Bond oggi – Tassi imprevedibili? I CCT possono essere il “paracadute” che non ti aspetti

Lorenzo Raffo

25 marzo 2026

Tassi in salita e inflazione fuori controllo: i CCT sono davvero la svolta che tutti aspettano?

Bond oggi – Tassi imprevedibili? I CCT possono essere il “paracadute” che non ti aspetti

Lo shock da timori inflattivi sta determinando tantissima incertezza sull’andamento futuro dei tassi di interesse. Certamente ci sono fattori emotivi ad alimentare le tensioni ma le intenzioni delle Banche centrali, a cominciare dalla Bce, sembrano rivolte a ipotizzare aumenti del costo del denaro.

Tutto dipenderà però dalla durata e dall’intensità delle tensioni geopolitiche e dall’andamento del prezzo del petrolio. In questo contesto si torna a parlare non poco di CCT, ovvero di governativi italiani a tasso variabile.
Ha davvero senso puntare su queste obbligazioni?

Come sono indicizzati

È il caso innanzi tutto di ricordare che i CCT sono in realtà denominati CCTeu (Certificati di Credito del Tesoro indicizzati all’Euribor a 6 mesi). Pagano cedole semestrali posticipate pari all’Euribor 6 mesi, rilevato due giorni prima del godimento, più uno spread fisso (margine) definito all’emissione. Euribor 6 quindi e non Euribor a 3 mesi, come avviene per la maggior parte dei bond bancari a tasso variabile o misto. Questo comporta un vantaggio in termini di rendimento. Al momento l’Euribor 6 mesi riconosce per esempio un 2,59% contro il 2,18% del 3 mesi e la differenza non è marginale, proteggendo meglio chi utilizza i CCT come hedge appunto da movimenti sui tassi e quindi dall’indiretto effetto inflazione. In più c’è il margine addizionale, che dipende dalle singole emissioni.

Punti forti e punti deboli

La valutazione deriva logicamente dall’andamento dell’Euribor, molto celere nell’adattamento ai sentiment del mercato. Quello a 6 mesi era al 2,13% a inizio marzo, salendo poi velocemente con il passare dei giorni.
È scontato quindi inserire nei punti forti proprio questo ruolo di paracadute in presenza di situazioni emergenziali di politica monetaria. C’è poi da tenere conto che le quotazioni dei CCT sono molto meno volatili rispetto a quelle dei BTP, perché il loro rendimento si adegua velocemente ai tassi, comportando minori rischi di duration, ovvero di sensibilità rispetto ai trend di questi ultimi.
Come punti deboli ne segnaliamo invece due: scontata la minore remuneratività se i tassi scendono, mentre meno assodato è il fatto che gli scambi sono contenuti, pur trattandosi di titoli governativi.
Da segnalare infine che l’emittente Italia è uno dei pochi a livello mondiale a proporre titoli di questo tipo.

Come scegliere

Le emissioni quotate su Borsa Italiana sono attualmente nove, ma una è vicinissima alla scadenza, trattandosi di un aprile 2026. Le alte variano dal 2028 al 2035, con quotazioni che si muovono dal minimo di 99,79 Eur (apertura della seduta odierna) del CCT-Eu Eur6m+0,8% Ap2035 - Isin IT0005680753 - al massimo di 103,01 Eur del CCT-Eu Eur6m+1,15% Ot2031 - Isin IT0005554982. Gli spread di mercato si aggirano sui 3-6 pb, leggermente superiori rispetto a quelli dei Btp a tasso fisso.

Chi rende di più nella fase in corso?

Ecco il responso:

TitoloISINRendimento
CCT-Eu Eur6m+0,8% Ot28 IT0005534984 2,8%
CCT-Eu Eur6m+0,65% Ap29 IT0005451361 2,9%
CCT-Eu Eur6m+0,75% Ot30 IT0005491250 3,1%
CCT-Eu Eur6m+1,15% Ot31 IT0005554982 3,2%
CCT-Eu Eur6m+1,05% Ap32 IT0005594467 3,3%
CCT-Eu Eur6m+1,1% Ap33 IT0005620460 3,4%
CCT-Eu Eur6m+1,05% Ap34 IT0005652828 3,5%
CCT-Eu Eur6m+0,8% Ap35 IT0005680753 3,5%

Ovviamente i rendimenti mutano nel tempo, data la particolare struttura dei titoli. Si noti poi che anche i CCT hanno una loro “yield curve”, la quale premia inevitabilmente le scadenze più lunghe.

Quale preferire?

Se si punta a cogliere solo l’attuale situazione da shock energetico meglio scegliere una scadenza non troppo lunga: per esempio a cavallo fra 2030 e 2031. Se invece si teme che l’impatto inflattivo sarà di lungo termine inevitabile spostarsi sulle scadenze fra 2034 e 2035, con la massima flessibilità però rispetto ai possibili scenari che si potrebbero determinare nei prossimi mesi e – c’è chi ipotizza – prossimi anni.