Note di Vino

Note di Vino

di Antonella Coppotelli

Piemonte oltre il Nebbiolo. I vitigni autoctoni che raccontano un’altra storia del vino

Antonella Coppotelli

23 gennaio 2026

Ruchè, Pelaverga e gli autoctoni bianchi (Arneis, Timorasso): il volto meno noto ma di pari qualità del Piemonte vitivinicolo. Una riscoperta di varietà antiche e identitarie.

Piemonte oltre il Nebbiolo. I vitigni autoctoni che raccontano un'altra storia del vino

Quando si parla di Piemonte del vino, il pensiero corre immediatamente al Nebbiolo e ai suoi grandi rossi. Le DOCG Barolo e Barbaresco, tanto per citarne solo un paio delle 19 presenti nella regione, sono diventate sinonimo stesso di eccellenza enologica, al punto da oscurare, talvolta involontariamente, una parte fondamentale del patrimonio viticolo regionale.

Eppure il Piemonte è una delle regioni italiane con la più alta densità di vitigni autoctoni, molti dei quali stanno vivendo oggi una stagione di rinnovata attenzione.

Raccontare il Piemonte oltre il Nebbiolo non significa ridimensionare il valore dei suoi grandi vini iconici, ma ampliare lo sguardo su una viticoltura complessa, stratificata, capace di esprimere qualità ed eleganza anche attraverso uve meno celebrate.

Significa, soprattutto, riconoscere l’identità di un territorio che offre un connubio unico al mondo tra terroir, clima e varietà ampelografica dove a vincere è la pluralità e l’eccellenza. Ricordiamo che il Piemonte è l’unica regione italiana in cui non esistono IGT ma solo DOCG e DOC.

Un territorio naturalmente vocato alla diversità

La ricchezza viticola del Piemonte è il risultato di una combinazione rara di fattori. La varietà dei suoli, le differenze altimetriche, la presenza delle montagne, insieme a una lunga tradizione contadina, hanno favorito nei secoli la selezione e la conservazione di numerose varietà locali.

In questo contesto, il Nebbiolo ha trovato un ambiente ideale per esprimere longevità e complessità, ma non è mai stato l’unico protagonista.

Accanto a lui, per lungo tempo, sono sopravvissuti vitigni adattati a microzone precise, spesso destinati a un consumo locale o familiare, oggi finalmente riscoperti e valorizzati.

Barbera: da vino quotidiano a grande interprete del territorio

Tra i vitigni autoctoni piemontesi, la Barbera è forse quello che meglio rappresenta l’evoluzione della regione. Storicamente considerata un vino di pronta beva, energico e acido, negli ultimi decenni ha dimostrato una straordinaria capacità di elevare il proprio profilo qualitativo.

Le Barbere di Asti, del Monferrato e di Nizza raccontano territori diversi attraverso espressioni che spaziano dalla freschezza immediata a interpretazioni più profonde e strutturate.

Oggi la Barbera è uno dei simboli della capacità piemontese di coniugare tradizione e modernità, senza rinunciare alla riconoscibilità.

Dolcetto e Bonarda: identità quotidiana e carattere territoriale

Il Dolcetto non è l’unico vitigno piemontese ad aver incarnato, per lungo tempo, l’idea di vino quotidiano. Accanto a lui, la Bonarda piemontese, da non confondere con altre omonimie nazionali, ha svolto un ruolo altrettanto centrale nella cultura rurale della regione.

Entrambi rappresentano un’espressione diretta, senza mediazioni, del territorio e delle sue esigenze storiche.

Se il Dolcetto si distingue per un profilo asciutto, immediato e marcatamente territoriale, la Bonarda ha offerto per decenni vini di pronta beva, spesso vivaci, pensati per accompagnare la tavola più che per sfidare il tempo.

Oggi, però, entrambi i vitigni stanno vivendo una rilettura qualitativa significativa. Le interpretazioni contemporanee puntano su precisione agronomica, rese contenute e vinificazioni rispettose, capaci di restituire vini più complessi, equilibrati e profondamente identitari.

In denominazioni come Dogliani, Diano d’Alba e Ovada per il Dolcetto, e nelle aree storiche di coltivazione della Bonarda, il lavoro dei produttori dimostra come questi vitigni possano raccontare un Piemonte autentico, lontano dai riflettori ma non meno significativo.

