Il punto di vista della GenZ sulla politica

Il punto di vista della GenZ sulla politica

di Paolo Di Falco

Il futuro di Giorgia Meloni tra Ue e Schlein, verso le elezioni 2024

Paolo Di Falco

14 marzo 2023

Le sfide future che aspettano il Governo Meloni, dal ruolo in Ue alla contrapposizione con Schlein: cosa potrà cambiare con le elezioni del 2024?

Sono passati cinque mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo di centrodestra guidato dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: tanti i casi politici che hanno rischiato di far spaccare la maggioranza o che, quantomeno, l’hanno un po’ fatta tentennare. Da un lato c’è stato qualche intervento di tipo identitario, come nel caso delle norme sui rave party o sulla revisione del reddito di cittadinanza, dall’altro qualche target dell’azione governativa che ha fatto discutere, da quella sorta di “scontro” con i benzinai al caso dell’anarchico Cospito al 41bis.

In mezzo una linea economica che, sostanzialmente, prosegue in una sorta di continuità ideale con quella tracciata dal precedente governo Draghi. Di tutto questo ne abbiamo parlato con Marcello Sorgi, attuale editorialista per La Stampa, giornale che ha anche diretto, ed ex direttore del Tg1.

Giorgia Meloni: dall’opposizione al governo nel solco di Draghi

La principale difficoltà di questo governo è dovuta al fatto che sia “presieduto da una leader d’opposizione visto che a capo c’è una leader politica che ha fatto, letteralmente, opposizione fino al mese prima di sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi”. Difatti, ci dice Marcello Sorgi, “questo comporta il fatto che lei debba completamente capovolgere il suo modo di pensare e di agire. Devo dire che lo ha fatto anche con una certa abilità e consapevolezza: penso per esempio alla legge di stabilità che ha sostanzialmente fatto approvare, in un tempo molto ristretto, sulle linee che erano previste da Draghi e anche su quelle che erano state chieste dall’Unione Europea”.

Di tanto in tanto” – continua Sorgi – “questa contraddizione si avverte come, da ultimo, nel caso dei migranti in cui la Meloni sta compiendo una conversione. Da una linea dura di contrapposizione ai migranti clandestini - ricordiamoci che la parola d’ordine del suo partito era quella del blocco navale (impossibile da realizzare) -, adesso si dirige verso la linea della Commissione europea che prevede una maggiore solidarietà con i migranti, soprattutto con i profughi, e un tentativo di creazione di corridoi umanitari che possano garantire una redistribuzione in Europa. Questo naturalmente la mette in conflitto con Salvini che invece conserva la sua linea caratterizzata dai porti chiusi e dall’assenza di qualsiasi aiuto ai trafficanti di immigrati”.

Dall’altro canto, bisogna anche sottolineare come “tutte le volte che l’opposizione va all’attacco del governo la coalizione si ricompatta e si va a confermare quell’illusione dell’opposizione di poter infilare un cuneo tra le varie componenti della maggioranza. Da ultimo il caso del ministro Piantedosi di cui la nuova segretaria del Pd aveva chiesto le dimissioni: l’effetto, come abbiamo visto, è stata la difesa di quest’ultimo da parte di tutte le componenti della maggioranza”.

L’invio di armi in Ucraina e la contrapposizione alla Francia e alla Germania

Uno dei temi più delicati per l’esecutivo è sicuramente quello della guerra in Ucraina dove “Meloni sa di avere due alleati che sono sostanzialmente putiniani mentre lei è atlantista, filoamericana e pienamente d’accordo con le richieste della Nato. Allo stesso modo bisogna evidenziare come tutte le volte che in Parlamento si è arrivati a un voto, i due alleati putiniani hanno votato con il governo. Loro sono consapevoli che arrivare alla rottura su un tema delicato come la politica estera metterebbe in crisi il governo e questo significherebbe rischiare nuove elezioni anticipate in cui Meloni potrebbe avere un risultato maggiore rispetto a quello che ha ottenuto a novembre del 2022 quindi non c’è convenienza da parte di Berlusconi e di Salvini a spingere fino alla rottura”.

A livello europeo sembra ormai evidente la linea di contrapposizione della leader di Fratelli d’Italia alla Francia di Macron e anche alla Germania di Scholz “perché si propone come il possibile perno di una nuova alleanza, di un nuovo equilibrio politico che potrebbe determinarsi in Europa dopo le elezioni del 2024 fondato su un asse tra popolari e conservatori e non più su un asse tra popolari, socialisti e verdi. Il presidente Macron e il cancelliere Scholz sono i due principali membri dell’alleanza che sostiene attualmente la Commissione Europea e quindi un certo tasso di contestazione di Meloni nei confronti di Macron è giustificato da questa sua ambizione politica”.

La contrapposizione Meloni-Schlein potrebbe incentivare la partecipazione al voto

Un dato incontrovertibile e abbastanza preoccupante che si inserisce a pieno in questo scenario politico è quello legato all’alto tasso di astensionismo nelle scorse elezioni regionali in Lazio e Lombardia. Un ruolo determinante su quest’ultimo sicuramente lo hanno avuto “i governi tecnici visto che gli elettori si sono resi conto di come il loro voto non cambiasse niente. Io penso che una delle possibili prospettive che potrebbe mobilitare di più l’elettorato può essere rappresentata dallo scontro molto personalizzato tra la leader del governo Meloni e la leader del maggior partito d’opposizione Schlein”.

Se loro impostassero una partita a due, viste le loro personalità opposte, probabilmente l’elettorato di Schlein molto assenteista alle elezioni avrebbe una ragione in più per mobilitarsi e l’elettorato di Giorgia Meloni, davanti alla minaccia di una crescita della sinistra, avrebbe tutte le ragioni per essere presente alle urne. La possibile ripresa della partecipazione al voto in questo caso dipenderebbe non da nuovi programmi o ipotesi politiche da realizzare ma da una narrazione che racconta la storia di queste due donne opposte tra loro che si fronteggiano per un ruolo importante come quello europeo”.

Tralasciando l’opposizione, i cui progressi si vedranno nei prossimi mesi, Sorgi conclude sottolineando come questo governo sia “nato per durare cinque anni e io non credo che una caduta dell’attuale governo porterebbe alla nascita di un ulteriore governo con lo stesso Parlamento. L’epoca degli esecutivi d’emergenza, di unità nazionale, tecnici mi sembra finita per sempre. Se cade questo governo si torna a votare e nel caso la cosa più probabile è che Meloni rosicchi ancora un po’ di voti ai suoi alleati Salvini e Berlusconi”.

Paolo Di Falco

18 anni, di Siracusa. Ho creato La Politica Del Popolo, un sito di news gestito da giovani.

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