La Toscana del vino oltre il Sangiovese: suoli, vitigni autoctoni e territori da conoscere
Antonella Coppotelli
19 giugno 2026
Dalla varietà geologica al recupero di vitigni antichi: un viaggio nel mondo del vino toscano, esplorando l’identità del territorio e le ultime novità del disciplinare Chianti.
Parlare di Toscana significa inevitabilmente parlare di vino. Nessun’altra regione italiana, a parte il Piemonte, è riuscita a costruire un’immagine così forte e riconoscibile, dove paesaggio, cultura agricola e tradizione enologica convivono in un equilibrio quasi perfetto.
Vocazione riconosciuta anche nell’antichità tanto che Cosimo de Medici nel 1716 creò delle DOC ante litteram, fino ad arrivare nel 1980 con il Brunello di Montalcino come prima DOCG riconosciuta.
Se il Sangiovese rappresenta il cuore pulsante della produzione regionale, la Toscana custodisce anche un patrimonio ampelografico meno conosciuto, fatto di varietà antiche recuperate dall’oblio e di territori straordinariamente diversi tra loro.
La straordinaria vocazione vitivinicola toscana affonda le radici nella complessità geologica della regione.
Dalle colline del Chianti alla Maremma, dalla costa tirrenica alle pendici appenniniche, i suoli cambiano continuamente e contribuiscono a definire identità enologiche molto differenti.
I suoli della Toscana: una ricchezza geologica unica
La Toscana è caratterizzata da una notevole varietà di terreni. Nel Chianti predominano galestro e alberese, rocce friabili che garantiscono ottimo drenaggio e regalano ai vini eleganza e finezza aromatica.
Nelle aree di Montalcino si alternano terreni argillosi, marne, suoli calcarei e depositi pliocenici che contribuiscono alla complessità dei Brunello.
La costa maremmana presenta invece terreni sabbiosi e ricchi di scheletro, mentre nelle zone di Bolgheri si incontrano depositi alluvionali, sabbie e argille che favoriscono la maturazione delle varietà internazionali.
Più a nord, tra Carmignano e il Mugello, i suoli diventano ricchi di marne e arenarie, mentre la Valdichiana e Cortona mostrano una predominanza di argille e sedimenti pliocenici.
Questa straordinaria diversità spiega la grande capacità della Toscana di esprimere vini molto diversi tra loro e di preservare un patrimonio varietale di assoluto interesse.
I vitigni autoctoni della Toscana: un patrimonio riscoperto
L’avanguardia toscana in fatto di enologia non è stata mai pigra nel tempo e mai ha vissuto di rendita grazie alla sua fama ma si è sempre impegnata in una produzione volta alla qualità, tanto che tre quarti delle sue produzioni rosse sono esportate all’estero.
A oggi si sperimentano le bollicine con metodo classico e le vinificazioni in anfora con l’utilizzo di vasi vinari costituiti da argille toscane. Ditemi se non è coerenza questa e volontà precisa di tutelare il brand “Toscana del vino” sotto ogni punto di vista.
Negli ultimi trent’anni la ricerca e il lavoro di recupero condotto da università e vivai hanno riportato all’attenzione numerose varietà storiche di vitigni autoctoni che fanno da gregarie alle grandi produzioni DOP. Vediamone qualcuna insieme.
Pugnitello, l’antica varietà rinata
Il Pugnitello prende il nome dalla forma compatta del grappolo, simile a un pugno chiuso. Dopo essere quasi scomparso, è stato recuperato grazie a studi avviati negli anni Ottanta.
Oggi trova la sua principale diffusione nelle province di Siena e Firenze, soprattutto nel Chianti Classico e nella Maremma. Produce vini ricchi di colore, tannici e dotati di buona acidità.
Canaiolo, il compagno storico del Sangiovese
Storicamente impiegato nei blend del Chianti, il Canaiolo è presente soprattutto nelle province di Firenze, Siena, Arezzo e Pisa. Conferisce morbidezza, profumi floreali e una componente fruttata capace di equilibrare la maggiore austerità del Sangiovese.
Foglia Tonda, l’eleganza ritrovata
Diffuso principalmente tra Chianti, Valdarno e le province di Firenze e Siena, il Foglia Tonda è stato recuperato negli ultimi decenni. Si distingue per la buona struttura, la freschezza e le note speziate e balsamiche.
Barsaglina, l’anima della Lucchesia
Originaria della provincia di Lucca, in particolare della Colline Lucchesi DOC, la Barsaglina regala vini dal colore intenso, con profumi di frutti neri e spezie. Tradizionalmente utilizzata in uvaggio, oggi viene valorizzata anche in purezza.
Sanforte, l’antico Sangioveto grosso senese
Conosciuta anche come Sanforte o Forte, è una varietà tipica della provincia di Siena. Un tempo molto diffuso, oggi è oggetto di recupero soprattutto nel territorio del Montepulciano e della Val d’Orcia. Produce vini strutturati e longevi.
Pollera, memoria della Lunigiana
La Pollera Nera è allevata principalmente nella Lunigiana e nella provincia di Massa-Carrara. È una varietà che offre vini fragranti e delicati, caratterizzati da una buona freschezza.
