Bond oggi – Altro che Btp Valore! Forse è meglio un Btp Italia
Lorenzo Raffo
2 marzo 2026
Tassi fissi penalizzati da un’inflazione vista al rialzo? Torna d’attualità la struttura degli “inflation linked”. Un titolo adatto e altre emissioni in debutto sul Mot.
Con i riflettori puntati alla crisi geopolitica medio orientale e ai suoi possibili effetti sull’inflazione, anche il quadro dei rendimenti obbligazionari sta per rientrare in un turbinio di incertezze. Secondo Capital Economics, ripreso dal Wall Street Journal, «interruzioni prolungate della produzione iraniana di greggio o un blocco dello Stretto di Hormuz potrebbero contribuire a far salire il prezzo del petrolio sui 100 dollari, trascinando con sé i prezzi del gas naturale».
Inevitabile l’effetto sull’inflazione, che - come conseguenza - salirebbe a livello mondiale di uno 0,6-0,7%. Tutto questo - secondo il quotidiano economico Usa - «potrebbe sconvolgere una fragile economia globale già martoriata dai conflitti commerciali, incoraggiare le principali banche centrali a interrompere la riduzione dei tassi di interesse o spingere altre ad aumentarli». Caos, quindi.
In un simile contesto si segnala l’esordio oggi del nuovo Btp Valore (Isin IT0005696320), lo step-up italiano che in passato ha sempre raccolto rilevanti adesioni nei vari collocamenti. La struttura cedolare un po’ meno generosa rispetto a quelle di alcune edizioni precedenti fa porre delle domande su quanto convenga in una situazione ribaltatasi nell’arco di 48 ore.
Ricordiamo la sua ossatura:
- Cedola 1: 2,5% (2026-2028) contro yield 2,17% Btp non step-up a 2 anni
- Cedola 2: 2,8% (2020-2030) contro yield 2,50% del Btp non step-up a 4 anni
- Cedola 3: 3,5% (2030-2032) contro yield 2,83% del Btp non step-up a 6 anni
- + premio fedeltà 0,8%
Allungando non di molto le scadenze ci si può garantire rendimenti maggiori. Ne consegue che la detenzione del titolo fino a scadenza e quindi la garanzia del premio fedeltà sono imprescindibili nell’ottica di un migliore risultato migliore, a meno che la performance in conto capitale (plusvalenza) nel corso degli anni giustifichi un’eventuale vendita, come già avvenuto per altre emissioni di Btp Valore.
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Il rendimento medio annuale si attesta al 3,06% - compreso il premio fedeltà – contro l’odierno 3,30% per esempio di un decennale. A chi conviene? Solo a un investitore molto prudente nonché – lo ribadiamo – cassettista, che non intenda esporsi su scadenze e quindi volatilità elevate.
Meglio il BTP Italia
Questa fotografia non tiene però conto delle vicende geopolitiche.
I tassi fissi – in una situazione instabile – sono potenzialmente le vittime sacrificali nel quadro obbligazionario. Meglio affiancarli a strutture più protettive. Ma quali? Se (e il se è d’obbligo) l’inflazione sarà destinata a surriscaldarsi ci sono due modi per proteggersi nel contesto dei titoli di Stato italiani:
- i Btp Italia (che l’inflazione la riconoscono assieme alle cedole semestrali),
- i Btp€i (che l’accumulano soprattutto sul capitale).
Meglio decisamente i primi, grazie alla rapidità del meccanismo di indicizzazione. L’aumento dei prezzi potrebbe essere infatti veloce nel manifestarsi ma altrettanto rapido nello sgonfiarsi.
E allora se Btp Italia deve essere (magari abbinato a uno step-up come il Valore) si scelga una scadenza corta. Ce n’è una al 2026, troppo vicina, e poi una al 2027.
Si tratta del Btp Italia Ot2027, con le seguenti caratteristiche:
- Isin IT0005388175
- tasso cedolare annuo 0,65% + inflazione italiana
- prezzo di riferimento sui 100
- rendimento lordo al momento 1,77% (ma modificabile in rapporto all’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie, al netto dei tabacchi)
- cedole pagate semestralmente (28 aprile e 28 ottobre).
È evidente come il nuovo quadro generale sia improntato a una possibile rapidità di cambiamenti, tale da imporre molta flessibilità nella gestione di ogni portafoglio. Questo è il contesto a oggi. E fra un mese?
