Il punto di vista della GenZ sulla politica

Il punto di vista della GenZ sulla politica

di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

Il giuramento di Biden e la propaganda trumpiana. Cosa dobbiamo aspettarci?

Paolo Di Falco

20 gennaio 2021

Il giuramento di Biden e la propaganda trumpiana. Cosa dobbiamo aspettarci?

Oggi in America avviene una vera e propria svolta rispetto alle politiche e ai toni utilizzati dal precedente presidente però, anni e anni di propaganda, hanno finalmente dato i risultati sperati. Il Trumpismo non è finito, siamo solo all’inizio.

Dopo 4 anni l’inquilino che ci ha fatto stare con il fiato sospeso, quello che stava dando il via ad un terzo conflitto mondiale, finalmente lascerà la Casa Bianca e al suo posto subentrerà un presidente sicuramente molto più cauto e moderato. Nelle ultime settimane però abbiamo assistito a delle scene sicuramente non all’altezza della democrazia più importante del mondo: negazionisti, complottisti, nazionalisti che, spinti da anni e anni di propaganda, hanno dato l’assalto non solo al Campidoglio degli Stati Uniti ma alla democrazia stessa. L’apice del trumpismo? No, solamente l’inizio e a farcelo capire sono davvero tanti elementi come le condizioni in cui oggi si svolgerà la cerimonia di insediamento del 46° Presidente degli Stati Uniti d’Ameri

L’insediamento di oggi

Come è stato scritto in questi giorni, la Washington che si prepara alla cerimonia di oggi pomeriggio è blindatissima dati gli episodi che sono accaduti nelle scorse settimane. Lo scenario con cui Washington accoglie il suo nuovo presidente è a dir poco simile a quello di una vera e propria guerra. Come accadeva nella Parigi massacrata dai Gilet Gialli, anche a Washington le vetrine dei negozi, delle banche sono state coperte dai pannelli di legno per far sì che possano sfuggire alla devastazione che si prevede nel pomeriggio.

Pensate un po’ che la sindaca della capitale, Muriel Bowser, ha dichiarato lo stato di emergenza per ben 15 giorni e sono arrivati in città ben 15 mila soldati. Secondo voi, questo non è uno scenario di guerra? L’FBI ha avvertito che oggi ci potranno essere «attacchi armati» a Capitol Hill, ma anche alle sedi dei parlamenti nei 50 Stati dell’Unione. Uno scenario davvero apocalittico, uno scenario che è diretta conseguenza della propaganda trumpiana che bolla queste elezioni come truccate nonostante abbia perso tutti i ricorsi, nonostante perfino i giudici della corte suprema americana hanno confermato la validità del voto per eleggere il nuovo presidente degli Stati Uniti.

La Propaganda al di sopra della democrazia

Di fronte alla propaganda anche la più importante delle democrazie mondiali entra in crisi e questo è sotto gli occhi di tutti. Durante questi anni in pochi hanno sottolineato questa polarizzazione estrema della società americana, in pochi hanno fatto notare come l’America non è soltanto un luogo idilliaco dove a prosperare è la libertà ma, a prosperare, vi è anche il nazionalismo e il complottismo. Questi due elementi sono purtroppo fatali se vengono alimentati.
La gestione dell’emergenza Covid-19 è stato sicuramente un esempio lampante: ricordate quando Donald definiva quel virus, che negli Stati Uniti ha ucciso ben 399.000 persone e nel mondo ben 2 milioni, “un comune raffreddore”? Vi ricordate quando disse che “sarebbe sparito come per miracolo”? Queste dichiarazioni che magari a noi potranno sembrare banalità non fanno altro che alimentare la diffusione delle teorie negazioniste, non fanno altro che dare voce alla propaganda che trova terreno fertile nell’ignoranza o nella superficialità con cui una persona pretende di informarsi semplicemente sfogliando la sua bacheca Facebook.

Può mai una democrazia fondarsi sulla propaganda?

Questa è forse la domanda principale a cui dovremmo dare una risposta. Sembrerà una tematica nuova ma in realtà, leggendo tra le pagine di qualsiasi manuale di storia, vi renderete conto che sulla propaganda si costruiscono i regimi. Le democrazie si fondano sul dialogo, sulle idee e non sui complotti, sui negazionisti. Assaltare un parlamento in cui si sta ratificando un presidente legittimamente eletto, non è democrazia. Far credere che tutto sia un imbroglio orchestrato da chissà quale mente, non è democrazia ma propaganda.

Dalla propaganda è difficile tornare indietro: provate a spiegare ad un complottista che i video youtube consumati da lui quotidianamente non sono realtà ma solamente pure baggianate. Sapete che vi dirà? Che anche voi fate parte del complotto, anche voi siete ormai burattini nelle mani dei burattinai che in questo caso, non è la volontà cieca e irrazionale di cui parlava Schopenhauer, ma il Bill Gates o il George Soros di turno.

Attraverso la propaganda si è arrivati allo scenario della Washington di oggi: quello che doveva essere un lieto evento, si è trasformato in una tenuta da guerra. A dominare non è certo la felicità per l’avvento di una nuova linea ed agenda politica ma la paura per quello che potrebbe accadere in tutta America. Se prima si parlava delle politiche messe in atto, delle idee e dei contributi lasciati al paese, la domanda che oggi regna sovrana è: fin dove si spingeranno i sostenitori di Trump? Loro che usano la violenza, loro che si credono vittime di un complotto, loro che non capiscono il valore della democrazia che, paradossalmente, concede loro la libertà di parola.

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Marta De Vivo

Classe 2001, blogger e appassionata di politica

Paolo Di Falco

18 anni, di Siracusa. Ho creato La Politica Del Popolo, un sito di news gestito da giovani.

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