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Fantacalcio 2026/2027, quanto vale il business in Italia?

Emanuele Di Baldo 4 settembre 2026

Tra i 40 milioni di valutazione della piattaforma, l'ingresso della Lega Serie A, sponsor, abbonamenti premium e le quote delle leghe tra amici: viaggio nel giro di soldi del fantacalcio

C’è un campionato che finisce al 90° e un altro che comincia (e finisce) sul divano, tra app aperte, gruppi WhatsApp e insulti all’amico che ha schierato il portiere o l’attaccante sbagliato. Il fantacalcio è questo: un torneo parallelo che a settembre monopolizza le serate di milioni di italiani. Ma dietro le aste tra amici e le liti sui bonus si nasconde una macchina economica fatta di bilanci milionari, sponsor di prestigio, dati preziosi e un indotto che parte dall’app e arriva fino al bancone del bar.

E per la prima volta, dalla stagione 2026/2027, quel giro di soldi ha un nuovo socio di maggioranza: la Lega Serie A. Ecco quanto vale davvero il business del fantacalcio e chi ci guadagna.

Quanto vale il business del fantacalcio: i numeri della piattaforma

Partiamo dal cuore del sistema. La piattaforma leader del settore, Fantacalcio.it (l’app Leghe Fantacalcio), è gestita da Quadronica Srl, società napoletana nata nel 2008 e fondata dagli imprenditori Nino Ragosta e Luigi Cutolo. È qui che si concentra il grosso del business, e i numeri raccontano una crescita costante.

Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore e Calcio e Finanza, Quadronica è passata da 1,2 milioni di euro di ricavi nel 2015 a circa 9,6 milioni nel 2025, con un utile netto di circa 3,5 milioni.

Tradotto: un margine netto vicino al 37%, una redditività che poche aziende digitali possono vantare.
Il motore di tutto è la base utenti. Secondo i dati diffusi dalla stessa piattaforma in occasione del Fantacalcio Unveil 2026, si parla di oltre 7 milioni di utenti registrati, più di 5 milioni di squadre attivate nella scorsa stagione e una testata giornalistica, Fantacalcio.it, visitata mensilmente da 6 milioni di utenti unici. Numeri da fenomeno di massa, con picchi che in passato hanno toccato i 100.000 utenti attivi al giorno nei momenti caldi della stagione.

L’affare da 40 milioni: perché la Serie A è entrata nel fantacalcio

La svolta è arrivata il 16 febbraio 2026. Nell’assemblea presieduta da Ezio Simonelli, i club di Serie A hanno dato il via libera all’acquisizione del 51% delle quote di Quadronica, per un corrispettivo di circa 18 milioni di euro su una valutazione complessiva della società vicina ai 40 milioni, quasi il doppio rispetto a un paio d’anni prima. Attenzione alla formula: la Lega non ha comprato «il fantacalcio» in senso stretto, ma la maggioranza della società che ne gestisce marchio e piattaforma. L’operazione, fortemente voluta dall’amministratore delegato Luigi De Siervo, non è stata approvata all’unanimità: 15 club a favore, con Napoli, Como e Fiorentina contrari e Cremonese e Roma astenute.

Abbiamo preso una serie di decisioni, tra cui l’acquisto della maggioranza del Fantacalcio, per poterlo arricchire con le nostre immagini e dare un prodotto sempre più appetibile”, ha spiegato Simonelli. Ma dietro quella frase sobria c’è una strategia precisa. Come rilevato da Il Sole 24 Ore, alla Lega non interessava solo il gioco in sé: il vero tesoro è il patrimonio di dati che la piattaforma porta in dote. Il fantacalcio registra abitudini, preferenze, tempi di connessione, giocatori più amati: un atlante aggiornato e capillare dei comportamenti dei tifosi, materiale prezioso per calibrare campagne pubblicitarie, contenuti e trattative con sponsor e broadcaster.

C’è poi un effetto indiretto ma sostanziale: il fantallenatore segue anche lo scontro salvezza più anonimo pur di controllare il suo attaccante, contribuendo a tenere alta l’attenzione sulle partite, comprese quelle con meno appeal per il grande pubblico.

Come guadagna il fantacalcio: Premium, pubblicità e sponsor

Ma come guadagna, concretamente, una piattaforma di fantacalcio? Il modello poggia su due gambe. La prima è l’abbonamento Premium, che al momento della rilevazione costa 12,49 euro all’anno. Attenzione, però: non offre alcun vantaggio competitivo in campo. Serve a togliere la pubblicità e ad accedere prima ad alcune informazioni, come statistiche contestuali, probabili formazioni e simulazione dei risultati live. Un extra per il fantallenatore incallito, non un obbligo: la modalità gratuita resta pienamente funzionale.

La seconda gamba, quella più sostanziosa, è la pubblicità, gestita con un modello integrato nell’esperienza di gioco. Niente banner fastidiosi: gli sponsor entrano dentro il campo. Quando carichi la formazione, sul rettangolo verde compaiono i cartelloni pubblicitari virtuali dei brand che hanno acquistato quello spazio, e puoi persino scegliere il logo da cucire sulla maglia della tua fantasquadra. Per la stagione 2026/2027 gli sponsor di maglia selezionabili sono Gillette, Enilive, McDonald’s, Unieuro, Iliad, Bancomat, Allianz Direct e Tecnocasa. Enilive, tra l’altro, è anche title sponsor: il nome ufficiale del gioco è Fantacalcio Serie A Enilive.

