Tecnologia

La profezia di Bill Gates sull’AI spaventa il mondo del lavoro. Ma offre una soluzione

Simone Micocci 27 agosto 2026

Bill Gates parla di nuovo di AI e questa volta lancia un allarme: alcune professioni dovranno essere riservate agli umani per evitare una disoccupazione massiva e insostenibile.

Non è la prima volta che Bill Gates interviene sul futuro dell’intelligenza artificiale, mettendone in evidenza rischi e svantaggi. Finora, però, ai timori aveva quasi sempre affiancato una forte fiducia nei benefici di quella che è destinata a diventare una delle tecnologie più importanti del nuovo millennio, soprattutto in settori come l’istruzione e la sanità. Questa volta, invece, il tono è decisamente più allarmato.

A preoccupare Gates è soprattutto l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. A differenza delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, infatti, l’AI potrebbe sostituire direttamente le capacità cognitive dell’uomo e provocare la scomparsa di moltissimi posti senza crearne altrettanti. Uno scenario potenzialmente dannoso per milioni di lavoratori, di fronte al quale il fondatore di Microsoft propone una soluzione radicale: stabilire che alcune professioni e attività debbano restare riservate agli esseri umani.

Vediamo allora perché, secondo Gates, questa rivoluzione sarà diversa da tutte le precedenti e in che modo sarebbe ancora possibile proteggere il lavoro umano.

La profezia di Gates sull’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

È innegabile che l’intelligenza artificiale possa migliorare il lavoro in numerosi settori, semplificando alcune attività riducendo i tempi necessari per svolgerle e, di conseguenza, aumentando la produttività. Possibilità destinate a crescere rapidamente, considerando la velocità con cui questa tecnologia continua a svilupparsi e a migliorare.

La storia insegna però che ogni grande innovazione produce conseguenze anche sul piano occupazionale. La rivoluzione industriale, ad esempio, ha consentito alle aziende di aumentare la produzione e ridurre i costi, ma ha provocato allo stesso tempo profondi stravolgimenti nel mercato del lavoro, facendo scomparire alcune professioni e costringendo milioni di persone ad adattarsi a nuovi modelli produttivi.

Secondo Bill Gates, tuttavia, questa volta il cambiamento potrebbe essere ancora più rapido e difficile da governare. Nel lungo saggio intitolato The turbulent AI era is here. The choices we make now are critical, il fondatore di Microsoft mette in evidenza i rischi legati a un impiego sempre più esteso dell’intelligenza artificiale negli ambienti di lavoro. L’AI infatti può intervenire direttamente sulle sue capacità cognitive: è già in grado di vedere, ascoltare, parlare e ragionare e, grazie alla robotica, potrebbe presto svolgere anche molte attività manuali.

Il rischio, quindi, è che la trasformazione coinvolga contemporaneamente settori molto diversi, dal diritto alla medicina, passando per l’assistenza clienti, la programmazione e la manifattura. Come già sostenuto da altre figure di primo piano del settore tecnologico, tra cui Elon Musk, anche Gates ritiene che molte professioni potrebbero scomparire e che i nuovi posti creati dall’intelligenza artificiale potrebbero non essere sufficienti a compensare quelli perduti.

Per questo motivo ha iniziato a ragionare su una soluzione particolarmente radicale: individuare alcune attività che, anche quando potrebbero essere svolte da una macchina, dovrebbero restare riservate agli esseri umani.

La soluzione di Gates: lavori riservati agli esseri umani

Servirebbero quindi dei paletti per evitare che un utilizzo massiccio e senza regole dell’intelligenza artificiale possa provocare licenziamenti di massa. Se da una parte le aziende potrebbero guadagnare sempre di più, dall’altra lo Stato si troverebbe a dover affrontare le conseguenze di una disoccupazione sempre più elevata, con maggiori spese per il welfare e il rischio di creare una nuova generazione di poveri.

È vero che lo sviluppo dell’AI sta favorendo anche la nascita di nuove figure professionali, ma il timore di Gates è che queste non siano sufficienti a compensare tutti i posti destinati a scomparire. Anche perché le nuove opportunità potrebbero richiedere competenze molto diverse da quelle possedute dai lavoratori sostituiti, rendendo difficile una loro rapida ricollocazione.

Per questo motivo Gates propone di creare una categoria di attività definita “Human Reserved”, ossia riservata agli esseri umani.

Il principio è simile a quello delle riserve naturali: esistono luoghi nei quali sarebbe possibile costruire, ma che la società sceglie di proteggere perché la loro perdita avrebbe un costo troppo elevato. Allo stesso modo, alcune professioni potrebbero continuare a essere svolte dalle persone anche quando una macchina sarebbe tecnicamente in grado di sostituirle.

La protezione potrebbe essere permanente per i lavori nei quali il rapporto umano è considerato insostituibile, come l’assistenza alle persone fragili e la cura dei bambini. In altri settori, come la sanità e l’istruzione, si potrebbe invece adottare un modello misto: il professionista resterebbe al centro dell’attività, utilizzando l’intelligenza artificiale come strumento di supporto e non come sostituto.

Per altre categorie ancora, la tutela potrebbe essere solamente temporanea, così da accompagnare gradualmente i lavoratori verso la trasformazione del settore.

In un’ipotesi estrema, Gates ritiene che si potrebbe arrivare a riservare inizialmente agli esseri umani fino al 40% degli attuali posti di lavoro.

A questa soluzione si aggiunge quella fiscale. Oggi un’azienda che assume un lavoratore paga imposte e contributi, mentre l’acquisto di un software o di un robot può beneficiare di un trattamento più favorevole. Secondo Gates, questo sistema finisce per incentivare la sostituzione delle persone con le macchine: per questo motivo una tassa sui robot o sull’utilizzo dei sistemi di AI potrebbe invece rallentare l’automazione più aggressiva e finanziare la formazione dei lavoratori, come pure un sistema di welfare più forte.

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