Vermentino Nero, rarità della costa nord-occidentale
Presente soprattutto nei Colli di Luni e nelle province di Massa-Carrara e Lucca, il Vermentino Nero rappresenta una delle varietà più rare del panorama italiano. I suoi vini mostrano profumi speziati e fruttati, con tannini morbidi e una piacevole bevibilità.
Vernaccia di San Gimignano, il bianco simbolo della Toscana
La Vernaccia di San Gimignano è strettamente legata al territorio collinare intorno a San Gimignano, in provincia di Siena.
Prima DOC italiana riconosciuta nel 1966, esprime tutta la mineralità dei terreni sabbiosi e tufacei dell’area. I vini si distinguono per freschezza, sapidità e note di mandorla nel finale. A Oggi è l’unica DOCG di tipologia bianca della regione.
Moscato Bianco di Montalcino, una tradizione quasi dimenticata
Il Moscato Bianco è storicamente presente nel territorio di Montalcino, dove veniva utilizzato per la produzione del Moscadello di Montalcino DOC, una delle denominazioni più antiche d’Italia. I terreni calcarei e marnosi conferiscono ai vini aromaticità, eleganza e grande equilibrio.
Cortona DOC e l’identità del Syrah toscano
Se esiste un territorio italiano che ha saputo costruire un legame quasi simbiotico con il Syrah, questo è Cortona. Non è un autoctono toscano ma vale la pena parlarne. La denominazione Cortona DOC, istituita nel 1999, comprende una parte della Valdichiana aretina caratterizzata da terreni argillosi e sabbioso-limosi di origine pliocenica.
Il clima caldo e ventilato, mitigato dalla vicinanza del lago Trasimeno e dalle escursioni termiche notturne, permette al Syrah di esprimere una personalità unica.
A differenza delle interpretazioni più muscolari del Nuovo Mondo, il vitigno Syrah di Cortona offre profumi di mora, mirtillo, pepe nero e violetta, accompagnati da una struttura importante ma sempre sostenuta da freschezza e da una raffinata componente speziata.
Negli ultimi vent’anni la denominazione è diventata uno dei riferimenti nazionali per questa varietà, tanto da essere considerata una delle sue espressioni più identitarie in Italia.
Il Chianti DOCG tra la nuova tipologia rosè e la sottozona Terre di Vinci
Il Chianti DOCG continua a evolversi, dimostrando come una denominazione storica possa interpretare i cambiamenti del mercato senza rinunciare alla propria identità.
Tra le novità più rilevanti introdotte con l’aggiornamento del Disciplinare approvato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste figurano infatti sia l’ammissione della tipologia rosè sia il riconoscimento della nuova sottozona Terre di Vinci, due interventi che rispondono a esigenze differenti ma accomunate dalla volontà di valorizzare il territorio e ampliare la competitività della denominazione.
L’introduzione del Chianti DOCG Rosè nasce dall’esigenza di intercettare le nuove tendenze di consumo internazionali, che vedono i vini rosati protagonisti di una crescita costante, soprattutto nei mercati europei e nordamericani.
Il Consorzio del Chianti Classico ha così deciso di offrire una nuova interpretazione del Sangiovese, vitigno che rimane al centro dell’identità della denominazione, attraverso vini caratterizzati da colore tenue, profumi di piccoli frutti rossi, agrumi e fiori freschi, sostenuti da una vivace acidità e da una marcata sapidità.
L’obiettivo è ampliare le occasioni di consumo e rendere il Chianti ancora più competitivo in un segmento particolarmente dinamico, senza snaturarne il legame con il territorio.
Altrettanto significativa è l’introduzione della nuova sottozona Terre di Vinci, che comprende i comuni di Vinci, Cerreto Guidi, Capraia e Limite, Fucecchio, Montelupo Fiorentino ed Empoli, nel territorio occidentale della provincia di Firenze.
La scelta rappresenta il riconoscimento di una precisa identità storica e viticola, profondamente legata a un’area che da secoli è vocata alla coltivazione della vite e che coincide con i luoghi natali di Leonardo da Vinci.
L’istituzione della sottozona risponde alla crescente richiesta di una maggiore valorizzazione delle singole espressioni territoriali, seguendo una tendenza ormai consolidata nel mondo del vino, sempre più orientato verso la definizione delle specificità locali.
I suoli argillosi e sabbiosi, uniti a un clima influenzato dalla vicinanza dell’Arno e dalle dolci colline del Montalbano, conferiscono ai vini una personalità distinta, caratterizzata da equilibrio, freschezza e una particolare eleganza aromatica.
L’inserimento di Terre di Vinci nel disciplinare rappresenta quindi non soltanto un omaggio a uno dei territori più iconici della Toscana nonché patria di Leonardo da Vinci, ma anche una scelta strategica volta a rafforzare il valore identitario del Chianti DOCG.
Se l’apertura alla tipologia rosè testimonia la capacità della denominazione di interpretare i nuovi gusti dei consumatori, la nascita della sottozona Terre di Vinci evidenzia invece la volontà di accentuare il legame con le origini e con quella straordinaria diversità territoriale che costituisce uno dei patrimoni più preziosi della viticoltura toscana.
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