Ecco come è fallita l’economia più veloce del mondo. Il caso della Mongolia

La Mongolia fino a poco tempo fa aveva una velocità di crescita tra le più veloci al mondo. Adesso qualcosa è cambiato, vi spieghiamo cosa sta succedendo e perché il paese si è arrestato.

La Mongolia smette di crescere e si arresta, finisce così l’epoca delle crescita veloce ed entra invece in un momento di piena crisi. Il paese infatti non solo ha arrestato la sua crescita, ma è arrivato anche ad un momento di crisi non trascurabile.
Il debito pubblico è infatti cominciato a salire, mentre la moneta ha perso gran parte del suo valore.

L’economia della Mongolia è così passata da un momento di forte espansione ad un momento di depressione cronica, in cui la moneta soffre e con lei anche la popolazione.
Gli investimenti all’estero hanno infatti prosciugato il paese che ora si trova nella situazione di non avere più fondi da investire nel paese.

Vediamo la situazione in Mongolia e come, il paese con la crescita più veloce del mondo, è poi arrivato a non avere più soldi per le spese di base. Come può avvenire di passare da una situazione ottimale ad una critica in così poco tempo?

La Mongolia smette di crescere ed entra in crisi

Negli scorsi anni quando si parlava di economie in forte crescita si pensava alla Mongolia, adesso le cose sono molto cambiate. Difatti il paese si è fermato ed è entrato in un momento di crisi nera, che potrebbe peggiorare nei prossimi mesi.
Sono infatti in scadenza i titoli di stato a marzo 2017 per un ammontare di 580 milioni di dollari.

La situazione non migliora nel corso dell’anno, quando lo stato ha in scadenza 1 miliardo di dollari di titoli di stato. I soldi in cassa ovviamente non ci sono al momento e il paese rischia il default.
La popolazione ha così cominciato ad avere paura e in molti stanno cercando di fare del loro meglio per il proprio paese, donando i propri cavalli.

Il piano del Governo è però ben diverso e punta ad avere un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Il salvataggio sarebbe il sesto in 30 anni, ma metterebbe in salvo la Mongolia dal rischio di default sempre più vicino.
A prestare i soldi potrebbe essere anche la Cina che al momento si è proposta come finanziatore.

La Mongolia dovrebbe essere un esempio per tutti di come uno stato non sia in grado di sfruttare adeguatamente le sue risorse e di quanto sia pericoloso puntare sul debito pubblico.
Lo stato è infatti uno dei più grandi giacimenti al mondo di rame e carbone, che con le sue estrazioni riesce a soddisfare le richieste dell’intera Cina.

Non solo le risorse minerarie sono interessanti, ma anche il suo confine con una delle economie più forti al mondo, appunto quella cinese. Sebbene l’economia della Mongolia negli ultimi anni sia crescita con un incremento del 17% ciò non è bastato a tamponare le spese pubbliche.
Il debito pubblico è infatti lievitato, toccando così un picco del +56%.

Con l’espansione, iniziata nel 2011, la Mongolia ha cominciato a vendere titoli di stato, i Chinggis Bonds. Di questi bond ne sono stati venduti ben 1.5 miliardi di dollari nel 2012 e i soldi sono stati usati per la costruzione di opere pubbliche.
Nel paese sono cominciati a fiorire i negozi di lusso, alberghi ed è stata incrementata la spesa pubblica.

Cosa ha fermato la crescita economica della Mongolia?

I bei tempi però sono finiti insieme al rallentamento dell’economia cinese. Quando infatti la Cina ha smesso di crescere, rallentando così le sue richieste di rame e carbone, il paese è entrato in crisi.
La crescita si è fermata, mentre il debito pubblico ha continuato a lievitare.

La Banca Centrale cinese è già intervenuta sul paese, così da scongiurare un blocco dei pagamenti. Adesso si richiede l’intervento del FMI, unico modo per scongiurare il default.
I problemi però rimangono e sono sempre gli stessi: una cattiva gestione delle risorse, un’economia che si basa esclusivamente sulle esportazioni di materie prime e la produzione mineraria usata come unica risorsa.

La situazione della Mongolia potrebbe infatti migliorare esponenzialmente se si riuscisse a operare in modo migliore. Il Fondo Monetario Internazionale valuta infatti i suoi giacimenti minerari per oltre 3 miliardi nei prossimi anni.
Il paese ha inoltre una democrazia stabile e una popolazione per lo più giovane, che potrebbe contribuire all’espansione del paese.

Al momento inoltre si sta espandendo la più grande miniera del paese, Oyu Tolgoi, che potrebbe ben presto dare una nuova spinta all’economia. Rimane solo da capire se la Mongolia saprà sfruttare bene questi suoi giacimenti, ma questo solo il tempo potrà dircelo.

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