prova di italiano e le tracce ufficiali sono ormai note. Per quanto riguarda l’analisi del testo il Ministero ha scelto anche quest’anno un autore del novecento: Giorgio Bassani.

Cerchiamo di capire insieme chi è e perché è così importante Bassani nella nostra letteratura. I programmi ministeriali si estendono fino a raggiungere autori e testi sempre più attuali. Bassani però nonostante sia un autore con una storia relativamente recente è ormai entrato a far parte dei classici della letteratura italiana.

Il testo della prima prova è tratto da uno dei suoi romanzi più celebri: “Il giardino dei Finzi-Contini”, ambientato durante il fascismo in Italia, in concomitanza con l’entrata in vigore delle leggi razziali. L’opera è edita da Einaudi nel 1962 e avrà un successo enorme, con cui Bassani toccherà l’apice della sua carriera artistica.

Biografia

Giorgio Bassani nasce a Bologna il 4 marzo del 1916 da una benestante famiglia ebrea e trascorre la sua adolescenza a Ferrara, luogo simbolo della sua esistenza e della sua letteratura.

Nel 1935 si iscrive alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, che frequenta come pendolare e dove nel 1939 riesce a laurearsi, nonostante le leggi razziali emesse dal regime fascista. Insegna italiano e storia agli studenti ebrei espulsi dalle scuole pubbliche nella scuola ebraica di via Vignatagliata e diviene attivista politico clandestino.

Durante la seconda guerra mondiale collabora con gli antifascisti, per questo motivo viene arrestato per circa due mesi e rinchiuso nella prigione cittadina di via Piangipane.

A Roma viene nominato vicepresidente della RAI (incarico che lascia dopo un solo anno) e dal 1965 presidente di Italia Nostra, mentre a livello politico prende lentamente le distanza dal PSI per avvicinarsi ai repubblicani di Ugo La Malfa.

Muore a Roma il 13 aprile 2000 dopo un lungo periodo di malattia; le sue opere sono raccolte in un volume de I Meridiani di Mondadori dal 1998. È sepolto a Ferrara, per sua esplicita volontà testamentaria, nel cimitero ebraico di via delle Vigne, a ridosso di quelle mura di cui egli stesso promosse il restauro.

Il giardino dei Finzi-Contini

Bassani ottiene il suo massimo successo editoriale nel 1962, anno di uscita del celebre romanzo di formazione “Il giardino dei Finzi-Contini”, scritto all’Hotel Le Najadi di Santa Marinella lontano cioè dalla sua Ferrara. L’opera rappresenta la più completa espressione del suo mondo, dal piano formale e stilistico all’esperienza morale, intellettuale e politica.

L’azione parte nel 1957 con il protagonista, ossia lo stesso autore, che rievoca, durante una visita ad una necropoli etrusca, gli anni della sua giovinezza ferrarese. La mente di Bassani torna al 1929 e nel romanzo riporta gli episodi intercorsi da lì ai dieci anni successivi.

Il protagonista allora era un ragazzo e frequentava assiduamente una famiglia ebrea del­l’alta borghesia di Ferrara: i Finzi-Contini appunto. Questi vivevano in un palazzo isolato con un antico giardino circondato da un alto mu­ro di cinta.

Alberto e Micòl Finzi-Contini sono i figli coetanei dell’autore e lo invitano spesso a gio­care a tennis nel loro campo perché allontanati dai circoli cittadini a causa delle leggi razziali che in quel momento iniziavano a condizionare le loro vite.

Tra Micòl e il protagonista nasce pian piano un delicato sentimento d’amore che però non prende forma a causa del rifiuto della ragazza che non si ritiene adatta al matrimonio; il giovane rinuncia dunque a Micòl, si ritira e non la cer­ca più.

Al termine della vicenda gli eventi precipitano e la storia entra a gamba tesa nella vita dei protagonisti: Alberto muore nel 1942 di una malattia incurabile e nel 1943 Micòl, i genitori e la nonna sono deportati nei campi nazisti dove mo­riranno.

La fortuna del romanzo

L’opera di Bassani riscuote un enorme successo e entra nella storia della letteratura tanto che Vittorio De Sica trarrà un film da questo romanzo dal quale però l’autore terrà sempre le distanze, chiedendo addirittura che fosse cancellato il suo nome dai titoli di coda.

Bassani svolge la sua attività di scrittore nel secondo dopoguerra ma, nonostante ciò, il suo tratto principale è proprio quello di non essere inquadrabile in nessuna delle maggiori correnti del periodo, ma di essere rimasto essenzialmente un narratore quasi ottocentesco se non per alcuni versi più vicini al Neorealismo.

Nonostante lo stile ottocentesco il romanzo entra nel cuore dei lettori con dirompenza: l’opera infatti racconta un periodo complesso della storia d’Italia e lo fa in modo del tutto originale dal punto di vista di un ebreo che vive quel periodo buio nel mondo incantato del palazzo dei Finzi-Contini, la famiglia ebrea che tenta di ritagliarsi uno spazio protetto dalla storia che però avanza irrimediabilmente e alla fine gli si scaglia contro.

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Argomenti:

Maturità 2018 Scuola

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