Il punto di vista della GenZ sulla politica

Il punto di vista della GenZ sulla politica

di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

“I libri riescono ad ampliare la conoscenza che abbiamo gli uni degli altri”, intervista a Stefano Petrocchi

Paolo Di Falco

26 aprile 2022

I libri rivestono un ruolo importante nella nostra società e per questo abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi.

Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è una immortalità all’indietro”. Con queste parole Umberto Eco si riferiva a una delle sue più grandi passioni: i libri che amava al punto da avere una vastissima biblioteca con oltre 40.000 volumi. Anche se non tutti siamo dei lettori così voraci come Eco però, in una società come la nostra in cui si corre sempre più veloce, i libri conservano la loro importanza in quanto sono essenziali per aiutarci a capire il mondo che ci circonda e quello che sta accadendo, dall’attuale conflitto in Ucraina sino all’impatto dei cambiamenti climatici sulle nostre vita e, allo stesso tempo, diventano un’ottima valvola di svago in quanto ci trasportano in altre realtà, in altri tempi vicini e lontani permettendoci, per un istante, di staccarci dalla nostra vita e di immergerci a capofitto nella vita di qualcun altro.

Lo scrittore Umberto Eco, tra i tanti premi, aveva vinto nel 1981 con il suo bestseller mondiale “Il nome della rosa” un premio italiano che ancora oggi conserva la sua importanza e rilevanza ovvero il Premio Strega giunto alla sua 76° edizione e di cui abbiamo parlato con il direttore della Fondazione Bellonci che lo organizza annualmente ovvero Stefano Petrocchi che, oltre ad aver curato la riedizione di varie opere della scrittrice Maria Bellonci, ha pubblicato nel 2014 il romanzo La polveriera dedicato al Premio Strega e ai suoi protagonisti.

Il Premio Strega – come ci dice il direttore Petrocchi - nasce nel 1947 per opera di una scrittrice, Maria Bellonci e di un industriale Guido Alberti, titolare di un’azienda che a Benevento produce il liquore Strega e nasce nell’ambito di quello che allora si definiva un salotto letterario. Maria Bellonci insieme al marito Goffredo erano una scrittrice e un critico letterario e, fin dal 1944, avevano cominciato a riunire in casa propria gli amici intellettuali, scrittori e artisti con delle riunioni periodiche che si svolgevano di domenica e da qui l’idea di dare come nome al loro gruppo “Gli amici della Domenica”. Insieme a questo sodalizio nasce l’idea di creare un premio letterario subito dopo la guerra che in qualche modo contribuisse alla rinascita culturale del Paese. A Roma di premi letterari non ce n’erano: i più famosi all’epoca erano il premio Viareggio e il premio Bagutta che si tiene a Milano e così decisero di dar vita a quest’iniziativa”.

La stessa scrittrice Maria Bellonci definì il Premio: “Un tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione", obiettivo che come sottolinea Petrocchi rimane sempre attuale: ”In qualche modo la cultura è sempre in emergenza o meglio non si fa mai abbastanza per promuoverla. Certo lo spirito di rinascita che c’era nel 1947 forse oggi non riusciamo neanche a comprenderlo fino in fondo. Allora c’erano tantissime energie che si muovevano a ogni livello della società, c’era una voglia enorme di tornare a partecipare alla vita civile cosa che era mancata sotto la dittatura fascista e per tutto il tempo della guerra. È qualcosa di cui oggi avremmo bisogno ma non so se è un bisogno altrettanto diffuso e sentito”.

Negli anni inoltre, in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Ue del 2014, è stato anche istituito il Premio Strega europeo conteso tra 5 scrittori europei tradotti in Italia e:

