Auto elettriche: 8 falsi miti da sfatare

30 maggio 2020 - 14:08 |

Per gran parte delle persone le auto elettriche sono ancora una novità intorno alla quale aleggiano curiosità e scetticismo. Skoda ha recentemente pubblicato un vademecum con cui fare luce su alcuni aspetti, sfatando alcuni dei pregiudizi radicati negli automobilisti.

Auto elettriche: 8 falsi miti da sfatare

È giunto di sfatare tutti i miti (o quasi) riguardo le auto elettriche.

Chi scrive è nato con l’Alfetta, cresciuto col mito della Delta Integrale, della Ferrari F40, della Pagani Zonda. Con le Gruppo B che nei mondiali rally degli anni ‘80 mangiavano la strada e le Formula 1 che strappavano letteralmente i timpani dalle orecchie. Un periodo non troppo lontano, ma che oggi sembra distante anni luce, fatto di motori turbo, di diesel sempre più prestazionali, in cui le auto elettriche erano per lo più delle special dalle linee avveniristiche o rare eccezioni come quelle realizzate dal V.a.m.i.a. (Veicoli A Minimo Impatto Ambientale), il polo specializzato nella ricerca e nello sviluppo di vetture a trazione alternativa voluto da Fiat Auto nel 1996. Si, perché se il Gruppo FCA oggi insegue i concorrenti in tema di mobilità sostenibile, è anche vero che negli anni ‘90 la Fiat era molto attiva nel campo dell’auto a batterie, unica in Europa ad avere diversi modelli elettrici in gamma. Ricordate la Panda Elettra? Allora era ancora presto.

Oggi il panorama è completamente cambiato, le auto elettriche hanno, seppur lentamente, guadagnato quote di mercato più consistenti, supportate da massicci incentivi per l’acquisto. Ciononostante sono ancora forti le resistenze di molti, che scoraggiati anche dal costo di acquisto elevato, ritengono le auto elettriche ancora non adatte a sostituire i motori termici, specie in un momento di grande crisi economica come quello che stiamo vivendo e che potrebbe cambiare i piani dell’industria dell’auto, ponendo in secondo piano lo sviluppo della mobilità ecologica.

Proprio con l’obiettivo di far fronte ai dubbi e agli interrogativi più frequenti in merito alla mobilità a batterie, il Gruppo Volkswagen, nella fattispecie il marchio Skoda, ha realizzato una guida essenziale (che potete trovare sul sito web “skoda-storyboard”, nella sezione dedicata alle nuove forme di mobilità), in cui illustra le caratteristiche principali delle auto elettriche, nel tentativo di fare luce sul loro funzionamento e sui costi di gestione e sfatare così le convinzioni che inducono molte persone a giudicarle negativamente in merito alla loro efficienza e praticità. Otto falsi miti secondo cui le auto elettriche non sarebbero all’altezza delle auto con motore termico.

1) Tempi di ricarica lunghi

Siamo tutti d’accordo, rifornire un’automobile a motore termico è un’operazione la cui velocità non è paragonabile a quella delle elettriche, non ancora almeno.
Va detto però che la maggior parte dei proprietari di automobili elettriche ricaricano le loro vetture a casa, durante le ore notturne. Un’auto come la Skoda Citigoᵉ iV è in grado di ricaricare fino all’80% della capacità della propria batteria, sufficiente per un viaggio di 200 km, in poco più di 4 ore grazie alla wallbox domestica. Anche in caso d’insonnia o di notti brevi, la macchina sarà pronta per portarvi al lavoro o per un viaggio più impegnativo. Ma la piccola Skoda, come molti altri veicoli, supporta anche una ricarica rapida da 40 kW ricaricando l’80% delle proprie batterie in un’ora, il tempo di fare la spesa al supermercato.

Con l’arrivo nel corso del 2020 della Enyaq iV, il primo modello del brand Skoda basato sulla piattaforma MEB, il marchio ceco compirà un altro importante passo nell’elettrificazione della gamma, che permetterà una ricarica ad alte prestazioni (125 kW). Tradotto vorrà dire 100 km di autonomia in mezz’ora. E le cose miglioreranno ancora con l’avvento di nuove tecnologie, come la rete di ricarica Ionity, il network europeo di stazioni ad alta potenza per facilitare i viaggi a lunga distanza dei veicoli elettrici, fondata da BMW, Daimler, Ford e Volkswagen, che eroga fino a 350 kW ricaricando un pacco batterie nel tempo di un caffè.

