Digital Scenario

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di Matteo Pogliani

NTF e brand, un rapporto non rimandabile

Matteo Pogliani

12 ottobre 2021

NTF e brand, un rapporto non rimandabile

Il futuro degli NFT coinvolgerà profondamente gli utenti della rete, per questo i brand devono essere pronti a nuove opportunità che potrebbero diventare una necessità.

Da mesi ormai si sente parlare in modo estremamente trasversale, quasi popolare, degli NFT. Dal primo buzz che si focalizzava sullo spiegare cosa sono e come funzionassero, oggi la discussione si è velocemente spostata sulle possibili applicazioni, dimostrazione concreta di quanto l’interesse non sia solo frutto di hype o trend.

Un futuro che coinvolgerà profondamente gli utenti della rete (quindi tutti noi) che per questo dev’essere valutato e ponderato con attenzione dai brand che devono farsi trovare pronti dinanzi a nuove opportunità, opportunità che presto potrebbero essere una necessità.

Dal concetto di collezione a quello di proprietà

È innegabile come ciò che ha più caratterizzato l’interesse verso gli NFT sia il collezionismo, l’attenzione verso il raccogliere qualcosa di esclusivo, unico e, magari, strettamente connesso a una propria passione. Ne sono perfetto esempio NBA Top Shots, forse uno dei primi casi studio d’interesse, che permettevano ai fan della lega americana di basket di collezionare azioni iconiche attraverso la tecnologia NFT.

Una conseguenza normale, adattare le potenzialità di questi ultimi alle memorabilia sportiva, qualcosa che c’era e funzionava già bene, ma che, forse, aveva bisogno di una rinfrescata o di nuove opportunità da sfruttare.

Ma gli ultimi mesi stanno cambiando il punto di vista, portando questa visione da “collezionista” a essere superata, in quanto non in grado di esaltare tutte le applicazioni che gli NFT stanno trovando. Gli NFT stanno rendendo realtà qualcosa da tempo cercata, ma mai trovata: il modo di spostare il concetto di proprietà online, dando un nuovo livello di concretezza al web.
Qualcosa che sarà sempre più rilevante pensando agli sviluppi della realtà virtuale e di quello che viene definito metaverso, realtà alternative e astratte, ma quanto mai “reali” per quanto riguarda socialità ed esperienza.

Senza contare come gli NFT e i diretti sviluppi possano essere traino decisivo a un utilizzo massivo e, soprattutto, trasversale delle criptovalute, oggi tema ancora troppo elitario. L’utilità pratica potrebbe infatti cambiare presto tutto questo, risolvendo sul nascere molti dei dubbi che tanta gente ancora ha.

Un boost da cogliere lato brand

Non mancano già esempi di come gli NFT siano rivoluzionari per le aziende, soprattutto di media: appartenenza/accesso esclusivo/governance, giochi play-to-earn e, appunto, i mondi virtuali del metaverso.

Esempi che però non devono trarre in inganno: la maggior parte delle società di media tradizionali non ha quasi alcuna presenza lato NFT. Un peccato se si stima che l’opportunità finanziaria sembra essere facilmente misurabile in miliardi di dollari. Il motivo? Una corretta strategia di NFT ha infatti:

● riconquistare il surplus del consumatore perduto, permettendo di coinvolgere a un grado più profondo e con un livello di spesa più alto, ma motivato dall’esclusività e dal concetto di proprietà giù citato;
● disintermediare e ridurre la posizione dominante delle piattaforme tech, offrendo ai brand nuove forme di relazione e business;
massimizzare l’effetto community e il valore delle fandom, offrendo agli utenti fortemente coinvolti nuove forme più profonde di connessione. Un valore che TikTok ha aiutato a riscoprire in questi anni;
● creare un punto concreto di connessione tra offline e metaverso, rendendo terreno di conquista (e di vendita) anche questi nuovi mondi. Basti pensare alle skin brandizzate in Fortnite o alle Sneaker di Gucci acquistabili anche solo digitalmente;
● sviluppare future forme di distribuzione dei media basata su blockchain.

Cosa ci aspetta?

Issue che possono sembrare orientate fortemente al domani, ma che in realtà sono molto più vicino di quello che si possa pensare. Perché se da una parte è vero che stiamo toccando solo la superficie di cosa significhi avere diritti di proprietà digitale, dall’altra l’attività degli sviluppatori di terze parti, grazie alla componibilità, spinge enormemente l’evoluzione e l’utilizzo degli NFT.

È quindi decisivo che i brand agiscano oggi, strutturando un approccio strategico nel medio periodo, ben prima che diventi “normale” per gli utenti. A quel punto potrebbe esser tardi infatti per posizionarsi correttamente in questo metaverso, perdendo conseguentemente enormi possibilità di business, ma ancor di più rischiando di essere tagliati fuori da quello che in futuro potrebbe divenire il mercato “reale” su cui operare.

Un richiamo ancora più urgente se pensiamo che piattaforme come TikTok stanno già lavorando in tal senso, sfruttando gli NFT in ottica contenuti esclusivi, valorizzando la forza (vi ricordate la fandom?) dei creator star che popolano il canale.

Comunque andrà resta evidente come l’attività legata agli NFT si stia dimostrando un driver di innovazione difficilmente visto prima. Un’esaltazione a non fermarsi al proprio status quo.

Partecipa alla discussione

Matteo Pogliani

Partner e Digital Strategist di Openbox, agenzia specializzata in Social Media e Influencer Marketing.

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