È un luglio pieno di tensioni quello che stanno vivendo gli operatori finanziari sui vari asset di riferimento. L’azionariato italiano resta sui massimi e ancora ingabbiato in una trading range che fatica a prendere direzione: al rialzo o al ribasso?
L’obbligazionario, invece, sembra relativamente più chiaro nelle intenzioni. Ossia rendimenti in discesa sul tratto medio-corto della yield curve, e ritorni più alti sulle lunghissime scadenze. Anzi, più distante è il rimborso e più bassa la cedola nominale annua, e più convinte sono le vendite a beneficio degli yield. Tra le emissioni extra-MEF, invece, ecco un bond sovrano rating AA che rende l’1,1% annuo in più del 3,57% del BTP 10y.
BTP a 10 anni contro i Gilt inglesi pari durata
Consideriamo uno dei timeframe più seguiti, il decennale. Bene, meno di due anni fa il BTP sfiorava il 5% di effettivo a scadenza, mentre da settimane oscilla suppergiù in area 3,5%. Una differenza non proprio di “lieve entità”: su 100mila € investiti, per esempio, sarebbero quasi 1.500 € annui lordi in meno, mica noccioline. Il discorso assume ancora più rilevanza su un decennio, con un quasi 15% lordo complessivo in meno a parità di tempo, di rating ed emittente. Anzi, a dirla proprio tutta c’è che all’epoca (ottobre 2023) l’emittente aveva decine di mld di euro di debito in meno rispetto a oggi.
Fuori dai confini nazionali, l’Eurozona è caratterizzata da uno spread bassissimo tra i vari Stati e rispetto ai benchmark. Il BTP 10 y viaggia con uno scarto di 85-90 basis rispetto al Bund tedesco, con il BTP benchmark al 3,54% di rendimento. In sintesi, la Germania e pochi altri Stati sono sotto quota 3% di effettivo lordo a scadenza, e tutti gli altri tra il 3 e il 4%, bond MEF inclusi.
Tra gli emittenti sovrani a forte rating che pagano over 4% a 10 anni troviamo invece gli USA e il Regno Unito. Oltreoceano i fattori che tengono alti e “ballerini” i rendimenti dei Treasury non mancano. L’economia (PIL e occupazione) è forte, l’inflazione è in salute e poi ecco la minaccia dazi e la diatriba Trump-FED sul tira-e-molla sul taglio dei tassi. In Europa, invece, il Gilt inglese è saldamente sopra la soglia del 4,5, in area 4,65% per la precisione.
In termini di raffronti diretti, lo yield del BTP 10y ha chiuso l’ottava a 3,576% contro il 4,673% del Gilt stesso timeframe (fonte: Investing).
Investire a 10 anni sul BTP e sul Gilt in sterline inglesi
Consideriamo un bond emesso dal Governo di Sua Maestà e vediamo quanto rende nei numeri e a quali “condizioni economiche”. L’Uk Tf 0,625% Lg35 Gbp è un titolo sovrano con matricola ISIN GB00BMGR2916 nato a settembre del 2023 e con data scadenza al 31/07/2035, tra 10 anni esatti. Il tasso cedolare su base annua è lo 0,625%, lo 0,3125% lordo semestrale (0,2734% netto). Ovviamente cedole e capitale sono denominati in sterline inglesi, la moneta avente corso legale nel Regno Unito.
Se la cedola lascia a desiderare, a invertire le considerazioni ci pensa lo yield grazie ai corsi sotto cento. Al termine della scorsa ottava il prezzo di riferimento è stato di 67,70 Gbp, per un rendimento effettivo a scadenza del 4,76% lordo (dati: Borsa Italiana). Al cambio attuale €/£ di 0,8671 vuol dire che servono circa 1.153 € più commissioni per sottoscrivere 1.000 Gbp di debito nominale.
Infine, i valori minimo e massimo dell’anno dell’Uk Tf 0,625% sono stati a 64,90 e a 69,87, mentre la duration modificata è intermedia e pari al 9,17.
Di contro il BTP Fx 3.65% scadenza 1° agosto 2035 (codice ISIN: IT0005631590) non espone a nessun rischio di cambio. Tuttavia venerdì scorso ha chiuso a 101,12 per uno yield a scadenza del 3,55%. Uno scarto di circa il 12% lordo complessivo rispetto al Gilt pari durata, ma non di emittente e di valuta.
Ecco un bond sovrano rating AA che rende l’1,1% annuo in più del 3,57% del BTP 10y
Eppure il rating UK è migliore di quello nazionale composto da una doppia A per le tre principali agenzie di rating, contro la sfilza di B del giudizio sul debito tricolore.
Quanto alla valuta, la sterlina resta una moneta forte sul palcoscenico mondiale ma per l’investitore nazionale ciò che conta è il cambio a scadenza o al tempo della rivendita. Secondo l’Agenzia di Previsione Economica ad agosto 2029 (la massima previsione disponibile) il cross sarebbe racchiuso nel range 0,863-0,889, quasi stabile o in leggero recupero per l’€.
Tuttavia, c’è che si tratta di previsioni e non di certezze e perdipiù a una data a circa metà della vita residua del bond. E a naturale scadenza invece? E ancora, e se il cross dovesse discostarsi di tanto dai livelli attuali? In questo caso tutto dipenderà dai valori effettivi a quelle date. Se tra 10 ani dovesse portarsi a 0,7, per esempio, il ritorno effettivo sarebbe molto più ricco dell’attuale grazie all’extra contributo della forte sterlina a scadenza. Se invece dovesse portarsi a ridosso della parità con l’euro allora ci sarebbe da compensare la perdita da cambio con il ritorno effettivo attuale.
Ad ogni modo si tratta di un prodotto che presuppone notevole propensione al rischio e buona preparazione di base. Più adatto, quindi, ai portafogli “evoluti” che cercano fronti di diversificazione di tipo valutaria e/o emittente e/o grado di rischio.