Note di Vino

Note di Vino

di Antonella Coppotelli

Abruzzo autentico: i vitigni autoctoni tra montagna e mare

Terra verticale tra Gran Sasso e Adriatico, unisce mare e montagna in maniera fiera e diretta attraverso i suoi vitigni autoctoni Montepulciano d’Abruzzo e Cococciola.

Abruzzo autentico: i vitigni autoctoni tra montagna e mare

L’Abruzzo è una terra verticale. Nel giro di pochi chilometri si passa dalle maestose cime del Gran Sasso alle brezze salmastre dell’Adriatico, attraversando colline fitte di vigne, borghi medievali e parchi naturali che contribuiscono a rendere questa regione, insieme all’Umbria, uno dei grandi polmoni verdi d’Italia.

L’Abruzzo non ha pianura, è un chiaroscuro fotografico che non ammette vie di mezzo ma che nella sua scala cromatica ci regala infinite e impercettibili sfumature.

E’ terra pregna di storia, folklore e magia, materia prima per ogni studioso o appassionato di Antropologia.

Per noi romani, l’Abruzzo rappresenta la gita fuori porta, la fuga verso un clima più fresco durante le torride giornate estive o la possibilità di sciare durante l’inverno a poco meno di due ore dalla Capitale. Ma non solo…l’Abruzzo è Gabriele D’Annunzio e la sua Pescara, medesima città natale della magistrale e tagliente penna di Ennio Flaiano. Per non parlare di Ignazio Silone e Benedetto Croce.

E’ la suggestiva costa dei trabocchi tra Ortona e Vasto. E’ l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), un’eccellenza scientifica di ricerca posizionata nelle viscere della terra e protetta dal massiccio del Gran Sasso che la sovrasta con i suoi 1.400 metri.

E’ una regione coriacea come le sue uve, caparbia, “tosta” ma al contempo tenera e calda come le sue tradizionali scamorze cotte alla brace o gli emblematici arrosticini.

E’ stata set naturale di produzioni cinematografiche internazionali come Lady Hawke, ambientato a Rocca Calascio, location anche di parte de Il Nome della Rosa tanto per citarne un paio, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo.

E’ un posto difficile, dove la terra trema e quando lo fa, non concede sconti a nessuno. Come possiamo dimenticare il terribile terremoto de L’Aquila nel 2006?

Una ferita profonda che ha spaccato l’Italia e ci ha fatto toccare con mano la disperazione di quei momenti e la grande dignità dei suoi abitanti.

L’Abruzzo sa di casa ma non di quelle moderne segnate tutte dall’impronta quasi univoca di noti studi di architettura ma di quell’antico luogo di origine, di radici che spesso dimentichiamo e a cui aneliamo tornare.

Una sorta di nonna burbera, indomita, pragmatica, dalle mani grandi e rugose ma sempre pronte ad accoglierti e a concederti una carezza.

In questa terra magica i vitigni autoctoni hanno pressoché un unico nome e cognome quando si parla di rosso, ossia Montepulciano di Abruzzo e per la tipologia bianca, la Cococciola che negli ultimi anni sta vivendo una meritata riscoperta qualitativa.

A loro dedichiamo questo breve e sicuramente incompleto racconto della patria del Guerriero di Capestrano, simbolo della fierezza abruzzese.

Montepulciano d’Abruzzo: il grande rosso identitario

Il Montepulciano d’Abruzzo è il vitigno che più di ogni altro rappresenta la regione e che negli ultimi decenni ha compiuto una trasformazione straordinaria, passando da rosso quotidiano e robusto a vino di grande profondità territoriale e longevità.

Il Montepulciano trova in Abruzzo condizioni pedoclimatiche ideali. Nel corso dei secoli questo vitigno, da non confondersi assolutamente con l’omonima DOCG toscana, è sceso dalle montagne per attecchire verso il mare, beneficiando di una vera e propria “transumanza enoica”.

L’influenza dell’Adriatico garantisce ventilazione costante, mentre la vicinanza degli Appennini protegge i vigneti e favorisce maturazioni lente ed equilibrate.

È proprio questo dialogo continuo tra mare e montagna a regalare ai vini una combinazione rara di struttura, freschezza e complessità aromatica.

Nel calice il Montepulciano d’Abruzzo si riconosce per il colore intenso, quasi impenetrabile, e per un profilo olfattivo che richiama amarena, prugna, mora selvatica, viola appassita e spezie dolci.

Con l’affinamento emergono note di tabacco, liquirizia, cacao e sottobosco. In bocca è pieno, avvolgente, ma sostenuto da una sorprendente freschezza che ne allunga la persistenza.

Per anni il Montepulciano d’Abruzzo è stato interpretato prevalentemente in chiave potente e muscolare.

Oggi, invece, molti produttori stanno valorizzando eleganza, precisione territoriale e bevibilità, lavorando su altitudini più elevate, rese contenute e affinamenti meno invasivi.

È una nuova generazione di Montepulciano d’Abruzzo che punta sulla finezza senza rinunciare all’anima autentica del vitigno ed è la base delle principali DOCG della regione.

L’Aquilano: la montagna che cambia il carattere del Montepulciano d’Abruzzo

Nelle aree più interne della provincia dell’Abruzzo il Montepulciano assume caratteristiche differenti.

L’altitudine e le temperature più rigide rallentano la maturazione delle uve, dando origine a vini più tesi, verticali e sapidi che trovano la loro massima espressione nei rosè.

È un volto meno conosciuto del vitigno ma estremamente interessante, soprattutto in un contesto climatico che premia territori freschi e ventilati.

Qui emergono con forza note speziate, balsamiche e minerali che contribuiscono a ridefinire il profilo contemporaneo del Montepulciano d’Abruzzo attraverso la Cerasuolo d’Abruzzo DOC.

Cococciola: la “nuova” identità del vino bianco abruzzese

Accanto al Montepulciano, l’Abruzzo custodisce un vitigno bianco ancora poco conosciuto al grande pubblico ma sempre più apprezzato dagli appassionati: la Cococciola.

Storicamente coltivata soprattutto nella provincia di Chieti, la Cococciola era considerata per lungo tempo un’uva da taglio, utilizzata per conferire acidità e freschezza ad altri vini.

Oggi, invece, viene vinificata in purezza con risultati sorprendenti.

Il vino che ne deriva è fragrante, diretto e fortemente territoriale.

Al naso emergono profumi di agrumi, mela verde, erbe mediterranee e fiori bianchi, mentre il sorso è agile, sapido e caratterizzato da una freschezza vibrante che richiama immediatamente la vicinanza del mare Adriatico.

La Cococciola rappresenta perfettamente la nuova identità del vino abruzzese: autentica, sostenibile e profondamente legata al territorio.

E a noi piace riviverlo nella sua interezza e schiettezza nel bicchiere.

Antonella Coppotelli

Responsabile Area Marketing & PR Money.it

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