Grignolino e Freisa: finezza, tannino e memoria storica

Grignolino e Freisa rappresentano due esempi emblematici di vitigni piemontesi a lungo rimasti in ombra. Il Grignolino, con il suo colore tenue e il tannino deciso, è un vino di grande personalità, capace di raccontare con eleganza le colline del Monferrato e del Casalese.

La Freisa, spesso associata a versioni frizzanti del passato tipica delle “piole” (osterie a conduzione casalinga), sta vivendo una riscoperta significativa nelle sue espressioni ferme e secche.

La riscoperta e valorizzazione di questo vitigno è dovuta anche alla rinascita della “vigna della Regina” inserita all’interno dell’omonima villa che sovrasta la città di Torino.

I vitigni bianchi piemontesi: un patrimonio da riscoprire

Se il Piemonte è storicamente associato ai grandi rossi, i vitigni bianchi autoctoni raccontano un’altra storia di qualità e longevità. Il Cortese del Gavi è un esempio di come un vitigno apparentemente semplice possa esprimere profondità e capacità di evoluzione nel tempo.

Accanto al Cortese, l’Arneis ha conosciuto una rinascita sorprendente. Da uva quasi scomparsa, è diventata una delle espressioni più riconoscibili del Roero, capace di coniugare finezza aromatica e struttura e da essersi guadagnato l’appellativo di “nebbiolo bianco”.

Altri vitigni come Erbaluce e Timorasso completano un mosaico bianco di grande interesse, oggi sempre più apprezzato anche fuori dai confini regionali.

Ruché, Pelaverga, Avanà, Avarengo, Neretto, Becuét e Doux d’Henry: la biodiversità che definisce il Piemonte

Oltre ai vitigni più noti, il Piemonte custodisce un patrimonio di varietà autoctone minori che rappresentano una delle espressioni più autentiche della sua identità viticola. Ruché, Pelaverga, Avanà, Avarengo, Neretto e Becuét sono uve profondamente legate a microterritori specifici e raccontano un Piemonte meno conosciuto, ma di grande valore enologico e culturale.

Il Ruché, coltivato quasi esclusivamente nell’area di Castagnole Monferrato, è un esempio emblematico di riscoperta riuscita. Aromatico, speziato, dalla trama tannica fine, è oggi uno dei vitigni simbolo di una viticoltura che ha saputo trasformare una varietà marginale in un’eccellenza riconosciuta.

Il Pelaverga, nelle sue espressioni di Verduno e del Saluzzese, offre vini leggeri, eleganti, caratterizzati da note pepate e grande bevibilità. È un vitigno che interpreta il territorio con finezza più che con potenza, dimostrando come l’identità non passi necessariamente dalla struttura.

Nelle valli alpine e prealpine trovano spazio varietà come Avanà e Avarengo, vitigni storicamente coltivati in contesti difficili, capaci di resistere a condizioni climatiche estreme.

I vini che ne derivano sono spesso sottili, tesi, con un profilo che privilegia freschezza e verticalità, offrendo una lettura diversa del Piemonte montano.

Il Neretto, diffuso in diverse declinazioni locali, e il Becuét, raro e quasi sconosciuto al grande pubblico, completano un mosaico di biodiversità che testimonia la straordinaria frammentazione viticola della regione.

Sono vitigni che sopravvivono grazie al lavoro di pochi produttori, ma che rappresentano un patrimonio genetico e culturale di valore inestimabile.

Tutti questi vitigni di montagna che, come per la Valle d’Aosta e altre regioni di Italia, contribuiscono a creare una viticoltura eroica, danno vita al Ramìe, rarissimo vino di montagna

A questo patrimonio si affianca un vitigno ancora più raro come il Doux d’Henry, varietà di origine alpina che secondo la tradizione sarebbe arrivato al seguito del re di Francia Enrico IV. Il Doux d’Henry, uva a bacca rossa di grande delicatezza, dà vini sottili, floreali e di grande finezza aromatica che trova la sua massima espressione nella tipologia rosato.

Il vero cambiamento nel panorama piemontese passa attraverso il lavoro di produttori che hanno scelto di investire tempo e risorse nel recupero di vitigni minori.

Questa riscoperta non è guidata da logiche nostalgiche, ma da una visione enologica precisa: valorizzare ciò che il territorio offre in modo naturale, senza forzature, restituendo autenticità al vino.

Antonella Coppotelli

Responsabile Area Marketing & PR Money.it

Per maggiori informazioni su Note di Vino scrivere un'email a [email protected]

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