L’Italia necessita di una nuova manovra? Secondo i principali economisti la risposta è: sì, una manovra da 20 miliardi. Il nostro Paese registra numeri da Seconda Guerra Mondiale, soprattutto per quanto riguarda la flessione dei consumi, e dopo l’allarme dell’Ocse, anche i maggiori economisti europei bocciano il nostro Paese.
Allarme Ocse sull’Italia
Secondo l’Ocse il Pil italiano registrerà una flessione dell’1%, ben peggiore rispetto alle precedenti previsioni dello 0,4%. Al ribasso anche le stime del 2012, anno in cui il calo del Pil è previsto del 2,2%, contro il calo dell’1,7% stimato la scorsa primavera.
Cifre impressionanti anche per il deficit, che secondo le stime dell’Ocse scenderà al 3% del Pil nel 2012 e al 2,9% nel 2013. Numeri, questi, che cozzano terribilmente contro i dati stimati dall’esecutivo.
L’Ocse ha così previsto una nuova manovra fiscale entro il 2014, per raggiungere l’obiettivo di riduzione del debito al 119,9% del Pil nel 2015, un’ipotesi che però il ministro dell’Economia Vittorio Grilli smentisce seccamente.
L’Ocse tuttavia è apparsa sincera nel suo rapporto quando ha parlato di «consolidamento fiscale», che quest’anno è pari a quasi il 3%, che «ha indebolito la domanda interna» e per ciò che concerne i consumi privati, questi «sono scesi al tasso maggiore della Seconda Guerra Mondiale». La fiducia dell’Ocse deriva solo dalle riforme varate dal governo Monti e l’intimidazione all’esecutivo che lo succederà di proseguire su questa strada è risultata piuttosto chiara: «Una retromarcia danneggerebbe sia la fiducia dei mercati sia la crescita». Verrebbe tuttavia da chiedersi, attualmente: quale crescita?
Gli economisti bocciano l’Italia
Cattive nuove per l’Italia anche dagli economisti dell’Osservatorio francese delle congiunture economiche di Parigi, dal Macroeconomic Policy Institute di Düsseldorf e dall’Economic Council of the Labour Movement di Copenaghen, che hanno presentato quest’oggi a Bruxelles la prima Inchiesta annuale indipendente sulla crescita.
L’Italia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi di riduzione del decifit pubblico nel 2012 e nel 2013 e perciò saranno necessarie nuove politiche di austerity, con una ulteriore manovra da circa 20 miliardi per il 2012 e il 2013.
Allo stesso tempo l’Inchiesta sottolinea quanto le politiche di austerità immediata e impiegate in maniera così massiccia sui Paesi più deboli dell’Ue stiano aggravando la recessione economica e impedendo la crescita, dando vita, in breve, a una cura che uccide il malato invece di guarirlo.
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