Auto aziendali: come Renzi sta facendo campagna elettorale sulla pelle del governo

Un retroscena svelato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri fa capire quale sia la tattica messa in atto da Matteo Renzi: Italia Viva ha picchiato duro sull’aumento delle tasse per le auto aziendale, ma la proposta era stata fatta dal proprio deputato Luigi Marattin.

Auto aziendali: come Renzi sta facendo campagna elettorale sulla pelle del governo

Se l’indiscrezione non dovesse essere smentita dai diretti interessati, allora ci troveremmo di fronte a un fatto molto grave con un partito politico facente parte della maggioranza che sta giocando sporco con il proprio governo.

Protagonisti di questa vicenda sono Matteo Renzi, il suo fedelissimo Luigi Marattin, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e la tanto discussa tassa sulle auto aziendali, prima prevista nella legge di Bilancio 2020 e ora cancellata.

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Appena nei giorni scorsi venne fuori che il governo aveva inserito nella manovra una norma che prevedeva un marcato aumento della tassazione per alcune tipologie di auto aziendali, subito da parte di Italia Viva ci fu una levati di scudi con tanto di raccolta firme per cancellare il rincaro.

Dopo che l’aumento alla fine è stato cancellato, ecco Matteo Renzi dichiarare con toni entusiastici come “la tassa sulle auto aziendali non ci sarà, Italia Viva è nata per risolvere i problemi”, gongolando poi con ogni probabilità sui numeri snocciolati dagli ultimi sondaggi che vedrebbero il suo nuovo partito in crescita.

Adesso però Repubblica riporta una indiscrezione che sarebbe stata rivelata dal ministro Roberto Gualtieri durante l’ultimo vertice del PD: a proporre l’aumento della tassazione sulle auto aziendali sarebbero stati la grillina Laura Castelli e Luigi Marattin, ovvero lo sherpa di Matteo Renzi che per conto di Italia Viva sta seguendo le trattative in merito alla legge di Bilancio.

Renzi, Italia Viva e le auto aziendali

La tattica non è di certo originale visto che sembrerebbe essere copiata da quella messa in atto da Matteo Salvini durante i quindici mesi del governo gialloverde, ma questa volta ci sarebbe qualcosa di diverso dal cercare di recitare il ruolo del bastian contrario all’interno della maggioranza.

Se non dovessero arrivare smentite o prese di distanze, qui sembrerebbe che ci sia un preciso disegno per indebolire l’esecutivo allo scopo di garantirsi visibilità mediatica e guadagnare punti percentuali nei sondaggi.

Avete presente la norma sulle auto aziendali? È stato Marattin a chiedermela - avrebbe confidato il ministro Gualtieri agli esponenti dem - Gli ho detto ok e dopo poche ore non solo la mette in discussione ma sul sito di Italia Viva si sono messi a raccogliere le firme per cancellarla”.

A meno che quanto riportato da Repubblica non sia veritiero, il fatto sarebbe molto grave. Luigi Marattin è un ex deputato del PD fedelissimo di Matteo Renzi, passato ora con Italia Viva dopo la scissione decisa dall’ex premier.

Dopo essere stato a lungo in ballo per un ruolo nel governo alla fine però ne è rimasto fuori, ma adesso per conto di Italia Viva sta partecipando ai tavoli di trattativa in merito alla legge di Bilancio.

Secondo Gualtieri quindi sarebbero stati lui e la Castelli, la pentastellata non ha mai fatto mistero di questo, a proporre l’aumento della tassazione per alcune tipologie di auto aziendali, misura ora cestinata.

Campagna elettorale permanente

Stop alle tasse sulle auto aziendali” aveva però subito invocato Renzi come appresa la notizia dell’aumento, con Italia Viva che ha anche iniziato una raccolta firme per poi intestarsi i meriti della cancellazione.

Le cose qui sono due. O Marattin ha proposto l’aumento a Gualtieri senza l’avallo del proprio partito, oppure Italia Viva ha cambiato idea un secondo dopo aver proposto l’aumento. In entrambi i casi, sarebbe stato doveroso un mea culpa e una precisazione.

A essere maligni si potrebbe però pensare anche a un’altra ipotesi. Ovvero che il tutto sia stata una precisa tattica per attaccare il governo, innalzandosi a paladini della lotta alle tasse a mo’ di baluardi all’interno della maggioranza.

Se non dovessero arrivare chiarimenti a riguardo, il tutto potrebbe apparire come una mossa da campagna elettorale permanente tutta sulla pelle di un governo che è stato fortemente voluto da un Matteo Renzi che, aprendo con un colpo di scena a un’alleanza con i 5 Stelle, ha evitato le urne trovando così il tempo per dar vita al suo nuovo partito e il modo per ritrovare le luci della ribalta politica.

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