Questa è la prima edizione che si tiene in un’Europa che è tornata a essere insanguinata dalla guerra e quindi non sarà un premio come tutti gli altri. Con questo Premio stiamo cercando di capire che cos’è l’identità europea e stiamo cercando di capirlo attraverso libri che ci conducono alla nostra storia comune e libri che vanno a indagare realtà molto particolari e che ci fanno capire esattamente come si sta vivendo in questo momento in Europa. È come avere ogni anno una fotografia, un’istantanea di vari luoghi dei Paesi europei. L’identità europea, come sappiamo, è in fase di costruzione e adesso nella situazione che stiamo vivendo questo processo non è sicuramente facile: la guerra è l’elemento disgregatore per eccellenza in quanto ci mette gli uni contro gli altri però riteniamo che i romanzi, i libri riescano ad ampliare moltissimo la conoscenza che abbiamo gli uni degli altri. Devo dire che dal 2014 a oggi il Premio Strega europeo è rimasta un’iniziativa senza imitazioni in quanto è l’unico in Europa centrato sulla realtà europea. Mi fa piacere sottolineare che quando parliamo di premio Strega europeo abbiamo come punto di riferimento non l’Europa dei trattati ma l’Europa della storia e dei popoli. Quest’anno, per esempio, abbiamo per la prima volta selezionato un libro di un autore russo Mikhail Shishkin anche se è un autore che da molti anni vive al di fuori della Russia perché è in polemica con il regime di Putin. In sostanza ci piace tenere viva quest’idea allargata di Europa che comprende anche la Russia: quale scrittore europeo non si è nutrito di letture della narrativa russa del Novecento o del secolo precedente?

Il premio Strega inoltre cerca di raggiungere anche i più giovani attraverso due premi dedicati a loro in un contesto dove rimane quel luogo comune dei ragazzi che non leggono, luogo comune che però viene smentito dalle oltre 2,4 milioni di copie di libri per bambini e ragazzi che sono state comprate nel 2021 da genitori e famiglie secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione Italiana Editori. Lo stesso direttore Petrocchi sottolinea come: “È vero che l’editoria per ragazzi è un segmento in crescita costante a differenza di altri settori dell’editoria ed è anche vero, ed è bene sottolinearlo, che i ragazzi di oggi leggono di più rispetto ai ragazzi di ieri e quindi è un luogo comune che ci porta per esempio a fare un altro errore di prospettiva ovvero a pensare che il mondo digitale distragga dalla lettura: in realtà nei Paesi dove c’è più consumo digitale si legge molto di più rispetto all’Italia come nei Paesi scandinavi, in Canada, in Giappone… Paesi dove non esiste quel divario digitale che ancora pesa sulla società italiana.” Sull’incentivo e lo stimolo alla lettura però: ”Il ruolo principale spetta al mondo della scuola. Dobbiamo decidere se il fatto che i ragazzi leggano molto sia dovuto alla sollecitazione che ricevono dal mondo della scuola oppure se il fatto che dopo non leggano più come leggevano da studenti dipende dal fatto che la scuola non li ha sollecitati nel modo giusto”.

Passando per la dozzina dei libri candidati al Premio Strega 2022, il direttore della Fondazione Bellonci ci tiene ad evidenziare come: “Il nostro compito è quello di promuovere la lettura di buoni libri, ci accontentiamo di questo e francamente non ci sembra neanche un’impresa da poco. Quella di quest’anno è come sempre una dozzina molto varia che offre un ventaglio di soluzioni narrative, stilistiche e tematiche molto ampie come è giusto che sia per rappresentare tutto quello che va a tradurre la narrativa italiana contemporanea. Ci sono anche alcune cose che ricorrono nei libri di quest’anno: l’idea di una generazione tra i 20 e i 30 anni che spesso trova il proprio completamento non Italia ma fuori andando a Madrid o a Berlino, capitali che ritornano in molte di queste storie, oppure ci sono delle figure femminili estremamente interessanti che si raccontano in modo non consueto utilizzando lo strumento dell’ironia se non proprio della comicità e c’è anche un grande ventaglio di generazioni tra giovani e meno giovani, tra autori noti e meno noti, tra scrittori al primo libro e scrittori di lungo corso. Credo che la dozzina debba rappresentare una grande varietà in modo che ogni lettore possa trovare all’interno dei libri proposti quello che è il proprio libro”.

Insomma, in una società come la nostra, il libro e la lettura restano degli elementi importanti e: ”Lo abbiamo visto durante la pandemia dove gli italiani hanno letto di più di quanto non facessero prima e lo hanno fatto per due motivi: intanto per capire a fondo quello che stava succedendo in una situazione che nessuno di noi aveva mai vissuto prima e anche per evadere da quella stessa situazione, per trovare un momento di svago. Niente come un libro, come una storia ti porta via dal luogo e dal momento in cui sei per trasportarti in un secolo diverso, in un tempo diverso, in una vita diversa. Ecco i libri ci servono per entrambe le cose”.

Partecipa alla discussione

Marta De Vivo

Classe 2001, blogger e appassionata di politica

Paolo Di Falco

18 anni, di Siracusa. Ho creato La Politica Del Popolo, un sito di news gestito da giovani.