Mercato obbligazionario

Il vero motivo per cui Google ha scelto di emettere bond in valuta australiana

Redazione Money Premium 17 agosto 2026

Si tratta della prima volta che un hyperscaler legato all’intelligenza artificiale e, più in generale, di un grande gruppo tecnologico americano torna sul mercato australiano dopo quasi dieci anni.

Alphabet, la società controllante di Google, ha incaricato un gruppo di banche di organizzare la sua prima emissione di obbligazioni denominate in dollari australiani, i cosiddetti Kangaroo bond. Secondo fonti vicine all’operazione e riportate da diversi media finanziari, la società punta a raccogliere fino a cinque miliardi di dollari australiani, una cifra che, se raggiunta, rappresenterebbe la più grande emissione di debito corporate mai realizzata sul mercato australiano, superando il precedente record stabilito oltre un decennio fa da Apple.

L’operazione prevede quattro scadenze diverse, da tre, cinque, dieci e vent’anni. Le tranche a tre e cinque anni potrebbero essere a tasso fisso o variabile, mentre quelle a dieci e vent’anni sarebbero a tasso fisso. I joint lead manager sono ANZ, Deutsche Bank, RBC Capital Markets e TD Securities. Si tratta della prima volta che un hyperscaler legato all’intelligenza artificiale e, più in generale, di un grande gruppo tecnologico americano di large cap torna sul mercato Kangaroo dopo quasi dieci anni.

Emissioni in valute diverse per l’AI

Questa mossa si inserisce in una strategia di raccolta di capitali a livello globale che Alphabet sta portando avanti da mesi per finanziare gli enormi investimenti in infrastrutture di intelligenza artificiale. Solo all’inizio di agosto la società aveva raccolto venticinque miliardi di dollari in obbligazioni in dollari americani, dopo aver già emesso bond in sterline, franchi svizzeri, dollari canadesi, yen e altre valute, oltre a un’operazione di equity da quasi ottantacinque miliardi di dollari a giugno. In marzo aveva addirittura collocato un bond centenario da un miliardo di sterline. Il contesto è quello di una spesa in conto capitale destinata a superare i duecento miliardi di dollari nel 2026, che ha portato Alphabet a registrare per la prima volta un free cash flow negativo nel secondo trimestre.

Il significato per i mercati è molteplice e di portata strutturale. Per il mercato obbligazionario australiano, che già nel 2026 ha visto le emissioni Kangaroo raggiungere un record di circa sessanta miliardi di dollari australiani, l’ingresso di un emittente di qualità elevatissima come Alphabet rappresenta un momento storico. Fornisce agli investitori istituzionali locali, in particolare ai fondi pensionistici e ai gestori real-money, carta high-grade a lunga scadenza, un segmento tradizionalmente scarso. Allo stesso tempo segnala che il mercato del dollaro australiano è ormai considerato, da parte dei più grandi emittenti globali, una delle tre principali piazze di funding al mondo insieme al dollaro e all’euro, grazie alla profondità, alla liquidità e alle condizioni di cross-currency basis spesso vantaggiose.

Obiettivo: diversificazione

Sul piano globale l’operazione sottolinea come la corsa all’intelligenza artificiale stia trasformando i mercati del credito. I giganti tecnologici, un tempo finanziati quasi esclusivamente dalla cassa generata internamente, si rivolgono ormai sistematicamente ai bond in diverse valute per diversificare le fonti di funding e ridurre la dipendenza dal solo mercato del dollaro. L’arrivo di Alphabet in Australia potrebbe aprire la strada ad altri hyperscaler e società tecnologiche, aumentando ulteriormente i volumi e la qualità media delle emissioni Kangaroo. Per gli investitori australiani significa poter accedere a un rischio di credito di primissima fascia legato a uno dei temi di investimento più potenti del decennio, mentre per Alphabet rappresenta un ulteriore passo nella costruzione di un’ampia base di investitori internazionali.

Se l’emissione andrà a buon fine con una domanda robusta, come è avvenuto nelle precedenti operazioni della società, il pricing e la performance secondaria di queste linee diventeranno il nuovo riferimento per eventuali future visite di Alphabet e di altri emittenti tech. In un momento in cui i mercati valutano con attenzione la capacità dei grandi gruppi di generare ritorni sufficienti a coprire il costo del debito accumulato per l’IA, il debutto australiano di Alphabet appare come un segnale di fiducia sia nella solidità dell’emittente sia nella maturità del mercato Kangaroo.

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