Va poi tenuto conto che quella delle batterie è una tecnologia attualmente in continuo sviluppo, proprio con l’obiettivo di garantire quanta più autonomia possibile con una sola ricarica. Al momento è allo studio un nuovo tipo di accumulatore non più agli ioni di litio, bensì al litio-zolfo con una densità energetica cinque volte maggiore e in grado di assicurare un’autonomia di 1.000 chilometri ad un autoveicolo.

2) Le auto elettriche non sono sicure

Ad oggi le auto elettriche sono sicure quanto quelle con motore a combustione interna. Hanno avanzati sistemi di assistenza alla guida e ricevono già da tempo valutazioni ottime nei test d’impatto EuroNCAP. Non solo, disconnettono automaticamente le batterie in caso d’incidente e i test dell’organizzazione automobilistica tedesca ADAC hanno dimostrato che il rischio d’incendio non è maggiore rispetto alle auto tradizionali.

3) Auto elettriche e auto a benzina, chi inquina di più?

Le Emissioni di CO2 sono uno degli argomenti più dibattuti quando si parla di mobilità sostenibile.
Secondo un’indagine del 2019 svolta dal quotidiano La Repubblica in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione dell’Università di Bologna, con gli attuali processi produttivi europei, l’assemblaggio di un autoveicolo genera emissioni per circa 6000 kg di CO2 se a motore termico e poco più di 10000 kg se a motore elettrico. Un dato maggiore a causa di processi costruttivi più dispendiosi sul piano energetico per la realizzazione delle batterie. Ma se un’auto elettrica, all’uscita della fabbrica, ha un impatto ambientale ben superiore a quello di un auto a motore termico di pari categoria, la situazione cambia rapidamente non appena i due veicoli cominciano a circolare.
Nel 2018, in Europa, l’emissione media su strada di un veicolo nuovo era di circa 160 grammi di CO2/km, un valore superiore del 35% a quanto dichiarato dalla case automobilistiche in fase di omologazione, come riportato nel rapporto “From laboratory to road 2018” dell’International Council of Clean Transportation, e lontanissimo dai 95 grammi prefissati dall’Unione Europea per il 2020.

Ai 160 grammi (le emissioni “dal serbatoio alla ruota”) bisogna poi aggiungere la quota di CO2, circa il 17% delle emissioni nel punto di utilizzo (secondo fonte Ispra), generata dal momento dell’estrazione del petrolio fino all’uscita dalla pompa del carburante: raffinazione, approvvigionamento e distribuzione del combustibile (dal pozzo al serbatoio). Un contributo che fa lievitare le emissioni globali medie di un’auto termica nuova a 190 grammi di CO2/km.
Discorso diverso per un auto elettrica. Nel 2018 l’emissione di CO2 relativa alla produzione di energia elettrica in Italia è stata di 360 grammi di CO2/kWh mettendo in conto estrazione, raffinazione, trasporto e dispersione.
Un’auto elettrica di medie dimensioni, in condizioni reali, ha un consumo energetico alla presa di circa 150Wh/km. Applicando il fattore di emissione globale di 360g/kWh si ottiene una emissione di 54 grammi di CO2 per ogni km, il 71% in meno se confrontato a quello di un’auto termica.
Basandoci su questi dati e ipotizzando una percorrenza media di 12.000 chilometri, le emissioni totali di CO2 di un’auto elettrica pareggiano quelle di una sua competitor termica nell’arco di tre anni per dimezzarsi dopo 15. Tempi che si accorciano ulteriormente al crescere delle percorrenze medie annue.

