SOS Rendimenti

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di Lorenzo Raffo

Bond oggi: quei “Btp” non Btp rendono più dei Btp

Lorenzo Raffo

1 giugno 2022

Bond oggi: quei “Btp” non Btp rendono più dei Btp

Gli Italy in $ hanno yield nettamente superiori agli equivalenti tassi fissi italiani e ai Treasuries Usa. Solo tre a piccolo taglio.

Nella vasta tipologia di titoli di Stato italiani, maggiore in confronto a quella degli altri Paesi europei, pur non sempre conosciuti dai piccoli e medi investitori ci sono gli Italy in dollari, che di fatto sono dei Btp senza essere dei Btp.

Emessi soprattutto in tempi lontani, espongono logicamente l’emittente nazionale al rischio di cambio Eur/Usd solo in apparenza, poiché il nostro Tesoro si protegge poi con dei derivati da questa variabile.

L’incognita vale invece per chi acquista gli Italy, quasi sempre stabilmente scambiati su Borsa Italiana. Ciò malgrado i tagli siano in alcuni casi elevatissimi (200.000 Usd), trattandosi di governativi destinati soprattutto alla clientela istituzionale d’oltre Oceano.

Sono nove ma...

In totale si tratta di nove emissioni, con scadenze dal 2023 al 2051. Escludendo quelle con lotti elevati, gli Italy per il “retail” (in termini appunto di importo negoziabile) sono tre:

  • 6,875% 2023 Usd (Isin US465410AH18 – taglio 1.000);
  • Frn 2029 Usd (Isin XS0098449456 – taglio 1.000);
  • 5,375% 2033 Usd (Isin US465410BG26 – taglio 1.000);

Il caso vuole che sia un’offerta oltremodo adatta al momento in corso, trattandosi di un corto e di un lungo oltre che di un variabile. Due anni fa il mercato avrebbe guardato soltanto al 2033 ma il quadro dei tassi Usa e la curva dei rendimenti rendono oggi allettanti tutte e tre le strutture.

Il confronto con la Usa yield Curve

Il 2023 quota sui 105, con rendimento a scadenza del 3% circa. Sarà rimborsato a settembre del prossimo anno e quindi si confronta con un annuale sul fronte Usa, dove lo yield è attualmente al 2,1%.

Un surplus a favore dell’italiano di circa 100 pb è rilevante, ancor più valutando il vantaggio di un credito fiscale al rimborso. Gli scambi sono mediamente notevoli con una volatilità intraday bassa.

Il 2029 è un tasso variabile anomalo, in quanto indicizzato allo swap a 30 anni – cioè ai tassi lunghi Usa – attualmente al 2,97%, da cui viene detratto un margine dello 0,91%. Siccome è previsto un tasso minimo del 4,25%, al momento la sua cedola corrisponde a quest’ultimo valore. Si tratta di un vecchio collocamento del 1999, quando il contesto di politica monetaria era totalmente diverso in tutto il mondo.

Nella fase in corso, il titolo non è molto scambiato a causa soprattutto di una quotazione a 110 Usd, con rendimento fra il 2,7 e il 2,8%, quasi corrispondente a quello di un tasso fisso Usa. Diventerebbe strategico in presenza di una curva degli swap che favorisse le scadenze iperlunghe, con una salita al 5%, ipotesi poco realistica.

Il 2033 ripropone la struttura a tasso fisso, anche qui in una logica di tempi passati. Si tratta infatti di un’emissione del 2003, che quota sui 107,5/108 Usd, con rendimento a scadenza sul 4,5%, nettamente superiore rispetto al 2,8% del decennale Usa. Il massimo 2022 di 124,67 Usd è ormai un ricordo, complice l’effetto rialzi tassi Fed, ora già acquisito dalle quotazioni, ma un eventuale ulteriore calo verso i 105 nell’arco dei prossimi mesi lo renderebbe ancor più competitivo in ottica di lungo periodo.

Seguirli sempre

Il 2029 e il 2033 sono valide alternative rispetto ai Treasuries, anche se logicamente espongono al rischio Italia.

Buona parte dello spread aggiuntivo deriva proprio da questo fattore così come dal rischio di cambio. Se ne deve tenere conto, ma in ottica di diversificazione gli Italy possono certamente affiancarsi ai vari Btp, Cct, Btp€i, Btp Italia e Btp Futura, di cui non pochi portafogli sono infarciti.

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