Basilicata Coast to Coast nel calice. I vitigni autoctoni lucani da conoscere
Antonella Coppotelli
24 aprile 2026
Aglianico del Vulture e i bianchi identitari Malvasia e Greco. La storia nel bicchiere, tra terroir vulcanico e tradizione Arbëreshë del «capanno».
Quando ho visto per la prima volta Basilicata Coast to Coast, film del 2010 di Rocco Papaleo, ho desiderato immediatamente ripercorrere a piedi il medesimo tragitto dei protagonisti a suon di jazz e folk e immergermi in questa regione pazzesca che nelle sue dimensioni si presenta piccola, compatta ed estremamente eterogenea.
Malgrado ciò, la Basilicata si contraddistingue per alcuni elementi estremamente identitari come i due sbocchi al mare, le Dolomiti Lucane, i Sassi di Matera, le Tavole Palatine e il Monte Vulture, antico vulcano spento che domina al nord.
E’ tra le regioni con minore densità abitativa d’Italia ma a dispetto di ciò, è tra le più ricche sotto ogni punto di vista. E come sempre ritroviamo tutta questa magnificenza nel calice e nei suoi vitigni autoctoni.
Aglianico: il rosso identitario del Vulture
Parlare di Basilicata del vino significa inevitabilmente partire dall’Aglianico del Vulture, una delle espressioni più autorevoli del vitigno nel panorama italiano e in questo caso unica DOCG della regione nella versione Superiore che prevede anche la possibilità di inserire in etichetta una delle 70 indicazioni geografiche aggiuntive.
Il nome “Vulture” deriva dal latino vultur, ossia avvoltoio, a significare che la montagna incombe sul territorio circostante e rappresenta un imponente crocevia tra Irpinia e Murgia pugliese.
Qui l’Aglianico trova condizioni ideali: suoli di origine vulcanica ricchi di minerali, forti escursioni termiche e altitudini che possono superare i 700 metri. Il risultato è un vino di grande struttura, con tannini importanti, acidità sostenuta e una straordinaria capacità di evoluzione nel tempo.
Nel bicchiere, l’Aglianico del Vulture si distingue per profumi complessi che spaziano dalla frutta nera matura alle spezie, fino a note ematiche e balsamiche. In bocca è verticale, profondo, spesso austero in gioventù ma capace di regalare eleganza e finezza con l’invecchiamento.
Qual è l’origine del nome Aglianico?
L’etimologia di “Aglianico” è uno degli aspetti più affascinanti e dibattuti. L’ipotesi più accreditata collega il nome alla parola “ellenico”, a testimonianza delle origini greche del vitigno, introdotto nel Sud Italia durante le colonizzazioni della Magna Grecia. E’ questa la tesi di Michele Carlucci nel suo trattato Ampelographie del 1904.
Nel corso dei secoli, “ellenico” si sarebbe trasformato in “hellenico”, poi “aglianico” per adattamento fonetico e per influenza della lingua spagnola durante la dominazione aragonese, quando la “ll” veniva pronunciata con suono simile alla “gl”.
Questa evoluzione linguistica racconta non solo la storia del vitigno, ma anche le stratificazioni culturali del territorio.
Un’ipotesi più recente sostiene che il nome derivi dalla gens Allia, una popolazione romana che si trasferì nell’alta Val d’Agri nel I secolo dopo Cristo a seguito dell’eruzione del Vesuvio.
Vi è anche chi sostiene che derivi da aglucos che significa senza zucchero, amaro, riferendosi all’astringenza e al tratto amaricante del vitigno.
Va però sottolineato che non esiste un’unica teoria definitiva. Tuttavia, il legame con la cultura greca resta il più condiviso in ambito enologico.
Malvasia della Basilicata: il bianco discreto ma identitario
Meno conosciuta rispetto ad altre Malvasie italiane, la Malvasia della Basilicata rappresenta una nicchia interessante per chi cerca vini bianchi autentici e territoriali.
Si tratta di una varietà aromatica ma non eccessiva, che in questo contesto esprime profumi delicati di fiori bianchi, erbe mediterranee e frutta a polpa chiara.
Le condizioni pedoclimatiche lucane contribuiscono a contenere l’esuberanza aromatica tipica della famiglia delle Malvasie, restituendo vini più sottili, freschi e con una buona sapidità.
In alcune interpretazioni, soprattutto nelle zone più alte, emergono anche leggere note minerali.
Tradizionalmente utilizzata in blend, oggi sta trovando una nuova valorizzazione in purezza, grazie al lavoro di piccoli produttori attenti alla riscoperta dei vitigni autoctoni.
Greco bianco lucano: identità distinta rispetto alla Calabria
Il Greco bianco allevato in Basilicata viene spesso confuso con quello presente in Calabria, ma si tratta di una distinzione importante. Pur condividendo un’origine comune legata alla diffusione di vitigni di matrice greca nel Sud Italia, il Greco lucano ha sviluppato caratteristiche proprie, sia dal punto di vista genetico sia espressivo.
In Basilicata, questo vitigno si presenta con un profilo più sobrio e meno aromatico rispetto ad alcune versioni calabresi. I vini risultano generalmente più tesi, con una buona acidità e una marcata impronta minerale, soprattutto nelle zone influenzate da suoli vulcanici o ricchi di scheletro.
Dal punto di vista ampelografico, studi recenti hanno evidenziato differenze che giustificano una distinzione tra le due tipologie, confermando come il terroir lucano abbia inciso profondamente sull’evoluzione del vitigno.
Il capanno vulturino: l’allevamento della vite secondo la tradizione arbëreshë
Tra gli elementi più identitari della viticoltura lucana nel Vulture spicca il sistema di allevamento detto “capanno vulturino”, strettamente legato alle comunità arbëreshë presenti in alcuni comuni dell’area, come Barile, Maschito e Ginestra.
Questo metodo tradizionale prevede una struttura della vite espansa, spesso sostenuta da pali, che ricorda una sorta di pergola bassa o “capanno”, da cui deriva il nome.
L’obiettivo è duplice: da un lato proteggere i grappoli dall’irraggiamento diretto eccessivo, dall’altro favorire una migliore aerazione.
Le comunità arbëreshë, discendenti degli albanesi giunti in Italia tra il XV e il XVIII secolo, hanno mantenuto pratiche agricole e culturali distintive, contribuendo alla conservazione di questo sistema di allevamento.
Il capanno vulturino non è solo una tecnica agronomica, ma un vero e proprio patrimonio culturale che racconta l’incontro tra uomo, territorio e tradizione.
Dal punto di vista enologico, questo sistema può influire sulla maturazione delle uve, favorendo una maggiore gradualità e contribuendo a preservare acidità e integrità aromatica, elementi fondamentali soprattutto per un vitigno esigente come l’Aglianico.
Da un punto di vista umano, riceviamo ancora una volta una grande lezione di integrazione e pacifica convivenza tra culture differenti.
Forse varrebbe la pena studiare e conoscere un po’ a più fondo la nostra storia e chi ci circonda per trarne insegnamento in tempi così disumani e orribili.
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