Note di Vino

Note di Vino

di Antonella Coppotelli

Tra flysch e magredi, i vitigni autoctoni che raccontano il Friuli Venezia Giulia

Un laboratorio enologico tra Alpi e Adriatico. Terroir di flysch e magredi. Dai rossi intensi (Schioppettino, Tazzelenghe) ai bianchi freschi (Friulano, Ribolla).

Tra flysch e magredi, i vitigni autoctoni che raccontano il Friuli Venezia Giulia

Terra di frontiera per vocazione geografica e culturale, stretta tra Austria, Slovenia e Mare Adriatico, il Friuli Venezia Giulia rappresenta uno dei laboratori enologici più interessanti d’Europa.

Un piccolo compendio dell’universo, una terra di confine ricca di contrasti e crocevia di culture” la definiva Ippolito Nievo.

Qui il concetto di identità si intreccia con quello di confine, dando vita a una straordinaria ricchezza di vitigni autoctoni, paesaggi e tradizioni produttive.

La viticoltura friulana si sviluppa in un mosaico di ambienti diversi: dalle colline del Collio e dei Colli Orientali alle pianure attraversate dai fiumi alpini, fino all’altopiano carsico che si affaccia sul Golfo di Trieste.

Questa straordinaria diversità orografica ha permesso la conservazione di numerose varietà autoctone che ancora oggi rappresentano il cuore della produzione regionale.

Negli ultimi anni il Friuli Venezia Giulia si è distinto anche per una crescente attenzione verso la sostenibilità e la viticoltura biologica attraverso quattro indicatori principali che possiamo così sintetizzare:

  • la qualità dell’aria
  • la gestione delle risorse idriche
  • la cura del vigneto
  • benessere del territorio

Molte aziende hanno intrapreso percorsi di certificazione o adottato pratiche agronomiche a basso impatto ambientale, valorizzando ulteriormente il legame tra vitigno, territorio e biodiversità, tanto che oggi più della metà delle superfici vitate sono certificate per la loro agricoltura sostenibile.

Un terroir unico: tra Alpi, Adriatico, magredi e flysch

Per comprendere i vini friulani è necessario partire dal territorio.

Le Alpi Giulie proteggono la regione dai venti freddi del Nord Europa, mentre il Mare Adriatico esercita un’importante funzione mitigatrice. Questa combinazione genera forti escursioni termiche tra giorno e notte, particolarmente favorevoli allo sviluppo degli aromi nelle uve.

A rendere unico il terroir regionale contribuiscono anche due elementi geologici distintivi: i magredi e il flysch.

I magredi occupano parte dell’alta pianura friulana, soprattutto nelle province di Pordenone e Udine. Il termine deriva dal latino macer, ovvero ’magro’, e identifica terreni molto poveri, sassosi e altamente drenanti, costituiti dai depositi alluvionali trasportati nei secoli dai corsi d’acqua provenienti dalle montagne.

In questi suoli la vite è costretta a sviluppare apparati radicali profondi per cercare acqua e nutrienti, producendo grappoli meno abbondanti ma particolarmente concentrati.

Il flysch, localmente chiamato ponca, è invece il substrato simbolo delle colline del Collio e dei Colli Orientali. Si tratta di una successione di marne e arenarie stratificate formatesi milioni di anni fa sui fondali marini.

La sua particolare struttura favorisce un equilibrio ideale tra drenaggio e riserva idrica, contribuendo alla complessità aromatica e alla finezza dei grandi vini bianchi friulani.

Schioppettino, il rosso rinato

Lo Schioppettino, originario dell’area di Prepotto nei Colli Orientali del Friuli, rappresenta uno dei più affascinanti casi di recupero varietale italiano.

Per lungo tempo rischiò l’estinzione, fino al lavoro di alcuni produttori che ne preservarono il patrimonio genetico. Il nome deriverebbe dal caratteristico ’schioppo’ percepibile durante la masticazione degli acini maturi.

Nel bicchiere esprime note di pepe nero, piccoli frutti rossi, mora, sottobosco e spezie orientali. È un vino elegante, dinamico e dotato di una sorprendente capacità evolutiva.

Tazzelenghe, il vino che taglia la lingua

Il nome non lascia spazio a interpretazioni. In friulano Tazzelenghe significa letteralmente ’taglia lingua’, riferimento alla marcata acidità e all’importante carica tannica che caratterizzano il vitigno.

Allevato soprattutto nei Colli Orientali, produce vini strutturati e longevi, capaci di trasformarsi nel tempo. Da giovane può apparire austero, ma con l’affinamento sviluppa profumi complessi di frutta matura, tabacco, cacao e spezie.

Terrano, l’anima del Carso

Il Terrano è il vitigno simbolo del Carso triestino e goriziano.

Qui cresce su terreni ricchi di ferro che conferiscono alla caratteristica terra rossa carsica il suo colore distintivo.

Produce vini dal colore amaranto intenso, elevata acidità e una peculiare nota minerale che richiama il territorio di origine.

La freschezza rappresenta il suo tratto distintivo, rendendolo particolarmente interessante anche dal punto di vista gastronomico.

Refosco dal Peduncolo Rosso, perché si chiama così

Tra i grandi rossi friulani spicca il Refosco dal Peduncolo Rosso, probabilmente la varietà autoctona più diffusa della regione.

