Ecco come le guerre aumentano le minacce informatiche

Alberto De Pasquale

18/10/2024

I conflitti in Ucraina e Medio Oriente rendono pubbliche amministrazioni e imprese bersagli del cyberattivismo: in un anno attacchi in crescita del 625%.

Ecco come le guerre aumentano le minacce informatiche

In parallelo alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente crescono le minacce informatiche e l’Italia è tra i principali bersagli in Europa.

Negli ultimi tempi l’attenzione è alta soprattutto sugli attacchi DDoS, che colpiscono i sistemi delle pubbliche amministrazioni, ma anche di aziende private attive in settori delicati come le telecomunicazioni, i trasporti e i servizi finanziari.

Mentre il tema della sicurezza informatica è sempre di attualità, con la cronaca che racconta le storie del giovane hacker siciliano accusato di aver violato i server del Ministero della Giustizia o del bancario che avrebbe spiato conti correnti illustri, la forte crescita degli attacchi di tipo DDoS è emersa chiaramente dall’ultima Relazione annuale sul monitoraggio effettuato dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Il 2023 è stato un anno all’insegna di un «notevole incremento» delle attività svolte, in risposta a un generale aumento delle minacce informatiche osservate. Minacce su cui arrivano nuove conferme anche dagli ultimi aggiornamenti mensili forniti dalla stessa Agenzia nel corso del 2024.

Tutti i numeri dei principali indicatori legati ai rischi informatici sono in crescita. Partiamo dagli “eventi cyber”, intesi come casi di interesse a danno di almeno un ente o azienda di rilevanza nazionale, per il quale il CSIRT (Computer Security Incident Response Team), ossia l’articolazione tecnico-operativa dell’Agenzia, dirama alert o fornisce sostegno ai soggetti colpiti.

Nel 2023 gli eventi cyber osservati dall’Agenzia sono stati 1.411, circa il 29% in più rispetto a quelli del 2022 (1.094). A crescere, però, oltre alle osservazioni, sono stati anche gli “incidenti”, ossia gli eventi cyber che da semplice minaccia o tentativo di intrusione si sono tradotti in azioni, confermate dalla vittima stessa, che hanno avuto un impatto concreto su confidenzialità, integrità o disponibilità delle informazioni. Nel 2023 gli incidenti cyber rilevati dall’Agenzia sono stati 303, in crescita del 140% rispetto al 2022 (quando erano stati 126).

A contribuire significativamente al totale degli eventi cyber segnalati ci sono proprio gli attacchi DDoS, acronimo di Distributed Denial of Service, finalizzati a colpire i sistemi informatici di istituzioni o imprese facendone esaurire deliberatamente le risorse per renderli inutilizzabili. Il contesto geopolitico li rende sempre più osservati speciali: gli attacchi DDoS, infatti, sono la modalità più diffusa con cui colpiscono i cyberattivisti, ossia i gruppi che sostengono le cause di una delle parti in conflitto attraverso dimostrazioni in ambito informatico che, spesso, consistono nel modificare pagine web inserendo messaggi di rivendicazione.

Fino a poco tempo fa gli attacchi informatici di questo tipo erano del tutto irrilevanti in Italia: nel 2022 erano stati appena 44 gli eventi DDoS gestiti dall’Agenzia, mentre nel 2023 sono stati 319, in aumento del 625%. L’avanzata degli attacchi di tipo DDoS sta continuando anche quest’anno, come emerge dal monitoraggio mensile compiuto dal CSIRT. Solo da gennaio ad agosto 2024 sono stati rivendicati 226 attacchi DDoS contro bersagli italiani, senza contare che a maggio di quest’anno l’Italia è stato il primo paese in Europa e il quarto al mondo per numero di rivendicazioni.

Tornando al 2023, dei 319 attacchi DDoS ne sono stati rivendicati 263, di cui 248 ad opera di collettivi filorussi e 15 da un gruppo filopalestinese. Le principali vittime degli attacchi DDoS sono le pubbliche amministrazioni centrali e le aziende del settore dei trasporti e dei servizi finanziari: al 65% gli attacchi sono subiti da soggetti privati, per il 35% da enti pubblici.