Pensioni

Pensione a 64 anni con una proposta del tutto nuova della Lega

Simone Micocci 26 agosto 2026

Pensione a 64 anni per tutti nel 2027? Il governo lavora a una nuova proposta da finanziare con la prossima manovra.

La prossima legge di Bilancio darà una risposta definitiva a tutti coloro che dal governo Meloni aspettavano importanti novità sul tema delle pensioni, finora mai arrivate.

Nelle scorse manovre, infatti, gli interventi hanno riguardato una platea ristretta e sono stati comunque di poca rilevanza. Adesso è arrivato il momento del bilancio finale, per quella che sarà un vero e proprio biglietto da visita in vista delle prossime elezioni.

Oggi la situazione è complicata: lo scenario attuale, infatti, ci dice che dal prossimo anno bisognerà lavorare un mese in più per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita. Serviranno quindi 67 anni e 1 mese per la pensione di vecchiaia e 42 anni e 11 mesi di contributi per la pensione anticipata. Dal 2028 se ne aggiungeranno altri due.

Ecco perché, specialmente dalla Lega, si sta spingendo affinché possano esserci importanti novità nella prossima manovra, nel segno della flessibilità. “Chi lo vorrà potrà andare in pensione prima, ma con delle rinunce”: è questo, di fatto, il principio su cui potrebbe muoversi il governo, come anticipato dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che tuttavia non ha fornito dettagli sulla misura attualmente in lavorazione.

La novità è che non dovrebbe trattarsi di una semplice estensione della platea di coloro che già oggi possono accedere alla pensione anticipata contributiva. Potrebbe essere, invece, una misura del tutto nuova, con requisiti pensati appositamente per consentire l’uscita anticipata già all’età di 64 anni, aggirando così anche il prossimo aumento dell’età pensionabile.

La pensione a 64 anni oggi

Per comprendere meglio cosa potrebbe cambiare, è bene partire da come funziona oggi la pensione a 64 anni. Nel dettaglio, sono due le misure che consentono di smettere di lavorare con circa tre anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia:

  • la pensione anticipata ordinaria, che consente di andare in pensione indipendentemente dall’età, a condizione di aver raggiunto una contribuzione pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne;
  • la pensione anticipata contributiva, invece, è riservata a coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Questi lavoratori possono smettere di lavorare a 64 anni con 20 anni di contributi, a condizione che l’assegno abbia raggiunto un importo pari ad almeno tre volte l’Assegno sociale. Per le donne con figli, questa soglia si abbassa a 2,8 volte l’Assegno sociale in presenza di un figlio e a 2,6 volte con almeno due figli.

Un altro aspetto sul quale è bene soffermarsi riguarda il calcolo della pensione, distinguendo tra il sistema retributivo, generalmente più vantaggioso, e quello contributivo, che può risultare meno favorevole perché tiene conto dell’intera vita lavorativa e non soltanto delle ultime retribuzioni, come avviene con il primo metodo.

In linea generale, il sistema retributivo si applica ai periodi maturati fino al 31 dicembre 1995, mentre quello contributivo riguarda i periodi successivi. Per chi aveva già maturato almeno 18 anni di contributi entro la fine del 1995, tuttavia, il calcolo retributivo si applica fino al 31 dicembre 2011, mentre quello contributivo decorre dal 1° gennaio 2012.

Come può funzionare la pensione a 64 anni nella legge di Bilancio 2027

Quanto detto sopra ci aiuta a comprendere meglio le parole di Durigon sulla riforma delle pensioni che potrebbe trovare spazio nella prossima manovra. Nel dettaglio, il sottosegretario ha parlato della possibilità di riconoscere una maggiore flessibilità in uscita, consentendo il pensionamento volontario a 64 anni a chi lo desidera. In questo modo si eviterebbero anche gli effetti del prossimo adeguamento alla speranza di vita, che porterà l’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese.

Almeno secondo quanto anticipato da Durigon durante l’ultimo Meeting di Rimini, non dovrebbe trattarsi di una semplice estensione della pensione anticipata contributiva anche a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1° gennaio 1996, bensì di una misura del tutto nuova. Questa prevederà ovviamente alcuni paletti che, al momento, non sono ancora stati svelati.

Quel che appare certo è che ci saranno delle penalizzazioni e che queste potrebbero aumentare al crescere degli anni di anticipo. È possibile che si scelga semplicemente di applicare il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, rinunciando così alla quota calcolata con il più vantaggioso sistema retributivo. Non è però da escludere l’introduzione di veri e propri tagli percentuali sull’importo della pensione per ogni anno di anticipo rispetto all’età ordinaria.

Un altro nodo da sciogliere riguarda la soglia minima che l’assegno dovrà raggiungere per consentire l’uscita a 64 anni. Il governo dovrà decidere se confermare il requisito oggi previsto per la pensione anticipata contributiva, pari a tre volte l’Assegno sociale, oppure introdurre una soglia più bassa. Mantenere il limite attuale renderebbe infatti la misura accessibile soprattutto a chi ha percepito stipendi medio-alti, escludendo una parte consistente dei lavoratori.

Per il momento, quindi, la pensione a 64 anni rappresenta soprattutto un obiettivo politico. Solamente con la presentazione della proposta ufficiale sarà possibile capire quanto sarà ampia la platea interessata e, soprattutto, quale sarà il costo da sostenere sull’importo dell’assegno per smettere di lavorare in anticipo.

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