Se poi, come avviene nel nostro Paese, circa un terzo dell’energia consumata da queste vetture proviene da fonti rinnovabili, l’impatto ambientale si annulla, portando a eguagliare le emissioni di un auto termica dopo due anni di vita e a ridurle a un quarto a fine ciclo del veicolo, momento in cui diversi materiali pregiati utilizzati per batterie e motore elettrico potranno essere recuperati.
Tornando a Skoda, secondo il sito electricmap.org le emissioni medie del ciclo produttivo dell’elettricità nella Repubblica Ceca, si attestano sui 500 grammi di CO2 per kWh. Una Citigoᵉ iV utilizza 14,8 kW per 100 chilometri, con una produzione di emissioni di 74 grammi di CO2 per chilometro, contro i 105 grammi per chilometro della versione a benzina di questa vettura.

4) La produzione di auto elettriche porterà a una riduzione del lavoro nell’automotive

Se è vero che le auto elettriche, contenendo molti meno componenti rispetto alle loro alternative con motore a combustione o ibride, sono più semplici da fabbricare, va detto che al momento l’eMobility è il futuro verso cui stiamo andando e le case costruttrici non possono ignorarlo. Nasceranno nuovi posti di lavoro in settori correlati e i minori costi di esercizio da sostenere permetteranno alle aziende di avere più fondi da investire.

5) Le auto elettriche sono pericolose per i pedoni

Senza intromissioni del suono del motore all’interno dell’abitacolo, le auto elettriche oltre che pulite, sono anche molto silenziose, costringendo i progettisti a ridurre al minimo ogni altra forma di rumorosità che possa compromettere il comfort dei passeggeri. Ne deriva che questa nuova forma di mobilità possa essere quasi invisibile nel traffico, diventando un potenziale pericolo per i pedoni, così come per le persone ipovedenti o non vedenti che devono necessariamente basarsi sul solo udito come riferimento nello spazio. Per questo, dal 2019, tutte le nuove auto a batteria devono essere dotate di un avvisatore acustico Avas (Audible Vehicle Alert System) per poter circolare all’interno dei territori dell’Unione Europea. Questo dispositivo dovrà essere in grado di produrre un suono, ben identificabile, con intensità di almeno 56 decibel fino a una velocità di 20 Km/h (alcune case automobilistiche aumentano questo limite a 30 km/h). A velocità più elevate gli altri suoni generati all’esterno dal veicolo, come il rotolamento dei pneumatici, rendono udibile l’auto più facilmente.

6) Le auto elettriche non sono divertenti

L’elevata coppia del motore elettrico rende l’esperienza di guida dinamica e coinvolgente e nonostante la batteria aumenti il peso dell’auto, il fatto che questa sia posizionata nel punto più basso e centrale del telaio abbassa il baricentro del veicolo, aumentandone la stabilità e liberando al contempo spazio per l’abitacolo. Caratteristiche che rendono divertenti nella guida anche le auto più piccole.
Inoltre, piattaforme modulari adattabili a diversi modelli di auto come il MEB del Gruppo Volkswagen, consentono una riduzione dei costi in fase di produzione e permettono di installare facilmente batterie di diverse dimensioni, aumentando o diminuendo il numero dei moduli, così da offrire a tutti l’autonomia più adatta alle proprie esigenze.

7) Il design delle auto elettriche lascia a desiderare

Un’auto elettrica può avere la forma che preferisce: sportiva, compatta, può assumere le sembianze di un SUV e avere una linea futuristica. Non avendo vincoli di spazio imposti dalla presenza di un motore a combustione interna, i progettisti hanno ampio margine per modellare la carrozzeria e l’abitacolo del veicolo a seconda della vocazione stradale dello stesso.

8) Non ci sono sufficienti metalli rari per una produzione di massa di auto elettriche

La fabbricazione delle auto elettriche richiede l’impiego di metalli rari. Fra questi il litio e il cobalto, ma mentre quest’ultimo, grazie al progresso delle tecnologi, è sempre meno coinvolto nella produzione di batterie, resta alta la percentuale del primo. A far fronte a questa richiesta esistono comunque ancora notevoli fonti di litio (solo in Repubblica Ceca è presente il 3% della riserve mondiali) e quando nei prossimi anni queste automobili saranno sempre più diffuse, sarà possibile sfruttare i metalli delle batterie riciclate.

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