L’Economist mette Berlusconi in prima pagina: ecco come la stampa estera commenta il processo

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L'Economist mette Berlusconi in prima pagina: ecco come la stampa estera commenta il processo

C’è una doppia ironia nell’udienza della Corte suprema iniziata il 30 luglio a Roma, udienza in cui l’ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, affronterà l’appello finale riguardante le accuse di frode fiscale. Se la Corte dovesse confermare le accuse questo comporterebbe la creazione di insostenibili tensioni sul governo di Enrico Letta. Il PDL di Berlusconi è un partito di minoranza, ma un partner essenziale nella coalizione.

Gli avvocati di Berlusconi hanno una lista di circa 50 obiezioni sulle considerazioni fatte durante i due precedenti appelli. L’argomento centrale è che il miliardario proprietario di Mediaset, che era Premier al tempo dei presunti reati compiuti tra il 2002 e il 2003, non era allora a capo di Mediaset, il suo impero televisivo. Questa è la prima delle ironie: il lavoro dei suoi avvocati sarebbe molto più facile se, negli anni novanta quando entrò in politica, Berlusconi avesse dato ascolto ai suoi avversari e avesse separato i suoi affari dalla sua carriera politica.

La sentenza emanata in primo grado e confermata in Appello a Milano ha imposto quattro anni di prigione e cinque di interdizione dai pubblici uffici, il che escluderebbe Berlusconi da una nuova corsa per il Parlamento. Anche se la sentenza venisse confermata dai cinque giudici della Cassazione di Roma, tre anni di condanna potrebbero essere annullati automaticamente. Nel 2006, l’allora Governo di centro sinistra ha introdotto un’amnistia che continua ad applicarsi ai crimini perpetrati prima che questa divenisse esecutiva.

La Corte italiana, inoltre, raramente manda in carcere cittadini con più di 70 anni di età e Berlusconi ne ha 76, quindi potrà sicuramente scegliere tra lavori socialmente utili e arresti domiciliari.

Politicamente, la parte più importante della sentenza è proprio quella riguardante l’interdizione dai pubblici uffici. La decisione dovrà poi essere confermata dal Parlamento. Sembra scontato che i rappresentanti del PDL faranno un ultimo disperato tentativo per tenere il loro leader in politica. Ed è qui che arriva la seconda ironia, perché una condanna definitiva danneggerebbe molto di più il Partito democratico che il PDL di Berlusconi.

Se si arriva ad un voto in Parlamento, Enrico Letta, membro del PD, si aspetta che i suoi facciano qualcosa per non far cadere il Governo. Questo vuol dire anche supportare i loro alleati nelle larghe intese. Ma facendo questo loro si sottrarrebbero alla volontà della Corte di Giustizia e si metterebbero dalla parte di un partito che ha a lungo parlato di Berlusconi come di una vittima di una persecuzione comunista, orchestrata dallo stesso PD. Alcuni dei parlamentari del partito di centro sinistra non avrebbero problemi a scendere a patti con la propria coscienza. Altri potrebbero vedere questa come un’imperdibile opportunità di sbarazzarsi del loro più acerrimo avversario politico. E per alcuni, questo rappresenterebbe un’altrettanto imperdibile chance per staccare la spina al Governo Letta e spianare la strada al suo rivale, il più telegenico, sebbene meno espediente, Matteo Renzi, sindaco di Firenze.

Uno dei rappresentati del PDL, Francesco Giro, ha detto durante un’intervista mentre l’udienza stava per cominciare che Berlusconi, sebbene fosse ottimista, era “ansioso”. Beh, certamente non è l’unico.

Traduzione a cura di: Vittoria Patanè. Fonte: The Economist

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