The Advisor

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di Jacopo Paoletti

La guerra in Ucraina raccontata attraverso i social media

Jacopo Paoletti

23 marzo 2022

La guerra in Ucraina raccontata attraverso i social media

La guerra in Ucraina è la prima raccontata interamente, oltre che dai media tradizionali, anche dai social. Sono tantissime le notizie e le fake apparse nei feed in questi giorni.

Proprio quando l’onda del Covid sembrava passata, un’altra - quasi certamente più grande - ci sta travolgendo. In questi giorni, infatti, la guerra in Ucraina è inevitabilmente l’argomento più discusso offline e - soprattutto - online.

Sui nostri feed scorrono notizie, immagini e video che raccontano le terribili scene di esplosioni, edifici distrutti e cittadini in fuga. Fino a qualche settimana fa, gli ucraini avevano una vita, delle famiglie, un lavoro: nessuno li ha avvisati che tutto sarebbe cambiato così in fretta.

Dopo l’invasione delle truppe russe, le piattaforme social - da Facebook a Twitter, da Instagram a TikTok - sono diventate veri e propri media attraverso i quali diffondere informazioni su ciò che sta accadendo in Ucraina, esprimere le proprie opinioni e sensibilizzare gli utenti, anche quelli più giovani.

All’interno di questo scenario, proprio la Generazione Z si è dimostrata una delle fasce d’età più coinvolte, avviando vere e proprie conversazioni digitali.

Attraverso i social media, le giovani generazioni si stanno confrontando sulla loro prima guerra vissuta più o meno direttamente, scambiandosi opinioni ed informazioni. Proprio come accaduto durante questi anni di pandemia.

L’universo della next gen - infatti - è sempre più attento e consapevole su ciò che accade nel mondo e, in tal senso, le piattaforme digitali stanno giocando un ruolo decisivo nel percorso di crescita delle giovani generazioni.

Oggi, Instagram e - soprattutto - TikTok non vengono utilizzati solo come strumenti d’intrattenimento, ma anche d’informazione. Basta dare un’occhiata ai nostri feed per rendercene conto. E se ciò non bastasse, in nostro supporto arrivano anche alcuni insight rilevanti.

Ad esempio, secondo quanto tracciato dall’ultimo report “La Generazione Z e la guerra in Ucraina” di ObservatoryZed - il primo osservatorio pensato per studiare e osservare l’identità e i sentimenti dei nativi digitali - le nuove generazioni stanno manifestando le proprie opinioni sulla guerra in Ucraina, condividendo notizie ed emozioni sull’attuale situazione.

Attraverso tecniche di text mining ed emotion detection, ObservatoryZed ha rilevato oltre 125 milioni di interazioni su 17.000 contenuti pubblicati su Instagram e TikTok, con un sentiment generale di paura e sorpresa da parte delle giovani generazioni.

Sulla celebre piattaforma di video sharing - inoltre - le visualizzazioni dei video con l’hashtag #Ukraine sono passate da 6 miliardi - registrate a fine febbraio - a 30 miliardi nel giro di pochi giorni.

Il nostro nuovo report ha esaminato il sentiment e il linguaggio della Generazione Z sui social in merito al conflitto russo-ucraino”, ha commentato Alessandro La Rosa, presidente di ObservatoryZed, nonché Founder & Ceo di CreationDose. “Dall’analisi condotta da ObservatoryZed è emerso come le nuove generazioni utilizzano le piattaforme digitali non solo per manifestare solidarietà al popolo ucraino, ma anche per esprimere le proprie opinioni e documentarsi sulla guerra attraverso i contenuti rilevanti pubblicati da Influencer ed esperti del settore”.

Una guerra - dunque - raccontata soprattutto sui social media, che diventano luoghi di confronto, dove esprimere solidarietà e documentarsi attraverso immagini e video condivisi direttamente da utenti e personaggi famosi.

I social e il pericolo fake news

L’orrore della guerra coinvolge anche l’informazione: il conflitto, infatti, si combatte anche attraverso le fake news.

Contenuti video, foto e testimonianze di ciò che sta accadendo sul campo vengono condivisi dagli utenti e ripresi anche dalle principali testate giornalistiche, contribuendo così a costruire il complesso racconto mediatico della guerra.
Emblematico è il caso che riguarda un video su TikTok diventato virale in breve tempo. La clip, mandata in onda persino dalla Bbbc, mostra un paracadutista russo che registra un selfie, ridendo ed esultando a favore di telecamera mentre atterra sul suolo ucraino. Il video - che ha ottenuto oltre 25 milioni di visualizzazioni - è stato inizialmente attribuito all’attuale invasione russa, ma in realtà risale al 25 agosto 2015.

Questo è solo uno degli esempi più eclatanti di fake news: l’amara verità è che, durante queste settimane, le informazioni non verificate si sono diffuse a macchia d’olio.

Distinguere i contenuti attendibili da quelli che non lo sono, è diventato più complicato del solito. Ecco perché la reazione delle piattaforme social non si è fatta attendere.

Le grandi corporate hanno iniziato a prendere posizione, lavorando per combattere la disinformazione, eliminare i contenuti falsi o fuorvianti e rendere le proprie piattaforme luoghi sicuri da cui attingere informazioni attendibili sulla guerra in atto.

Uno dei primi a muoversi in questa direzione è stato Meta. Il 27 febbraio, infatti, la società di Mark Zuckerberg ha comunicato di aver smantellato una rete di 40 account e pagine su Facebook ed Instagram, che fingevano di essere collegati a testate giornalistiche con sede a Kyiv.

