Arabia Saudita in crisi di liquidità per il crollo del petrolio

Anche l’Arabia Saudita, il gigante del Medio Oriente, vede scendere la liquidità a causa del crollo del prezzo del petrolio. E la spesa non diminuisce.

Dopo anni di crescita incontrastata grazie ai prezzi alle stelle, i paesi produttori di petrolio soffrono sempre di più del crollo dei prezzi del petrolio.
Anche la potente Arabia Saudita.

La crisi di liquidità generata ai prezzi del petrolio ai minimi ha spinto il Paese alla guida dell’OPEC a vendere parte delle obbligazioni durante l’estate per raccogliere circa 4 miliardi di dollari.
E’ la prima volta che l’Arabia Saudita decide di sfruttare i mercati obbligazionari per ricercare liquidità in otto anni.

Ora voci insistenti vedono l’Arabia Saudita ricercare contanti da società di asset management mondiali come la BlackRock (BLK).
La banca centrale saudita ha ritirato tra i 50 e i 70 miliardi nel corso degli ultimi sei mesi.

Liberando la liquidità detenuta all’estero, l’Arabia Saudita sta cercando di sostenere le finanze interne.

L’Arabia Saudita e il deficit di bilancio

Non dovrebbe essere una sorpresa che l’Arabia Saudita sia stata ferita dal ribasso del prezzo del petrolio. L’economia del Paese si basa principalmente sui profitti derivanti dal petrolio per compensare la spesa crescente. Proprio come il Brasile, il Qatar e la Russia, il crollo dei prezzi del petrolio ha reso il pareggio di bilancio difficile anche per l’Arabia Saudita.

Si tratta di un’inversione drammatica del destino dell’Arabia Saudita. Capital Economics stima che il deficit del paese salirà al 7,5% del PIL quest’anno.

Anche gli investitori internazionali stanno ritirando i capitali dai paesi del Medio Oriente feriti dalla crisi prolungata dei prezzi del petrolio. Dopo aver goduto dei flussi di capitali in entrata per anni, l’Arabia Saudita è ora alle prese con il fenomeno inverso.

Arabia Saudita: persi $77 miliardi sul crollo del petrolio

È per questo che l’Arabia Saudita è stata costretta ad attingere dalle risorse interne.
Le riserve valutarie detenute alla Arabian Monetary Agency saudita, la banca centrale del paese, sono scese dai massimi di 746 miliardi di dollari a metà 2014 a 669 miliardi alla fine di luglio.

«La diminuzione delle riserve FX, piuttosto che l’accumulo, è la nuova realtà per l’Arabia Saudita,»

commenta Jason Tuvey, economista presso Capital Economics.

L’Arabia spende come se il petrolio costasse ancora $100
L’Arabia Saudita sta addirittura aumentando la spesa nonostante i profitti dal petrolio siano in calo.
Quando Salman bin Abdulaziz ha preso il potere all’inizio di quest’anno, ha confermato un programma di spesa da $ 30 miliardi, compresi dei compensi invidiabili ai dipendenti statali.

Si stima che l’Arabia Saudita abbia speso tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari per il conflitto militare nello Yemen contro i ribelli Houthi e che bbia concesso all’Egitto miliardi di dollari in aiuti finanziari.

E’ crisi? Niente panico
Tuttavia, gli analisti ritengono che l’Arabia Saudita abbia tutte le carte in regola per superare la tempesta e che non dovrà ricorrere alla svalutazione della moneta, il riyal, soprattutto se i prezzi del petrolio riusciranno a rimbalzare nei prossimi mesi e anni.

A differenza del Qatar, l’Arabia Saudita ha livelli ancora molto bassi di debito estero e un solido bilancio complessivo. Questo significa che può prendere in prestito denaro a buon mercato. E a differenza di altri paesi dipendenti dal petrolio come il Venezuela, i sauditi hanno ancora molti soldi in cassa.

Non è panico per l’Arabia Saudita, ma la situazione ci spinge ad un attento monitoraggio.

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