Note di Vino

Note di Vino

di Antonella Coppotelli

Dalla festa per Sal Da Vinci ai vini del vulcano. I vitigni autoctoni della Campania

Da Napoli in festa per Sal Da Vinci ai vigneti nati nella cenere vulcanica: viaggio nei vitigni autoctoni della Campania, tra suoli unici e tradizioni millenarie.

Dalla festa per Sal Da Vinci ai vini del vulcano. I vitigni autoctoni della Campania

A Napoli la notte scorsa si è festeggiato fino a tardi. La vittoria di Sal Da Vinci al 76° Festival di Sanremo ha trasformato la città in un palcoscenico spontaneo: cori nei vicoli, brindisi nei ristoranti, tavole imbandite fino a tarda notte.

Napoli ha sempre celebrato la musica come una forma di identità collettiva. Ma qui l’identità passa anche attraverso un altro linguaggio profondissimo: quello del vino.

Perché la Campania è una delle regioni italiane dove il legame tra territorio e vitigno appare più evidente. Non solo per la storia millenaria della viticoltura, ma soprattutto per la natura del suolo.

Gran parte dei vigneti regionali cresce infatti su terreni di origine vulcanica: ceneri, lapilli e sabbie antiche che hanno modellato il paesaggio morfologico nel corso dei secoli.

È proprio questa geologia particolare ad aver protetto molte vigne da uno dei drammi più grandi della storia del vino europeo: la fillossera. Il parassita che nell’Ottocento devastò gran parte dei vigneti del continente trova infatti difficoltà a sopravvivere nei terreni tipici delle aree vulcaniche.

In alcune zone della Campania esistono ancora vigneti su piede franco, una rarità che contribuisce a preservare il carattere originario di molte varietà e qui se ne contano davvero molte.

Dentro questo paesaggio complesso è nato uno dei patrimoni ampelografici autoctono più ricchi d’Italia che meriterebbe un focus a sé.

Dai grandi bianchi dell’Irpinia come Greco di Tufo, Fiano e Falanghina del Sannio, ai rossi identitari come Piedirosso, il vino di Napoli e Aglianico, fino a una costellazione di vitigni meno noti ma profondamente radicati nel territorio quali, ad esempio, Casavecchia, Tintore, Catalanesca, Caprettone, Sciascinoso, Coda di Volpe, Biancolella, Forastera, Fenile, Ripoli.

Alcuni di questi raccontano paesaggi estremi: vigneti affacciati sul mare nei Campi Flegrei, terrazze scoscese sulla Costiera Amalfitana, filari che salgono sui versanti del Vesuvio o sulle isole del Golfo.

Tra le immagini più sorprendenti della viticoltura campana ci sono poi le viti maritate dell’Asprinio di Aversa, allevate secondo un sistema antichissimo in cui le piante si arrampicano sui pioppi raggiungendo anche quindici metri di altezza. Un paesaggio agricolo unico, oggi riconosciuto come Patrimonio Immateriale della Regione Campania.

Vigneto di asprinio Vigneto di asprinio Vite maritata dell'agro aversano

Raccontare i vitigni autoctoni della Campania significa quindi raccontare una regione dove la viticoltura è nata in equilibrio con un ambiente potente e spesso difficile. Un ambiente fatto di fuoco e cenere, ma anche di mare, vento e montagne.

È da questa combinazione che nasce uno dei mosaici enologici più affascinanti del Mediterraneo.

Antonella Coppotelli

Responsabile Area Marketing & PR Money.it

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