A volte un quadro lo si giudica così tanto da un particolare da condizionarne l’intera valutazione. A seconda del grado di condizionamento ne deriva un giudizio influenzato o, peggio ancora, sfalsato. Un po’ come pagare a peso d’oro un appartamento da ristrutturare sito in pieno centro, al cui cospetto il prezzo del nuovo in periferia sembra un regalo. Difficile prendere posizioni univoche e dare risposte secche.
Idem nel campo degli investimenti, specie nelle strutture in cui gran parte dei guadagni è posta tutta agli inizi o alla fine. Nel primo caso pensiamo ai corporate bond del tipo step-down, con cedole altissime per 1 o 2 anni e crollo verticale poi, a volte briciole. Nel secondo pensiamo a chi paga ricchissimi premi a scadenza. Tra questi, il buono fruttifero postale Rinnova 3X4 paga interessi crescenti e un premio del 10% finale. Ora la domanda che ci poniamo è se il titolo sia sempre vincente e conveniente.
I limiti di sottoscrizione del buono Rinnova
Al pari dell’esempio della casa in centro ma da rifare, e rispetto alla nuova in periferia, tutto è relativo. Questo titolo postale ha sicuramente dei grandi punti di forza, ma anche di altrettante debolezze.
Tra i pro, il primo è sicuramente l’assenza del rischio di mercato, dato che non ha un mercato di negoziazione per cui il prezzo nominale non va mai sotto la pari. Al riguardo, l’emittente è anche l’eventuale acquirente in corso d’opera, ossia la controparte in caso di liquidazione anticipata del buono.
Poi non ha spese di gestione tasse escluse, dove peraltro l’aliquota fiscale è di vantaggio al 12,50% e non al 26%. Lo si acquista senza questionario Mifid e relativo dossier titoli, a partire da 50 € e relativi multipli. Considerata la diffusione degli sportelli postali, in aggiunta al canale online, si tratta di un pro dal valore inestimabile.
Il grosso dei contro attiene alla sfera economica che vedremo nella sezione successiva, più uno che indichiamo adesso. Riguarda il perimetro di sottoscrizione dato che il Rinnova 3x4 con premio è aperto solo a chi, dal 1° gennaio 2026, ha rimborsato:
- buoni Ordinari di durata trentennale;
- uno o più BFP scaduti e non prescritti, tranne i buoni dedicati ai Minori, il buono per un Buono 6 mesi e i buoni 4 anni risparmiosemplice;
- uno o più accantonamenti relativi a Depositi Supersmart.
Le condizioni economiche di questo buono fruttifero postale
Tra le condizioni economiche in vigore dal 24 luglio (serie TF312A260724) c’è che i tassi nominali annui sono rimasti del tipo step-up, cioè fissi e crescenti. Inoltre il rendimento effettivo annuo lordo al termine del 3°, 6°, 9° e 12° anno è pari, nell’ordine, all’1,00%, all’1,50%, al 2,00% e al 2,50%. Cioè per guadagnare il 2,50% annuo, il 2,22% netto, bisogna attendere 12 anni mentre il BOT andato in asta in settimana ha reso più del 2,50% lordo su base annua.
Solo al termine dei 4 step triennali arriva il premio del 10,00% lordo che porta il rendimento finale complessivo al 3,11% (2,78% netto). Non solo, ma per incassare gli interessi bisogna riscattare il buono, tutto o (anche) in parte a seconda che sia cartaceo o dematerializzato.
L’altro aspetto contro è che gli interessi maturano sin da subito ma sono riconosciuti soltanto al termine dei rispettivi 4 step. Per cui, prima dei 36 mesi, l’emittente non corrisponde interessi, ma solo al termine del 1° triennio. Parimenti si perdono quelli in maturazione nel corso degli step in caso di rimborso anticipato. Tuttavia, un eventuale riscatto prima dei 12 anni rende l’operazione quasi fallimentare perché si incassano gli interessi più bassi della serie.
Inoltre non si ha diritto al premio finale, che è pagato tutto in unica soluzione e non parametrato al tempo di possesso in caso di riscatto anticipato. Insomma, l’architettura del prodotto è studiata per far restare fino al termine il risparmiatore, altrimenti si rischia di uscire dopo anni con pochi spicci di interessi in tasca.
L’alternativa del BTP pari durata e garanzia sovrana
Il triplo vantaggio del titolo, quindi, sta nel modesto taglio di ingresso, nell’assenza delle spese di gestione e, soprattutto, del rischio di mercato. Per chi non è sicuro di attendere i 12 anni del 3X4 è un enorme sollievo il non doversi preoccupare delle eventuali oscillazioni delle quotazioni.
Un quarto vantaggio sta nel ricco coupon del 10% finale a ripagare l’attesa prima del rimborso definitivo. Tuttavia, per chi è certo di restare nel buono fino al termine c’è da chiedersi se abbia senso preoccuparsi del rischio prezzi in generale. A scadenza, infatti, anche l’emittente di un bond ha l’obbligo ripagare il prestito alla pari, per cui quello che succede prima di allora conta relativamente poco.
Consideriamo il BTP Tf 2,95% matricola IT0005321325 e in scadenza il 1° settembre del ’38, tra 12 anni appunto. La cedola la stacca ogni 6 mesi senza il rimborso del titolo, e il tasso nominale annuo è già al quasi 3% sin dal 1° anno, non al 12esimo. Non solo, ma oggi prezza a 88,5 centesimi, sotto la pari, per un rendimento effettivo a scadenza del 4,24% lordo. Cioè portato a scadenza rende più di un punto percentuale in più annuo rispetto al Rinnova 3X4.
Il buono fruttifero postale Rinnova 3X4 paga interessi crescenti e un premio del 10%. Conviene sempre?
Peraltro, il BTP potrebbe recuperare la parità anche tra 6 anni o meno, per esempio, quando la durata e la duration si saranno contratti. In quel caso il titolare del bond potrebbe pensare di liquidarlo con un buon guadagno in un tempo pari alla metà della sua vita residua. Facciamo 2 calcoli, facilitati dal fatto che tra 4 giorni il MEF pagherà la cedola periodale.
Immaginando di rivenderlo alla pari il 1° settembre 2032, incasseremmo 12 cedole dell’1,475% l’una, per un 17,7% lordo totale. Ad esso si sommerebbe un altro 13% scarso di capital gain dato dall’ipotetico recupero della parità a quella data. In verità tra 6 anni potrebbe prezzare anche a 70 rispetto agli attuali 85, tutto può succedere.
Nel caso più felice, quindi, l’operazione avrebbe reso intorno al 30% lordo totale, un ipotetico 5% medio annuo ponderato in 6 anni. Certo, potrebbe anche avvenire che il recupero della parità avvenisse nel ’38, a scadenza. Si tratterebbe di uno scenario davvero molto residuale, ma l’attesa sarebbe comunque ripagata dal maggior yield. E nella misura in cui si è certi di poter attendere la naturale scadenza allora è un rischio tutto sommato accettabile.