Bond oggi – Treasuries Usa, è il momento di vendere o di comprare?

Lorenzo Raffo

16 febbraio 2026

Due o tre tagli? Le probabilità reali che i future stanno prezzando. Quanto può guadagnare (o perdere) chi ha Treasury oggi?

Bond oggi – Treasuries Usa, è il momento di vendere o di comprare?

La Fed taglierà i tassi di interesse e di quanto?

I mercati si pongono molte domande in merito, con risposte spesso contradditorie. Anche perché le scelte della Federal avranno inevitabilmente effetti sulla Bce. Siccome chi ci legge vuole riscontri precisi, pur nell’incertezza della situazione, l’unico strumento attendibile di cui avvalersi è quello dei numeri. Ne utilizziamo due gruppi, i più utili in proposito.

Il trend del decennale Usa

Negli ultimi giorni lo yield del Treasury a dieci anni è sceso abbastanza precipitosamente da massimi del 4,28%-4,29% al minimo in corso sul 4,05%. È quindi vicino alla barriera del 4%, razionalmente importante perché linea di separazione fra un’area (quella sopra) di debolezza e un’area (quella sotto) di possibili rafforzamenti delle quotazioni. Graficamente parlando è in realtà quota 3,94% la vera linea di separazione. Tutto questo avviene mentre ci si pone il quesito se l’inflazione si stia effettivamente raffreddando o se le pressioni persistenti dureranno nei prossimi mesi. Gli ultimi dati – riferiti a gennaio – evidenziano un rallentamento ma è troppo presto per considerare la fotografia in corso come un definitivo movimento ribassista. Ciò non esclude che un 2,4% su base annua nel primo mese del 2026 costituisca un passo indietro rispetto al +2,7% di dicembre.

La frenata è stata influenzata in particolare dal calo dei carburanti (-7,5% a gennaio su base annua). I consumatori hanno beneficiato anche di un indebolimento del prezzo delle auto usate (-2%). Per contro le bollette del gas e dell’elettricità registrano notevoli rincari (rispettivamente +9,8% e +6,3% su base annua). Il prezzo delle uova, che era salito moltissimo lo scorso anno, a causa di un calo della produzione dovuto all’influenza aviaria, è sceso invece di circa il 34% rispetto a gennaio 2025. Nel complesso, tuttavia, i prodotti alimentari registrano un aumento del 2,9%. Infine all’inizio di quest’anno, le compagnie aeree hanno aumentato notevolmente il prezzo dei voli (+6,5% su base mensile).

Il contesto appare quindi contradditorio e non aiuta a valutare forti spinte al taglio dei tassi da parte della Fed. Anche perché viene letto in maniera ambigua dai trumpiani così come all’opposto dagli economisti indipendenti.

Il verdetto dei Fed Funds

I calcolatori di monitoraggio dei future sui Fed Funds – pur inevitabilmente volatili, data la natura di tali strumenti – sono il secondo strumento per valutare le possibili evoluzioni a breve e medio termine. Scattano questa immagine della prevalenza di andamento dei tassi di interesse.

  • Tasso in corso 3,75%
  • Meeting riunione Fed di metà giugno: probabilità al 51% di taglio tassi al 3,5%
  • Meeting riunione Fed di fine luglio: sale l’eventualità che si abbia un ulteriore taglio dei tassi di 25 pb, stimato al 43,4%
  • Meeting riunione Fed di metà settembre: prevale l’opzione 3,25% (al 37,5%) ma per il 30% si rivela la possibilità di un taglio addirittura al 3%
  • Meeting riunione Fed di dicembre: è un quasi pareggio fra l’opzione 3,25% (30,5% di possibilità) e quella 3,0% (29,4%).

Le alternative ipotizzano quindi due o al massimo tre tagli, in sintesi meno di quanto Trump auspicherebbe.

Le preoccupazioni sui Treasuries

I titoli di Stato Usa dovrebbero quindi correre al rialzo in termini di quotazioni ma c’è un se: si chiama rischio di detenere titoli di lungo termine: Ciò in base a tre motivi:

  • incertezze sulla sostenibilità del debito;
  • timori sull’indipendenza della Fed;
  • incertezza sull’andamento del dollaro.

E allora il mercato sembra una volta di più deciso a puntare su Treasuries corti e medio corti (massimo tre anni), con la protezione di un conto in valuta: in altre parole il consiglio prevalente è di non aumentare le posizioni sui titoli di Stato Usa e di trasferirsi – attraverso l’hedge indiretto di un c/c in Usd – su quelli a bassa duration, che attualmente garantiscono pur sempre un 3,5%. Rendimento tutt’altro che trascurabile in una situazione di perplessità quale quella in corso.

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