Meta, inoltre, ha istituito una task force dedicata al fact-checking dei contenuti dei media russi e bloccato loro la possibilità di fare ads e monetizzare.
Twitter ha bannato tutte le ads in Ucraina e Russia, etichettando i contenuti provenienti da media controllati dallo stato russo.

Contro le fake news (e la guerra in Ucraina) è sceso in campo anche Big G.
Per proteggere i cittadini ucraini dall’invasione russa, infatti, Google ha momentaneamente disabilitato la funzione di traffico in tempo reale di Google Maps in Ucraina.

Il colosso di Mountain View ha persino tagliato fuori alcune banche russe dai sistemi di pagamento Google Pay ed Apple Pay.

Attraverso un annuncio sull’account Twitter, invece, TikTok ha deciso di fermare la distribuzione di nuovi contenuti in Russia.

A causa della nuova legge approvata da Mosca, che inasprisce le pene per le presunte fake news sul conflitto, la famosa piattaforma di video sharing ha sospeso lo streaming e l’upload di nuovi contenuti.

Nonostante le contromosse social di Putin, dunque, sembra proprio che tutte le piattaforme - attraverso azioni nette e precise - stanno accerchiando sempre più il leader del Cremlino con l’obiettivo di limitare la diffusione di contenuti inattendibili o chiaramente frutto di propaganda.

I profili social più popolari e attivi

Dai primi giorni di guerra, anche lo storytelling social di Creator ed Influencer è cambiato. La maggior parte di loro sta condividendo contenuti solidali ma anche d’informazione, re-postando immagini e video di esperti del settore con l’obiettivo di contribuire alla divulgazione di informazioni attendibili.

Tra i contenuti degli esperti più popolari in rete, rientrano certamente quelli di Cecilia Sala, giovane giornalista inviata sul campo per Chora Media. All’interno del podcast “Stories” lanciato su Spotify, Cecilia racconta la quotidianità in Ucraina, attraverso testimonianze dirette del conflitto, condivise poi con i propri follower sul suo account Instagram.

Un altro profilo molto seguito sui social è quello di Emilio Mola, giornalista brindisino che ha realizzato diversi reportage e documentari a sfondo sociale in Europa, America Latina e Medio Oriente.

Attraverso i social, Emilio sta raccontando la guerra in Ucraina, condividendo con la propria community contenuti che spiegano le cause del conflitto scatenato da Putin e notizie in real time.

Tra le pagine più seguite che hanno raccontato la guerra in Ucraina, impossibile non menzionare Will Media e Geopop. Attraverso infografiche, podcast, stories in evidenza, reel, video su YouTube e TikTok, Will Media e Geopop offrono informazione di qualità sui social, in grado di documentare e coinvolgere un’ampia fan base: dalla Generazione X fino ai nativi digitali.

Diverse tipologie di profili social e contenuti, che hanno in comune un unico obiettivo: fornire agli utenti strumenti affidabili per comprendere a 360 gradi il momento storico che stiamo vivendo.

La comunicazione social di Zelensky

Prima dell’invasione russa, Volodymyr Zelensky è stato accusato di scarsa fermezza. Probabilmente la sua carriera da comico, con diverse scene in cui rappresentava un professore divenuto presidente per caso, non lo ha aiutato.

Adesso, invece, il presidente ucraino incarna lo spirito di una nazione che resiste con tutte le sue forze agli attacchi di Putin.

Tutto questo è stato possibile, grazie alla sua capacità di comunicazione sui social. Le piattaforme, infatti, hanno contribuito ad amplificare l’immagine positiva di Zelensky e ad animare la resistenza ucraina.

Sin dal giorno del riconoscimento delle “repubbliche del Donbass”, Zelensky ha pubblicato con continuità videomessaggi in tv e sui social, in lingua ucraina e russa, facendo leva sui valori di libertà e rispetto del diritto internazionale.

In queste settimane, il Presidente ucraino ha intensificato la sua attività sulle piattaforme digitali - utilizzando soprattutto Twitter - aggiornando costantemente i cittadini ed incitandoli a difendersi. Ma non solo: nei suoi discorsi, Zelensky ha prestato molta attenzione a distinguere la popolazione russa dalle azioni di Putin, ottenendo quindi il sostegno dei (tanti) russi che si oppongono al conflitto.

Curiosa è stata anche la sua trasformazione in termini di outfit: negli ultimi interventi “pubblici”, Zelensky ha abbandonato giacca e cravatta, mostrandosi solo in abbigliamento militare, con l’obiettivo di creare un legame visivo con i combattenti ucraini. In tal senso, il video che lo ritrae mentre beve caffè con i soldati impegnati nella difesa di Kyiv è diventato subito virale.

Zelensky, infatti, ha deciso di rimanere nella capitale per rafforzare l’idea di unità del Paese. È diventata celebre la sua frase con cui ha rifiutato l’offerta di evacuazione proposta dagli Stati Uniti: “Mi servono munizioni, non un passaggio”.

Frasi brevi e ad effetto, voce decisa e sorrisi: da Twitter a Telegram, la comunicazione social del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky è un mix perfetto di sfida e teatralità, che funziona: oltre 2 milioni di follower su Facebook, 5 milioni su Twitter e quasi 16 milioni su Instagram.

In breve tempo, Zelensky è riuscito a trasformare la tragedia ucraina in un fenomeno social-pop, raccogliendo follower e consensi in tutto il mondo.

A contribuire a tale successo, però, sono state anche le azioni del suo principale antagonista. Come recita un tweet della giornalista britannica Carole Cadwalldr: “Putin ha creato un eroe”.

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