Come riconoscere un buon vino? L’importanza della coerenza tra terroir, vigna e cantina
Antonella Coppotelli
11 febbraio 2025
Riconoscere un buon vino non è una questione di gusto personale, ma è al contempo un’arte e una tecnica che richiede esperienza, oggettività e una grande dose di umiltà.
Raccontare cosa c’è nel bicchiere è una grande responsabilità e un atto di rispetto per tutto il lavoro che c’è stato dietro e, passo dopo passo, arriva nella nostra bocca. Non senza eventi imprevedibili che chi produce vino deve affrontare e governare.
Iniziamo, quindi, subito col dire che il gusto personale è tra gli aspetti meno importanti da tenere in considerazione se non nulli, ma a guidare il racconto devono esserci coerenza, conoscenza e capacità di ascolto di ciò che abbiamo tra le mani, insomma 3 C imprescindibili.
Questa è stata una delle lezioni più sconvolgenti e rivelatrici apprese durante il mio percorso in AIS Lazio dal docente Marco Ricciardi, un viaggio appena iniziato e che spero mi porterà proprio lì, nel cuore di ciascun acino fino a sentirne umori, sapori e rumori più nascosti.
Da qui, quindi, voglio partire e condividere con chi è appassionato o un semplice curioso Note di Vino con l’obiettivo di accendere una scintilla e andare alla scoperta di un mondo divino.
In tutto ciò, come riconoscere un buon vino? Partiamo da una delle 3 C ossia dalla conoscenza e, aggiungiamo, comprensione approfondita di tre elementi fondamentali: terroir, vigna e cantina. La qualità di un vino dipende dall’armonia tra questi tre fattori, che lavorano insieme per esprimere al meglio il carattere del prodotto finale e restituiscono nel bicchiere coerenza goccia dopo goccia.
Il ruolo del terroir: la firma naturale del vino
Il termine ’terroir’ è di origine francese e racchiude l’insieme dei fattori ambientali che influenzano la crescita della vite e, di conseguenza, il profilo del vino. Semplificando, questi includono:
- suolo: ossia la composizione del terreno (argilloso, calcareo, sabbioso, vulcanico) che influisce sulla struttura e sulla mineralità del vino;
- clima: inteso come temperatura, umidità, escursione termica e piovosità, aspetti che determinano la maturazione dell’uva.
- esposizione e altitudine: in combinata con gli altri due, influiscono sulla fotosintesi e sulla concentrazione di zuccheri e acidi nell’uva.
Un buon vino deve riflettere il suo terroir, ovvero deve mantenere una coerenza tra le caratteristiche naturali del territorio e il profilo organolettico del prodotto finale. Ad esempio, banalizzando (non me ne vogliano i più esperti), un vino della Borgogna dovrebbe esprimere finezza ed eleganza, mentre un vino siciliano proveniente da uve allevate su suolo vulcanico dovrebbe manifestare una spiccata mineralità.
La vigna e l’arte della viticoltura
Il vino si fa in vigna. Questo è un altro assunto da cui non si scappa quando si descrive una bottiglia. Ed è proprio la gestione della vigna un altro elemento determinante per la qualità di un vino. Qui entrano in gioco diverse pratiche agronomiche che influenzano la salute e la produttività delle piante e non da ultimo le tecniche di allevamento della vite. Sintetizzando e rimandando ai dovuti ambiti per approfondire, possiamo affermare che gli aspetti più importanti sono:
- scelta dei vitigni;
- gestione del suolo;
- potatura e resa per ettaro;
- sostenibilità e agricoltura biologica.
Un vino di qualità proviene da vigneti curati con attenzione, dove ogni operazione è mirata a ottenere uve sane, mature e bilanciate.
La cantina e il tocco finale dell’enologo
Il processo di vinificazione è cruciale per mantenere l’equilibrio tra le caratteristiche del terroir e quelle dell’uva. La cantina deve intervenire con metodi che rispettino e valorizzino la materia prima senza stravolgerla. Possiamo definire l’enologo, azzardando, il custode di tutto il lavoro svolto in precedenza. Anche qui vi sono alcuni aspetti fondamentali da memorizzare e che devono tener conto di determinati procedimenti quali:
- la fermentazione;
- l’affinamento;
- la filtrazione e la stabilizzazione.
Non da ultimo l’aggiunta di solfiti che, attraverso un loro sapiente utilizzo, non copre le caratteristiche naturali del vino ma le evidenzia. Un buon vino è quello in cui il lavoro dell’enologo esalta la qualità delle uve e non le snatura con tecniche invasive.
Come riconoscere la coerenza tra terroir, vigna e cantina?
Per identificare un vino che rispetta questa coerenza, occorre prestare attenzione ad alcuni indicatori chiave, ma in prima battuta va sempre chiesto di che uve stiamo parlando e da dove provengano. Anche in questa fase che possiamo definire descrittiva, occorrono tecnica, umiltà e un discreto numero di assaggi che ci portino a una soddisfacente descrizione visiva, olfattiva e gustativa.
Ecco perché un vino di qualità è il risultato della perfetta armonia tra terroir, vigna e cantina. La coerenza tra questi elementi garantisce un prodotto autentico, espressivo e rappresentativo del territorio d’origine, ma per riconoscere tutto ciò, è fondamentale sviluppare un approccio critico basato sulla conoscenza e sulla degustazione consapevole.
Non ci resta altro che stappare una bottiglia e tuffarsi nella sua essenza per scoprirne la storia e il racconto.
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