I vitigni autoctoni del Veneto. Identità, tradizione e vini che raccontano il territorio nel mondo
Antonella Coppotelli
13 febbraio 2026
Il Veneto, regione chiave del vino, vanta una biodiversità straordinaria di vitigni autoctoni che rappresentano identità culturale, risorsa produttiva e terreno di vera innovazione enologica.
Il Veneto è una regione in cui da sempre la cultura del vino si intreccia profondamente e sistematicamente con la sua storia e tradizione a tal punto da essere una delle nostre zone enologiche di riferimento nel mondo.
Il Veneto rappresenta anche parte dei miei affetti più cari e scrigno di un tratto della mia storia familiare che ancora oggi rivivo nei racconti nostalgici di mia madre. Confesso che mi approccio a questo articolo con un certo timore misto a un grande rispetto per una terra così ricca, variegata e diversa.
Nonostante l’allure internazionale di vini come il Prosecco e l’Amarone, l’identità enologica veneta va molto oltre questi simboli. Alla base dell’eccellenza del vino veneto c’è una biodiversità ampelografica straordinaria che ci regala svariati vitigni autoctoni.
Dai grandi protagonisti come Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara e Garganega ai vitigni minori come Boschera, Turchetta e Vespaiola, ogni varietà racconta un pezzo della storia vitivinicola regionale. Spero di instillare un minimo di curiosità nella loro conoscenza che vada ben oltre le grandi etichette blasonate.
Il Veneto viticolo: territorio, culture e produzione
Il Veneto vanta una superficie vitata vasta e diversificata: le colline di Verona e Valpolicella, le aree di Treviso e Conegliano-Valdobbiadene, le terre del Piave e i Colli Euganei sono solo alcune delle microzone che rendono la regione variegata dal punto di vista pedoclimatico. Questo mosaico territoriale ha favorito lo sviluppo di un patrimonio ampelografico molto ricco, con vitigni autoctoni capaci di esprimersi su suoli e climi molto differenti.
Dal punto di vista produttivo, il Veneto è un protagonista incontrastato del panorama italiano: è tra le regioni con i volumi più alti di produzione di vino DOP e IGP, che includono una formula di oltre 50 denominazioni tra DOCG, DOC e IGT.
Corvina, Corvinone e non solo: il cuore dei grandi rossi veneti
Tra i vitigni rossi autoctoni più importanti spiccano Corvina Veronese e Corvinone. Questi due vitigni sono la base storica dei vini della Valpolicella, Ripasso, Recioto e Amarone. Corvinone è stato riconosciuto come varietà autonoma rispetto a Corvina nel corso degli ultimi decenni, ma condivide con questa un ruolo centrale nelle DOC locali.
In tutti i vini tradizionali della Valpolicella, Corvina e Corvinone forniscono struttura, frutto maturo e potenziale di invecchiamento; Rondinella, altro vitigno autoctono fondamentale, contribuisce a sapidità e freschezza, mentre Molinara, terzo vitigno della DOC Bardolino, apporta delicatezza aromatica, sebbene oggi venga utilizzata in misura minore nei disciplinari.
Raboso del Piave e Friularo di Bagnoli
Due vitigni legati al Veneto orientale meritano particolare attenzione. Il Raboso del Piave è noto per i suoi vini robusti, tannici e ricchi di acidità naturale, capaci di mostrare una grande longevità. Parallelamente, trova spazio il Friularo di Bagnoli, varietà autoctona legata a vini rossi tradizionali del basso Veneto, oggi interpretata anche in chiave moderna e che dà vita all’omonima DOCG.
La riscoperta di questi vitigni sta fornendo nuove prospettive per il vino rosso veneto, lontano dai grandi marchi ma ancorato fortemente alla propria identità territoriale.
Garganega e i bianchi strutturati
La Garganega è uno dei vitigni bianchi autoctoni più rilevanti del Veneto, nonché uno dei miei preferiti nella mia personale e ancora troppo inesperta classifica. È l’elemento centrale dei vini di Soave e contribuisce con struttura, acidità fresca e note agrumate.
Altri vitigni bianchi autoctoni, come Verdiso e Durella, offrono profili distinti. Durella, in particolare, è utilizzata nella versione Riserva per la creazione di bollicine dal carattere acido e distintivo che non hanno nulla da invidiare alle altre produzioni italiane.
Vespaiola e Boschera
La Vespaiola, storicamente legata alla zona del vicentino, dà origine a vini anche passiti di grande intensità aromatica, come il Torcolato. Boschera, varietà meno conosciuta ma presente nella documentazione ampelografica veneta, è iscritta nel Registro Nazionale e contribuisce alla ricchezza varietale regionale con profili aciduli e caratteristici.
Varietà meno note: Turchetta, Benedina, Mattarella, Bosegana e Dorona
Accanto ai vitigni più noti, esistono varietà autoctone nel Polesine come la Turchetta, vitigno a bacca nera, nota per la sua avversità alle malattie, e la Benedina da cui si producono rossi giovani e di pronta beva. Dal vitigno bianco, invece, segnaliamo la Mattarella, Bosegana e Dorona, quest’ultima allevata nelle isole lagunari veneziane e oggetto di un importante progetto di recupero.
Il patrimonio di vitigni autoctoni veneti è molto più di una lista di varietà. Rappresenta una testimonianza viva delle pratiche agricole, dei legami con il paesaggio e della capacità di reinterpretare la tradizione in chiave contemporanea.
Questi vitigni sono al tempo stesso identità culturale, risorsa produttiva e terreno di innovazione enologica, e la loro valorizzazione contribuisce a differenziare e rafforzare l’offerta vitivinicola veneta su scala nazionale e internazionale.
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