Il nome deriva da una caratteristica botanica facilmente riconoscibile: il peduncolo, ovvero il piccolo rachide che collega il grappolo alla pianta, assume una colorazione rossastra durante la maturazione.

Questa peculiarità permette di distinguerlo da altre varietà appartenenti alla vasta famiglia dei Refoschi.

Il vino si caratterizza per aromi di mora, amarena, viola, sottobosco e spezie, sostenuti da una buona acidità e da tannini ben presenti.

Pignolo, il nobile dimenticato

Considerato uno dei vitigni più aristocratici del Friuli, il Pignolo ha conosciuto una lunga fase di abbandono prima della sua riscoperta.

Produce basse rese e vini di grande concentrazione. I profumi spaziano dalla ciliegia sotto spirito alle spezie dolci, dal cacao alle erbe officinali.

La struttura importante e l’elevata dotazione tannica lo rendono uno dei rossi italiani più longevi.

Ribolla Gialla, la regina della freschezza

La Ribolla Gialla rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della regione.

Documentata già nel Medioevo, offre vini caratterizzati da acidità vibrante, note agrumate, fiori bianchi e grande bevibilità.

È una varietà estremamente versatile che trova espressione sia nei vini fermi sia negli spumanti.

Picolit, il vino delle corti europee

Tra i vini più prestigiosi d’Italia, il Picolit è storicamente associato alla produzione di vini dolci.

La sua particolarità risiede nell’aborto floreale naturale (acinellatura) che riduce il numero degli acini, concentrando aromi e sostanze estrattive nei pochi grappoli prodotti.

Già nel Settecento era apprezzato dalle corti europee per la sua eleganza e raffinatezza.

Verduzzo Friulano, il campione della dolcezza

Il Verduzzo Friulano è particolarmente noto nella versione passita.

Le sue uve possiedono una buccia spessa che favorisce l’appassimento e la concentrazione aromatica.

I vini esprimono sentori di miele, albicocca disidratata, frutta secca e spezie dolci, sostenuti da una piacevole vena tannica.

Friulano, il bianco dell’identità regionale

Il Friulano è probabilmente il vino che meglio rappresenta l’anima enologica della regione.

Elegante, sapido e versatile, regala aromi di mandorla, fiori di campo, erbe aromatiche e frutta a polpa bianca.

La sua straordinaria capacità di accompagnare la cucina locale lo ha reso un simbolo del territorio.

Malvasia Istriana, il ponte con l’Adriatico

Diffusa lungo tutta l’area costiera adriatica, la Malvasia Istriana trova nel Friuli Venezia Giulia una delle sue espressioni più interessanti.

I vini sono caratterizzati da profumi floreali, note mediterranee, erbe aromatiche e una marcata componente salina che richiama la vicinanza del mare.

Vitovska, il tesoro del Carso

La Vitovska è il vitigno autoctono che meglio interpreta il paesaggio carsico.

Resistente alla Bora e alle condizioni estreme dell’altopiano, produce vini sottili, minerali e profondamente territoriali.

I profumi evocano fiori bianchi, erbe spontanee, pietra bagnata e agrumi.

Perché oggi si chiama Friulano e non più Tocai?

Per decenni il vitigno simbolo della regione è stato conosciuto come Tocai Friulano.

Tuttavia, a seguito di una lunga controversia legata alla tutela delle denominazioni geografiche europee, l’Unione Europea ha riconosciuto il diritto esclusivo dell’Ungheria a utilizzare il nome Tokaji, storicamente associato al celebre vino prodotto nell’omonima regione.

Dal 2007 i produttori italiani non possono più utilizzare la denominazione Tocai sulle etichette. La scelta è quindi ricaduta sul nome Friulano, oggi ufficialmente adottato.

Se inizialmente il cambiamento fu accolto con una certa diffidenza, nel tempo il nuovo nome si è trasformato in un potente elemento identitario.

Oggi il Friulano non richiama soltanto un vitigno, ma rappresenta un’intera cultura enologica regionale.

Orange Wine e vinificazione in anfora, il ritorno alle origini

Quando si parla di Orange Wine italiani è impossibile non guardare al Friuli Venezia Giulia.

Proprio tra il Collio, i Colli Orientali e l’area di confine con la Slovenia, alcuni produttori hanno recuperato tecniche ancestrali di vinificazione che prevedono la macerazione delle bucce anche per le uve bianche.

Questa pratica consente di estrarre colore, tannini e sostanze aromatiche normalmente assenti nei vini bianchi tradizionali, dando origine ai cosiddetti “vini arancioni”.

Il movimento ha trovato una delle sue espressioni più significative grazie al recupero della vinificazione in anfora, ispirata alle antiche qvevri georgiane.

Le anfore, spesso interrate, permettono fermentazioni naturali e lunghi affinamenti che valorizzano la componente territoriale e la complessità del vino.

Vitigni come Ribolla Gialla, Vitovska, Malvasia Istriana e Friulano si sono rivelati particolarmente adatti a questo approccio produttivo, contribuendo a rendere il Friuli Venezia Giulia uno dei punti di riferimento mondiali per gli Orange Wine.

Antonella Coppotelli

Responsabile Area Marketing & PR Money.it

Per maggiori informazioni su Note di Vino scrivere un'email a [email protected]

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