Truffa del nichel: beffato il Comune di Roma?

Il Comune di Roma è stato truffato con una bobina di nichel valutata 55 milioni di euro. Il suo vero valore? Circa €20.000

Truffa del nichel: beffato il Comune di Roma?

La maxi truffa del nichel sbarca in Campidoglio.

Al centro del dibattito un filo di metallo lungo 200 chilometri avente un valore di circa €20.000 ma spacciato per preziosissimo, addirittura come un pezzo da 50 milioni di euro.

“Il nichel in possesso dell’amministrazione non è stato ceduto in sostituzione di un credito ma come pegno a garanzia del credito stesso: Roma Capitale resta pertanto titolare del credito originario e sta attuando ogni iniziativa percorribile per la sua riscossione,”

la precisazione del Comune di Roma.
La ribattezzata truffa del nichel, però, ha già suscitato l’interesse dell’intera Italia.

Come è iniziata la truffa del Nichel ai danni del Comune di Roma

La vicenda è stata oggi raccontata da Il Messaggero, che ha tentato di ricostruire tutte le tappe dell’ormai famosa truffa del nichel.

Nel 1997 il Comune di Roma iniziò l’espropriazione di un terreno agricolo con l’obiettivo di realizzare un deposito di autobus. I proprietari dell’appezzamento chiesero allora un indennizzo di 65 miliardi di lire che venne accolto nei primi due gradi di giudizio ma non dalla Cassazione.

Al momento del terzo grado, però, i proprietari avevano già trasferito il credito alla società del finanziere Giovanni Calabrò che nel 2004 era riuscito ad incassare la somma dal Comune di Roma.

Nel 2005 la Cassazione giudicò illegittimo l’indennizzo e chiese la restituzione della somma precedentemente pagata all’azienda del citato Calabrò. Quest’ultima - nel mezzo di evidenti difficoltà - ripagò il Comune di Roma con una partita di nichel wire spacciata come preziosissima (secondo il Campidoglio il del rally delle quotazioni aveva portato il prezzo da 36 milioni a circa 55 miliardi di euro).

Vani i tentativi di mettere all’asta il nichel incriminato che per 6 volte fu rifiutato dal mercato.

L’epilogo

Nel 2018 è finalmente entrata in gioco la Guardia di Finanza che ha iniziato ad indagare su un’altra società di Calabrò, accusata di aver venduto una partita di nichel da effettivi 20 mila euro, valutata però 15 milioni.

Immediato il collegamento con il Comune di Roma che ha spinto le autorità ad indagare anche sullo scambio del 1997, rivelatosi successivamente una vera e propria truffa: la bobina di nichel non vale 50 miliardi, ma soltanto poco più di 20.000 euro.

La vicenda finirà ora nelle aule di giustizia. Il finanziere ha infatti negato qualsiasi responsabilità criticando la reale correttezza dell’analisi svolta. Le discussioni sulla ribattezzata truffa del nichel sono appena iniziate.

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