Dichiarazioni e adempimenti

Cartelle esattoriali del defunto, quali si ereditano e quando non vanno pagate

Patrizia Del Pidio 1 settembre 2026

In quali casi le cartelle esattoriali del defunto passano agli eredi? Vediamo la recente sentenza della Corte di Cassazione e i chiarimenti sull'acquisizione della qualità di erede.

Quando viene a mancare un parente, oltre al patrimonio attivo passa agli eredi anche quello passivo. Se il caro estinto aveva debiti, le cartelle esattoriali passano agli eredi? Coniuge e figli rischiano di dover pagare le cartelle esattoriali del defunto? C’è da premettere che quasi tutti i debiti rientrano nella successione ereditaria e se il defunto aveva cartelle esattoriali non saldate queste ultime passano agli eredi.

A questa regola generale ci sono delle eccezioni e vi sono debiti che non passano agli eredi. In questo articolo analizzeremo i debiti che possono trasmettersi a coniuge e figli quando il debitore è ancora in vita, ma anche nel caso in cui venga a mancare, analizzando quali cartelle debbano essere saldate dagli eredi esaminando una recente sentenza della Corte di Cassazione.

Coniuge e figli di un debitore cosa rischiano?

La legge italiana prevede che ognuno risponda dei propri debiti e non possono essere chiamati a saldare debiti contratti da un soggetto, fosse anche con il Fisco, eventuali coniugi, figli o altri familiari conviventi. Questi parenti non possono subire azioni esecutive da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione per debiti che ha contratto un congiunto. Lo stesso vale se i debiti provengono da tasse non pagate.

Il discorso cambia, però, se il debitore viene a mancare. In questo caso, infatti la maggior parte dei debiti si trasferiscono sugli eredi, a patto che accettino l’eredità. Anche in questo caso, però, sono previsti dei limiti. Nella successione, infatti, entra sia il patrimonio attivo (immobili, conti correnti, auto, azioni) sia quello passivo (mutui, tasse arretrate, bollette non pagate, finanziamenti).

Per ereditare i debiti del coniuge, genitore o parente defunto, però, è necessario accettarne l’eredità. Chi accetta l’eredità, infatti, subentra in tutti i rapporti giuridici del defunto diventando responsabile anche dei suoi debiti. Se non si accetta, invece, nessuna richiesta di tipo economico può essere avanzata sui familiari del debitore. Il problema, però, deve essere ricercato proprio nell’accettazione dell’eredità che può essere anche tacita.

Le sentenze della Cassazione

La Corte di Cassazione è intervenuta a tal riguardo con due distinte sentenze: la numero 17703 del 3 giugno 2026 e la numero 24651 del 14 agosto 2026. Con la sentenza di giugno la Suprema Corte ha ribadito quanto già previsto dalla normativa: per pretendere il pagamento delle cartelle esattoriali e dei debiti da parte dell’erede, l’amministrazione tributaria deve poter dimostrare che quest’ultimo abbia accettato l’eredità.

Con la sentenza emessa ad agosto 2026, invece, gli Ermellini hanno chiarito che la semplice denuncia di successione non basta a dimostrare che l’eredità è stata accettata. Essere indicati nella successione non significa avere accettato l’eredità. Il Fisco, per quel che riguarda la rinuncia all’eredità, ha obiettato che un erede che oggi rinuncia all’eredità potrebbe cambiare idea dopo anni ed accettarla. Per questo motivo, in caso di rinuncia a un’eredità con debiti, il Fisco ha sempre scelto la strada di notificare il debito all’erede per proteggere le pretese di pagamento.

Per la Corte di Cassazione, però, non è una motivazione sufficiente, non si può considerare una persona erede nel presente se ha rinunciato all’eredità, anche se ha possibilità di acquisirla in futuro. Dopo la rinuncia qualsiasi erede può cambiare idea entro 10 anni dall’apertura della successione, a patto che nessun altro chiamato all’eredità abbia accettato l’eredità rinunciata nel frattempo.

Accettazione dell’eredità, attenzione a quella tacita

Per accettare l’eredità di un congiunto che viene a mancare non è necessario solo recarsi presso il notaio. Esiste anche un’accettazione tacita che non tutti conoscono. Se un figlio, un coniuge o un familiare utilizza beni del defunto, li vende o fa un prelievo dal suo conto corrente, sta tacitamente accettando l’eredità: in questo caso, pur senza accettare esplicitamente l’eredità si diventa lo stesso eredi e, quindi, si devono onorare anche i debiti del de cuius e pagare, quindi, le imposte che non aveva versato.

Ci sono solo due modi per tutelarsi dai debiti del congiunto e per farlo, però, bisogna in ogni caso attenderne il decesso. Il primo modo è quello di rifiutare l’eredità per non far trasferire anche il debito. Il secondo modo è quello di optare per l’accettazione dell’eredità con il beneficio di inventario poiché in questo modo si risponde dei debiti del defunto solo con i beni del debitore stesso e non con il proprio patrimonio personale. Si tratta del modo migliore per poter trarre il maggior beneficio dall’eredità: se dopo il pagamento degli eventuali debiti, infatti, resta una parte del patrimonio se ne potrà beneficiare.

Quali cartelle esattoriali non vanno pagate dagli eredi?

Anche con l’accettazione dell’eredità, ci sono debiti che non ricadono sugli eredi. Le cartelle esattoriali che figli e coniuge del defunto non sono chiamati a pagare sono quelle riferite a:

  • multe stradali;
  • sanzioni amministrative;
  • sanzioni penali;
  • sanzioni tributarie (che rientrano nelle sanzioni amministrative).

La cosa a cui prestare molta attenzione, proprio in virtù della lista sopra riportata, è che ogni cartella esattoriale che va a recuperare una somma comprende anche una sanzione. L’erede è pertanto tenuto a versare la somma dovuta a titolo di imposta o capitale, ma non le sanzioni. Per non pagare la parte di cartella esattoriale che non gli compete l’erede dovrà presentare sia all’ente esattore che a quello titolare del credito una istanza di sgravio.

Distinzione tra interessi e sanzioni

A tal proposito va fatta una distinzione tra interessi di mora e sanzioni. Anche se gli eredi non sono tenuti a pagare alcune sanzioni accessorie, gli interessi legali e di mora maturati sul capitale rimangono dovuti: continuano a prodursi sul capitale dovuto anche dopo il decesso del de cuius.

La sanzione amministrativa o tributaria ha una funzione punitiva: è la pena che lo Stato infligge, ad esempio, per non aver pagato l’imposta. Nell’ordinamento italiano, però, esiste il principio della personalità della responsabilità sanzionatoria: la sanzione è personale e non si trasmette ad altre persone, neanche con la morte. Le sanzioni per ritardato o omesso versamento, quelle per la violazione del codice della strada e le sanzioni amministrative non si trasmettono agli eredi.

Discorso diverso, invece, è per gli interessi, che sono dovuti dagli eredi. Gli interessi non hanno una funzione punitiva, si tratta di un elemento risarcitorio per il costo del denaro trattenuto nel tempo (compensano lo Stato per il ritardo del pagamento). Gli interessi seguono la quota capitale e gli eredi sono chiamati a pagarli come corrispettivo per il ritardo maturato.

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