Prepensionamenti Pubblica Amministrazione: ipotesi sempre più lontana per i dipendenti delle province

Simone Casavecchia

18 Dicembre 2014 - 12:26

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Tra gli emendamenti presentati al ddl Stabilità dal governo, uno esclude l’ipotesi dei prepensionamenti per i dipendenti delle province: saranno riassorbiti nelle altre amministrazioni.

Tra gli emendamenti presentati dal Governo alla Legge di Stabilità 2015, attualmente in discussione al Senato uno riguarda il riassorbimento dei dipendenti delle province in esubero nelle altre strutture delle pubblica amministrazione. Si tratta di un totale di circa 20.000 dipendenti della pubblica amministrazione che, come avevamo spiegato nei giorni scorsi, avrebbero potuto subire due possibili sorti: quella del ricollocamento e quella, più appetibile, del prepensionamento.

L’ipotesi del prepensionamento
L’ipotesi del prepensionamento per i dipendenti in esubero era circolata nei giorni scorsi ed era stata caldeggiata soprattutto dalle Regioni e dai rappresentati dei Comuni italiani che aveva proposto l’ennesima deroga alla Riforma Fornero e la conseguente possibilità di prevedere il pensionamento anticipato per tutti quei dipendenti, in esubero dalle amministrazioni provinciali che, entro il 2018, avrebbero maturato il diritto previdenziale al pensionamento con le vecchie regole del sistema contributivo. Entro il 31 Dicembre, infatti, dovranno essere attuate le prime misure per la ridefinizione e il ridimensionamento degli organici delle amministrazioni provinciali, come previsto dalla riforma di questi enti che ne prevedeva la graduale abolizione.

La proposta del Governo
Il Governo ha però di fatto accantonato, con l’emendamento presentato, la possibilità del prepensionamento per i dipendenti in esubero preferendo la strada della mobilità. Al di là delle coperture che molto probabilmente avrebbero costituito un problema per questi nuovi baby pensionati, una nuova deroga al sistema pensionistico previsto dalla Riforma Fornero e ai suoi limiti di età, avrebbe provocato le proteste di tutti gli altri lavoratori, sia pubblici che privati, che si sono visti negare la possibilità del pensionamento anticipato, ad iniziare dai dipendenti della scuola che, sommando età anagrafica e età contributiva, hanno raggiunto Quota 96.
Per quanto riguarda i numeri e i contenuti dell’emendamento, è stato previsto un taglio ai fondi destinati alle province di 1 miliardo di euro, somma questa che dovrebbe salire a 3 miliardi di euro nel 2017. In un generale scenario di riduzione della spesa, si configurano poi due situazioni differenti:

  • nelle province che rimangono in essere, la spesa dovrà essere ridotta del 50%. In questo caso i dipendenti con contratto a tempo determinato sono 31.400 e tra di essi le eccedenze dovrebbero riguardare circa 15.700 lavoratori;
  • nelle province che si trasformeranno nelle istituzioni locali volte all’amministrazione delle nuove città metropolitane la spesa dovrà essere ridotta del 30%. In questo secondo caso si contano 12000 dipendenti con contratto a tempo indeterminato, 3.600 dei quali dovrebbero essere interessati da provvedimenti di ricollocamento;

Che fine fanno i dipendenti provinciali?
Se l’emendamento del Governo dovesse effettivamente essere approvato e rientrare nel testo della Legge, le amministrazioni comunali e regionali dovranno prendersi in carico i dipendenti delle province in esubero e dovranno sfruttare, per il loro riassorbimento tutte le possibilità di assunzione previste nel 2015. Se ciò dovesse avvenire i sindacati hanno già fatto notare come questa eventualità, congelerebbe, di fatto, tutte le nuove assunzioni di giovani dipendenti delle amministrazioni locali. Oltre all’ipotesi del riassorbimento rimangono, per ora, sul campo anche altre ipotesi:

  • i dipendenti provinciali potrebbero essere ricollocati in amministrazioni periferiche dello Stato, tra di esse in particolare le cancellerie dei tribunali che essendo soggette da una grave crisi organico potrebbero ricollocarne tra i 2000 e i 3000;
  • Qualora le Regioni rifiutassero di farsi carico di questi dipendenti della pubblica amministrazione, si aprirebbe anche la possibilità di percorsi di mobilità (con una retribuzione pari all’80% dello stipendio) in prospettiva della cessazione del rapporto di lavoro.

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