Tre anni con i francesi
La crisi del debito transalpino ha indotto l’emittente governativo parigino ad aumentare negli ultimi tempi l’offerta di scadenze corte, che non hanno avuto difficoltà a essere piazzate. Uno dei titoli più recenti viene proposto ora sul Mot. Queste le caratteristiche dell’Oat 2,4% St2029 Eur:
- Isin FR0014016G71
- tasso fisso 2,4%
- scadenza 24/9/2029
- ammontare 6,3 miliardi di Eur.
La sua liquidità su Borsa Italiana è ancora incerta ma le prime indicazioni di prezzo lo piazzano nella forchetta piuttosto ampia 100,2/100,6 Eur, con rendimento lordo poco inferiore a quello nominale, sebbene oggi abbia accelerato al rialzo, salendo oltre i 101.
Inevitabile il confronto con un Btp. Va realizzato rispetto al 3,0% Ot2029 (Isin IT0005611055), che quota sui 102, data la cedola più elevata. Lo yield attuale si aggira sul 2,4% e quindi si ha un pareggio, che porta però a preferire il Btp, non fosse altro per la maggiore liquidità sul Mot. Già presente da tempo sul mercato telematico un altro Oat a tre anni: si tratta del 2,75% Fb2029 (Isin FR001400HI98), che quota sui 101,3 /101,4 Eur, con yield sul 2,28%. Scontata l’indicazione che in tutti i casi il taglio è di 1.000 Eur.
La Spagna va al 2031
Non solo triennali ma anche quinquennali: il trend delle nuove emissioni punta su scadenze medie, per le difficoltà in corso nella raccolta di capitali sui mercati governativi, in attesa di evoluzioni future. Lo si riscontra un po’ ovunque nei Paesi sviluppati. Una delle tante conferme arriva dalla Spagna, che ha collocato nei giorni scorsi un nuovo titolo a cinque anni, già scambiato a Borsa Italiana. È il Bonos 2,6% Mg2031 Eur, eccone le caratteristiche:
- Isin ES0000012Q16
- tasso fisso 2,6%
- scadenza 31/5/2031
- ammontare 3,2 miliardi di Eur.
Volendo allungarsi rispetto agli iper richiesti triennali, l’inedito spagnolo incrementa il rendimento al 2,5-2,55% in base alla quotazione in corso (100,3/100,5 Eur). Sale logicamente la duration (sensibilità ai tassi) e in ultima analisi il risultato non conviene: i 10/20 pb in più comportano infatti un maggiore rischio di instabilità della curva, che al momento rappresenta una non trascurabile incertezza sul fronte dei governativi in euro.
Lo zero coupon in peso messicano
Su questo fronte si apre un raffronto che vede da una parte fautori convinti e dall’altra parte oppositori persuasi. È quello dei bond zero coupon, ovvero senza cedola, nelle varie valute emergenti.
A chi convengono? Soprattutto a chi abbia bassi importi da investire in ottica di lungo periodo, preferibilmente fino al rimborso finale. Non pochi trader obbligazionari li utilizzano tuttavia per operazioni di breve/medio periodo, cercando di cogliere l’effetto leva che in determinate situazioni di mercato possono portare a significative plusvalenze grazie all’andamento sia dei tassi sia dei cambi valutari, esigendo però conoscenze specifiche che non tutti hanno.
Chi invece punti a investimenti tranquilli, scegliendo di essere cassettista, trova valore in tale ambito, sempre che l’andamento della valuta prescelta non sia eccessivamente penalizzante. In questo contesto segnaliamo un nuovo titolo quotato su Borsa Italiana. Il Ebrd (Banca europea ricerca e sviluppo – rating AAA) zero coupon Ge2038 Mxn:
- Isin XS3269619220
- taglio 200.000 Mxn (quasi 10.000 Eur) ma che va poi rapportato alla quotazione in corso, riducendosi e non di poco
- scadenza 20/1/2038
- prezzo di riferimento sui 32-33 Mxn.
Il rendimento stimato si aggira attualmente sul 10%, escludendo logicamente l’impatto del cambio.
Inevitabile fare il punto sul cross Eur/Mxn: il peso messicano si sta rafforzando e non poco sull’euro, sebbene resti ancora in un contesto strutturalmente debole. Al rapporto in corso di 20,3 Eur/Mxn si può individuare graficamente una nuova fase di fragilità in presenza di un ritorno sopra i 21 Eur/Mxn e di un ulteriore rafforzamento sotto i 19 Eur/Mxn.
Occorre a questo proposito ricordare che per convenzione si pone al primo posto (numeratore) del rapporto la valuta base (detta anche “certa”, in questo caso l’euro), mentre al secondo posto (denominatore) la valuta controvalore (detta anche “incerta”, in questo caso l’Mxn).
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