Influenza: più vicino il vaccino universale

Roma, 18 ott. (Adnkronos Salute) - E’ un malanno stagionale che ogni anno provoca vittime in tutto il mondo. Se i primi casi di influenza sono stati isolati ormai anche in Italia, ed è partita la campagna di vaccinazione, i vaccini sono protettivi solo se ben abbinati ai ceppi circolanti nella popolazione. Ora un team guidato da ricercatori della Icahn School of Medicine del Mount Sinai Hospital afferma di aver fatto passi avanti verso il sogno dei virologi: un vaccino antinfluenzale universale. Il tutto grazie ad un nuovo approccio sviluppato ad hoc, che sfrutta una parte di una proteina presente sulla superficie dei virus influenzali.

Al centro dello studio l’emoagglutinina, che guida il virus nelle cellule ospiti, spiegano i ricercatori su ’The Lancet Infectious Diseases’. L’emoagglutinina è composta da una «testa» (variabile) e una «coda» (varia di meno da ceppo a ceppo). Pertanto il team di scienziati guidati da Peter Palese, ha concentrato gli sforzi nello sviluppo di un vaccino contro la coda di questa proteina. Lo studio, condotto in collaborazione con Path, un’organizzazione no profit internazionale, Cincinnati Children’s Hospital Medical Center, Duke Early Phase Clinical Research Unit e Università di Chicago, ha richiesto la sperimentazione di diversi regimi di vaccinazione basati sull’emoagglutinina chimerica, per vedere se avrebbero indotto anticorpi che offrono un’ampia protezione contro le infezioni da virus influenzali.

Il gruppo di ricercatori ha esaminato nel trial diversi potenziali vaccini e anche un adiuvante, un ingrediente che aumenta l’efficacia dei vaccini, faceva parte del processo di test. I risultati sono giudicati molto promettenti dagli scienziati, e anche la formulazione inattivata abbinata all’adiuvante ha indotto una risposta molto forte. Dunque questo approccio potrebbe essere quello giusto per la messa a punto di un vaccino universale contro l’influenza, in grado di proteggere contro tutti i cappi circolanti. Ma quelli pubblicati ora sono solo i primi dati: lo studio, concludono gli autori, sarà completato per la fine del 2019.

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salute