Petrolio: è tonfo, prezzo sotto i 40 dollari al barile. Cosa aspettarsi?

Petrolio in focus dopo la notizia della positività di Trump: le quotazioni scendono al di sotto dei 40 dollari al barile.

Petrolio: è tonfo, prezzo sotto i 40 dollari al barile. Cosa aspettarsi?

Il petrolio crolla, travolto dalla notizia della positività di Trump al coronavirus che ha scatenato un ampio movimento al ribasso nei mercati finanziari.

Le quotazioni del WTI e del Brent continuano a perdere terreno, con ribassi che hanno registrato anche picchi di oltre il 3%.

La novità del contagio del presidente USA ha gettato nuove ombre sulle prospettive di una ripresa economica globale. Il prezzo del petrolio, già in caduta in queste settimane, ha subito ulteriori effetti.

Prezzo del petrolio in forte ribasso: che succede?

Quotazioni del greggio deboli nella mattinata di venerdì 2 ottobre. Al momento in cui si scrive il petrolio WTI sta cedendo il 2,30% con prezzo scivolato a 37,83 dollari al barile, mentre il Brent sta arretrando del 2,42% a 39,94 dollari.

Il tutto, in uno scenario già in bilico per il greggio, che continua a stimare una ripresa della domanda lenta a causa del peggioramento epidemiologico in alcune parti del mondo (come l’Europa) e delle relative incertezze economiche.

Come sottolineato da Vandana Hari, fondatore di Vanda Insights a Singapore a Bloomberg, la novità di Trump, l’andamento del coronavirus e la battuta d’arresto sul pacchetto di stimolo degli Stati Uniti, sono allarmi che ricordano quanto l’economia globale sia ancora molto instabile e debole.

In sintesi, per quanto riguarda il fronte petrolio: “Ciò che scaturisce da tutto questo è la consapevolezza che c’è più offerta in arrivo sul mercato proprio mentre la crescita della domanda si sta indebolendo”.

Petrolio: cosa aspettarsi?

I prezzi del petrolio si stanno dirigendo verso la loro quarta perdita settimanale su cinque, tra i segnali che la domanda si è stabilizzata ben al di sotto dei livelli pre-COVID.

Gli acquisti cinesi si sono arrestati negli ultimi mesi dopo un balzo all’inizio dell’anno e c’è ancora un grande eccesso di scorte in tutto il mondo, mentre le raffinerie stanno lottando con la crescente abbondanza di diesel e carburante destinati al settore aereo.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno ridotto la produzione di petrolio al minimo rispetto agli ultimi due anni, compensando l’aumento delle esportazioni dell’Arabia Saudita e la produzione aggiunta da Venezuela, Libia e Iran. L’Iraq ha anche affermato di rimanere impegnato nei tagli dell’OPEC +, compresi i freni extra per compensare la precedente sovrapproduzione.

La preoccupazione per l’eccesso di offerta del petrolio sulle prospettive di domanda resta molto alta in questo contesto così instabile.

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