Economia italiana

Olio italiano, rischio rincari. Perché potrebbe diventare un prodotto di lusso

Emanuela Ceccarelli 29 agosto 2026

Olio italiano verso nuovi rincari? Tra scorte elevate, costi di produzione e crisi dei produttori, l'extravergine rischia di diventare più caro.

L’olio extravergine di oliva italiano potrebbe entrare in una fase delicata proprio alla vigilia della nuova campagna olearia. Stando a quanto evidenziato da Confagricoltura, Unapol e Assofrantoi, il mercato nazionale sta attraversando un periodo particolarmente difficile.

Le vendite procedono infatti a rilento, le giacenze rimangono elevate e i prezzi riconosciuti ai produttori non sono sufficienti a compensare costi che continuano a pesare sui bilanci. Il rischio è che una parte delle aziende possa trovarsi in difficoltà proprio nel momento in cui dovrebbe prepararsi a iniziare la nuova raccolta.

Perché l’olio italiano rischia di costare di più

Mentre le scorte di olio sono ancora elevate, gli agricoltori denunciano una forte pressione sui margini. Il problema nasce dal divario tra quanto costa produrre l’olio extravergine e quanto viene effettivamente riconosciuto alle imprese agricole.

Negli ultimi anni sono aumentate le spese necessarie per mandare avanti le aziende olivicole, in particolare i costi legati alla produzione, alla trasformazione del prodotto e al finanziamento delle attività. Se il prezzo pagato ai produttori rimane troppo basso rispetto a queste uscite, la raccolta rischia di diventare economicamente poco conveniente.

Alcuni produttori, stando a quanto riporta Confagricoltura, si stanno chiedendo se sarà possibile affrontare la prossima raccolta senza avere la certezza di riuscire successivamente a vendere l’olio a un prezzo capace almeno di coprire i costi. Le conseguenze di questa situazione potrebbero andare ben oltre i conti delle singole aziende; se la produzione italiana dovesse ridursi perché una parte degli operatori non riesce più a sostenere economicamente l’attività, nel tempo potrebbe diminuire la disponibilità di olio extravergine nazionale, con dirette conseguenze sui prezzi al consumo.

Quali sono i numeri della crisi?

L’olivicoltura italiana genera circa 2,3 miliardi di euro di ricavi, coinvolge 619.000 imprese e interessa oltre 1 milione di ettari coltivati a uliveto. Proprio per questo motivo, le difficoltà dei produttori possono ripercuotersi sull’intera filiera. Oltre alle aziende agricole, la crisi rischia di produrre strascichi anche sui settori di trasformazione e commercializzazione.

Il timore delle organizzazioni è che la prossima campagna di raccolta vada a colpire un sistema già in profonda sofferenza. In questo scenario, se da un lato c’è la necessità di evitare che l’olio italiano diventi troppo costoso per i consumatori, dall’altro è fondamentale garantire ai produttori condizioni economiche sufficienti per continuare a coltivare gli ulivi.

L’appello delle associazioni di categoria

Confagricoltura, Unapol e Assofrantoi si sono unite per richiedere il riconoscimento dello stato di crisi del comparto e la creazione di un fondo straordinario. Tra gli interventi proposti figurano soprattutto misure pensate per garantire liquidità alle imprese.

Le associazioni chiedono, tra le altre cose, la possibilità di sospendere per 12 mesi le rate dei mutui e degli altri finanziamenti, oltre alla rinegoziazione dei debiti con il supporto delle garanzie pubbliche ISMEA.

Viene poi richiesto un maggiore sostegno alla promozione dell’olio extravergine italiano, sia sul mercato interno sia su quello estero, con l’obiettivo di aumentare la capacità del prodotto nazionale di distinguersi in un settore caratterizzato da una forte concorrenza internazionale.
Tra le proposte avanzate spicca infine l’apertura di un confronto stabile con la grande distribuzione organizzata (GDO) per favorire una maggiore valorizzazione dell’EVO italiano.

Il nuovo Piano olivicolo del Governo

Sul fronte istituzionale si è mosso il Governo presentando il Ddl ColtivaItalia, approvato dalla Camera e in attesa del passaggio definitivo al Senato. Il provvedimento prevede complessivamente 1 miliardo di euro per gli investimenti in agricoltura. Di questa somma, 300 milioni saranno destinati al nuovo piano olivicolo nazionale 2026-2030, con l’obiettivo di promuovere il rilancio strutturale della filiera e contrastare le fitopatie.

Quali saranno le conseguenze sul prezzo dell’olio

Nell’immediato, la crisi del settore dell’olivicoltura non si tradurrà automaticamente in un rincaro improvviso dell’olio extravergine d’oliva sugli scaffali dei supermercati. La presenza di scorte ancora disponibili permette infatti di ammortizzare l’impatto iniziale sulle tasche dei consumatori, mantenendo i prezzi relativamente stabili per il momento.

Le vere conseguenze si vedranno però con la prossima campagna olearia: se le difficoltà economiche dei produttori porteranno a una contrazione della produzione nazionale, i costi elevati spingeranno i listini verso l’alto.

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