Quanto si spende per un’asta di fantacalcio

E il singolo giocatore, quanto tira fuori dal portafoglio? Qui bisogna distinguere. Il costo dell’app in sé è quasi nullo: le piattaforme principali sono gratuite, e anche volendo il Premium pesa poco più di dodici euro l’anno. La vera spesa è un’altra, e circola tutta tra i partecipanti: la quota d’iscrizione alla lega. È qui che il fantacalcio muove denaro reale.

Nelle leghe private tra amici ci si “quota” per costruire un montepremi da spartirsi a fine campionato in base ai piazzamenti. Le cifre variano enormemente: si va dalla classica cena offerta al vincitore alle quote da qualche decina di euro a testa, fino a leghe più “serie” con montepremi da diverse centinaia o migliaia di euro complessivi. Moltiplicando anche solo una quota media contenuta per milioni di partecipanti, si intuisce la dimensione del fenomeno: un flusso di denaro privato e frammentato, che non confluisce nei bilanci delle piattaforme ma rappresenta la spesa più consistente legata al gioco.

Premi e tasse: cosa dice la legge sulle vincite tra amici

Qui arriva la parte che pochi conoscono, e che va maneggiata con cautela. Il fantacalcio tradizionale, basato sulle scelte e sull’abilità del partecipante, non viene normalmente assimilato ai giochi d’azzardo. Il riferimento è l’articolo 721 del Codice Penale, che definisce d’azzardo i giochi in cui la vincita è «interamente o quasi interamente aleatoria»: nel fantacalcio, invece, contano molto anche competenza e strategia, dall’asta alla formazione. La qualificazione giuridica, però, va sempre valutata in base alle caratteristiche concrete della competizione, soprattutto quando sono previste quote e vincite in denaro.

Discorso analogo sul fronte fiscale. In linea generale, le vincite e i premi riconducibili alle fattispecie dell’articolo 67 del TUIR (vincite di lotterie, concorsi a premio, giochi e scommesse organizzati per il pubblico, premi da prove di abilità o dalla sorte) possono concorrere alla formazione dei redditi diversi e vanno dichiarati secondo le regole previste. Il trattamento delle vincite di una lega privata, quindi, dipende dalle modalità concrete della competizione. Per i giochi e le scommesse regolamentati, invece, il prelievo fiscale può essere applicato direttamente alla vincita secondo le specifiche modalità di legge. C’è poi un dettaglio curioso: in base all’articolo 1933 del Codice Civile, se la somma costituisce un vero e proprio debito di gioco, il vincitore non dispone, in linea generale, di un’azione giudiziaria per obbligare il perdente a pagare. Tradotto: quella quota, in tribunale, difficilmente si recupera.

Sorare: quando la figurina diventa un investimento

Accanto al fantacalcio tradizionale è cresciuto un modello completamente diverso, che di soldi ne muove parecchi: Sorare. Nata in Francia nel 2018, è una piattaforma di fantasy football basata sulla blockchain: ogni carta-giocatore è rappresentata da un NFT registrato sulla rete Ethereum, che l’utente può detenere e trasferire secondo le regole della piattaforma. La differenza con il fantacalcio classico è sostanziale: qui non «prendi» un giocatore in una rosa virtuale, possiedi una carta con un valore di mercato reale, che oscilla in base alle prestazioni.

Ci si registra gratis e si può giocare in free-to-play, mentre per le carte a tiratura limitata e le competizioni più ricche entrano in gioco acquisti veri, tramite asta o marketplace. I numeri dell’azienda spiegano l’attenzione degli investitori: nel settembre 2021 Sorare ha chiuso un round di finanziamento da 680 milioni di dollari guidato da SoftBank, all’epoca il più grande Serie B mai realizzato in Europa, toccando una valutazione di 4,3 miliardi di dollari. Sul mercato si sono viste operazioni da capogiro: sempre nel 2021, tra le prime vendite record, una carta «unica» di Cristiano Ronaldo è stata ceduta per circa 290.000 dollari. Un mondo affascinante ma rischioso, dove, trattandosi di acquisto e vendita di asset digitali con soldi veri, si può guadagnare ma anche perdere l’intero capitale.

L’indotto: dal bar allo streaming, il fantacalcio muove tutto

Il sistema fantacalcio è molto più vasto dell’app che lo gestisce. Attorno al gioco è fiorito un intero ecosistema: testate specializzate, community, canali YouTube, tool per l’asta, servizi di consulenza a pagamento e newsletter. E c’è l’indotto “fisico”, quello dei bar e dei locali dove ci si ritrova per l’asta di inizio stagione o per seguire le partite con un occhio ai bonus, un rito collettivo che vale consumazioni e serate.

La parabola ricorda quella di un cugino illustre: il FantaSanremo, nato in un bar di provincia con 47 partecipanti e diventato un business gestito da una Srl, MK2, che secondo il bilancio 2024 depositato al Registro delle Imprese ha registrato oltre 2 milioni di euro di ricavi e circa 1,57 milioni di utile netto. La dimostrazione che, in Italia, un gioco tra amici può trasformarsi in un’industria. Il fantacalcio, quella soglia, l’ha superata da un pezzo: sette milioni di allenatori virtuali non sono solo una community, sono un mercato.

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