Giornata della Memoria: il progetto shock dell’artista israeliano

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Giornata della memoria: ecco il progetto shock di Shahak Shapira, un artista israeliano, sulle foto scattate dai turisti al Memoriale dell’Olocausto.

Turisti che, in visita al Memoriale dell’Olocausto, decidono di scattarsi selfie in posizioni divertenti e con facce buffe.
Ed oggi, nella Giornata della Memoria, ci si potrebbe domandare più che mai che senso abbia ricordare in un solo giorno per dimenticare in tutti gli altri.

Dietro l’opera di un artista israeliano di nome Shahak Shapira c’è proprio questa volontà: quella di aiutare a ricordare che certi luoghi portano con sé una memoria a prescindere dalla ricorrenza.

Proprio per questo motivo, l’artista israeliano di 28 anni, emigrato in Germania quando aveva 14 anni, ha deciso di prendere queste foto e di ambientarle all’interno di un campo di concentramento o in scene tratte dalla Shoa.

Alla vista possono risultare sgradevoli e danno una scossa forte alla coscienza, ma l’intento era proprio questo, come lo sarebbe quello delle 2711 stele di Cora-Berliner Strasse: quello di ricordare quanto possa essere stata cruenta la Shoa, con le sue sei milioni di vittime.

Il progetto shock, dunque, nasce con la volontà precisa di evidenziare quanto quelle stesse pose e quelle stesse facce potrebbero essere inadeguate se contestualizzate all’interno dell’evento che richiama il luogo in cui sono state scattate.

Il nome della pagina creata da Shapira è Yolocaust, crasi del termine Holocaust e Yolo, un’espressione usata fra i giovani che sta per «si vive una volta sola» (You Only Live Once), proprio per sottolineare l’ossimoro e il senso di straniamento che deriva da certi comportamenti tenuti in determinati posti.

L’artista ha utilizzato le foto senza il consenso delle persone ritratte, ma ha lasciata aperta la possibilità di chiederne la rimozione, cosa avvenuta in un solo caso in cui la persona in questione ha detto di aver capito l’errore e che si vergognava troppo.